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Quando non può essere revocata la donazione?

19 Maggio 2022
Quando non può essere revocata la donazione?

Chi e quando può contestare la donazione: quali sono i termini e dopo quanto tempo la donazione diventa definitiva. 

La donazione è irrevocabile. Ma ci sono dei casi eccezionali in cui, tanto il donante quanto i suoi familiari più stretti o chiunque altro possa esservi interessato a far valere un’eventuale nullità, può comunque contestarla. Per stabilire quando non può essere revocata la donazione è bene sapere che ciascuna di queste azioni può essere esercitata solo entro un predefinito arco temporale. Pertanto, il più delle volte (salvo solo alcune eccezioni), basterà attendere che “scada” tale tempo per poter affermare che la donazione è definitiva e non più impugnabile. 

Buona regola vuole che, prima di scoprire quando non può essere revocata la donazione, si conoscano invece le cause che consentono di contestarla. Ma procediamo con ordine.

Quando la donazione può essere revocata

Il donante può revocare la donazione per ingratitudine del donatario o per sopravvenienza di figli.

L’ingratitudine si verifica quando il donatario commette dei reati particolarmente gravi contro il donante o i suoi stretti familiari, oppure quando manifesta una grave avversione nei suoi confronti, tanto da manifestare un sentimento di disprezzo e odio, e tale comportamento è percepibile in pubblico (è la cosiddetta grave ingiuria).

La revoca può avvenire anche quando il donatario non ha prestato gli alimenti al donante nel momento in cui questi si sia trovato in una grave difficoltà economica tanto da pregiudicarne la stessa sopravvivenza.

Quanto invece alla sopravvenienza di figli, deve risultare che il donante, nel momento in cui ha concluso la donazione, non sapeva di avere dei figli o che questi sarebbero nati successivamente.

Se vuoi sapere di più di questi aspetti leggi l’articolo Revoca della donazione per ingratitudine. 

Come dicevamo all’inizio, gran parte delle azioni in tribunale devono essere esperite entro un termine di decadenza. E la domanda al giudice per ottenere la revoca per ingratitudine deve essere proposta, dal donante contro il donatario, entro un anno dal giorno in cui il primo è venuto a conoscenza del fatto che consente la revocazione.

Quando la donazione è nulla

La donazione deve avvenire con atto notarile, in presenza di due testimoni, diversamente è nulla. La nullità può essere fatta valere in qualsiasi momento (non sono infatti previsti termini di decadenza). L’azione può essere intrapresa non solo dal donante, ma da chiunque altro vi abbia interesse (quindi anche i suoi familiari, gli eredi e così via).

Solo la donazione di modico valore – quella cioè che, in relazione alle concrete condizioni economiche delle parti, non impoverisca eccessivamente il donante e non comporti un grosso arricchimento per il donatario – non necessita del notaio e pertanto può essere fatta con la diretta consegna del bene. Essa quindi non potrà essere mai contestata da nessuno.

Quando la donazione è revocabile

La donazione fatta da un soggetto che stia sfuggendo ai creditori può essere revocata entro cinque anni da quando è stata compiuta. L’azione revocatoria è tuttavia subordinata al fatto che il donante, all’esito della cessione del bene, sia rimasto sostanzialmente privo di altri beni utilmente pignorabili dai suoi creditori. 

Nel primo anno dalla donazione, il creditore non ha neanche bisogno dell’azione revocatoria se iscrive il pignoramento nei registri immobiliari, potendo direttamente pignorare il bene in capo al donatario.

A poter esercitare l’azione revocatoria sono solo i creditori sorti prima della donazione e non quelli successivi ad essa.

Quando si può contestare la finta vendita

Spesso, si simula una vendita per nascondere una donazione, in modo da renderla più difficilmente contestabile da parte di eredi e creditori. In tal caso, il termine per l’azione di simulazione è di 10 anni dalla donazione, dopo i quali la donazione diventa definitiva. 

Quando la donazione può essere contestata dagli eredi

Gli eredi legittimari, ossia il coniuge e i figli del defunto (o, in assenza dei figli, i genitori), possono contestare la donazione se, con questa, il donante ha inteso ledere le loro quote di legittima, quella parte cioè del suo patrimonio che deve per forza andare ai familiari più stretti. 

Per intraprendere l’azione di riduzione – tale è il nome della causa che gli eredi legittimari possono intraprendere – deve essere esperita entro 10 anni dal decesso del donante (non può essere intrapresa invece finché questi è ancora in vita).

Se il donante ha venduto il bene a terzi, gli eredi possono esercitare l’azione di restituzione, volta cioè a riprendersi il bene dall’acquirente, se non sono decorsi 20 anni dal rogito della donazione.

In ogni caso, gli eredi legittimari non possono dirsi lesi se le rispettive quote di legittima sono state soddisfatte anch’esse con atti di donazione fatti dal de cuius quando ancora era in vita. 

Quando non può essere revocata la donazione?

Alla luce di quanto abbiamo appena detto possiamo così concludere che una donazione non può essere revocata se:

  • fatta con atto notarile laddove sia di modico valore;
  • eseguita senza voler frodare i creditori o comunque prima della nascita del debito; 
  • non venga simulata con una finta vendita;
  • non pregiudichi le quote di legittima degli eredi legittimari;
  • il donatario ha prestato gli alimenti al donante, se necessario;
  • il donatario non si è reso colpevole di grave ingiuria verso il donante;
  • il donatario non ha commesso reati gravi contro il donante o i suoi congiunti;
  • il donatario non ha avuto (o scoperto) figli dopo la donazione.

In ogni caso, anche se sussistano tali condizioni, la donazione non può più essere revocata:

  • dai creditori, dopo 5 anni dalla donazione stessa;
  • dagli eredi, dopo 10 anni dalla morte del defunto se l’azione viene intrapresa contro il donatario;
  • dagli eredi, dopo 20 anni dalla donazione se l’azione viene intrapresa contro l’acquirente del donatario.


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