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Autovelox al lato della strada: quando è illegittimo

19 Maggio 2022 | Autore:
Autovelox al lato della strada: quando è illegittimo

Le regole di posizionamento degli apparecchi rilevatori della velocità variano in relazione al tipo di strada e alla larghezza della banchina.

Gli autovelox non possono essere disseminati ovunque sulle strade italiane. Ci sono precise regole di posizionamento per tutti gli apparecchi di rilevazione elettronica della velocità. In alcuni casi, occorrono anche delle autorizzazioni amministrative che la Polizia deve ottenere per installare i dispositivi, sia fissi sia mobili. Se queste regole non vengono rispettate, l’autovelox è illegittimo; perciò la multa è invalida e può essere annullata ricorrendo al giudice di Pace o al Prefetto del luogo.

In questo articolo ti spiegheremo quando è illegittimo l’autovelox al lato della strada. La cosa più interessante è che neppure il provvedimento amministrativo che autorizza l’installazione – di solito c’è un decreto del Prefetto – può sanare il vizio originario, che sussiste se la strada non presenta alcune caratteristiche minime. Così il giudice che rileva la mancanza dei requisiti previsti dal Codice della strada può «disapplicare» l’atto amministrativo, cioè non tenerne conto, e dunque annullare la multa, com’è accaduto in un recente caso deciso dalla Corte di Cassazione [1].

Tutto dipende dal tipo di strada (esiste una classificazione), dalla presenza o meno del decreto prefettizio e, infine, dall’effettiva larghezza della piazzola di sosta, o banchina laterale, su cui l’autovelox è collocato. Ora procediamo con ordine ed esaminiamo uno per uno questi elementi, per arrivare a capire quando è illegittimo l’autovelox al lato della strada.

Autovelox nascosto: è legittimo?

Partiamo da un presupposto fondamentale: gli autovelox nascosti, cioè non debitamente segnalati e “infrattati” in varie maniere per renderli invisibili, sono illegittimi. Infatti l’art. 142, comma 6 bis, del Codice della strada, dispone che: «Le postazioni di controllo sulla rete stradale per il rilevamento della velocità devono essere preventivamente segnalate e ben visibili, ricorrendo all’impiego di cartelli o di dispositivi di segnalazione luminosi».

In base al principio di trasparenza che deve presiedere all’operato delle Pubbliche Amministrazioni, i conducenti hanno il diritto di sapere in anticipo su quali tratti stradali sono posizionati gli autovelox, che servono a garantire la sicurezza della circolazione stradale e non a sorprendere all’improvviso gli automobilisti in eccesso di velocità. Perciò, l’autovelox non visibile è illegittimo a prescindere dal tipo di strada su cui è collocato.

Su quali strade può esserci l’autovelox?

L’art. 2 del Codice della strada distingue le strade italiane in relazione alla loro tipologia. Possono esserci:

  • autostrade;
  • strade extraurbane principali;
  • strade extraurbane secondarie;
  • strade urbane di scorrimento;
  • strade urbane di quartiere (comprese le ciclabili);
  • strade locali (compresi gli itinerari ciclopedonali).

Sui tratti autostradali e sulle strade extraurbane principali l’autovelox può essere messo in qualsiasi punto, a condizione che sia preceduto dal cartello di presegnalazione recante la scritta «controllo elettronico della velocità». Non è necessario che la postazione sia costantemente presidiata dalla polizia, quindi l’apparecchio può funzionare anche in assenza degli agenti.

Sulle strade extraurbane secondarie e sulle strade urbane di scorrimento, invece, l’installazione dell’autovelox richiede un decreto di autorizzazione emesso dal Prefetto, che indica i punti dove l’apparecchio può essere collocato e rilevare le infrazioni in automatico (specificando se su uno solo o su entrambi i lati della strada); altrimenti è necessaria la presenza della pattuglia per fermare nell’immediatezza l’automobilista colto in eccesso di velocità.

In altre parole, il decreto prefettizio è indispensabile per autorizzare la contestazione differita della violazione, che si differenzia dalla contestazione immediata perché in questo caso il verbale che arriva successivamente al domicilio dell’intestatario del veicolo (per essere valida, la contestazione deve essere notificata entro 90 giorni dalla data di accertamento della violazione).

Autovelox sulla banchina laterale

Per motivi di praticità molti autovelox, specialmente quelli in postazione mobile, vengono piazzati sulla banchina laterale, in modo da non invadere la sede stradale ostacolando la circolazione dei veicoli. Ma per poter qualificare una strada come urbana a scorrimento – che, come abbiamo visto, richiede il decreto prefettizio per l’autovelox – è necessaria la presenza della banchina. Lo stabilisce espressamente l’art. 2 del Codice quando precisa che la strada urbana a scorrimento è una «strada a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, ed una eventuale corsia riservata ai mezzi pubblici, banchina pavimentata a destra e marciapiedi, con le eventuali intersezioni a raso semaforizzate; per la sosta sono previste apposite aree o fasce laterali esterne alla carreggiata, entrambe con immissioni ed uscite concentrate».

Così proprio la banchina diventa un elemento essenziale ai fini della legittimità dell’autovelox: indagare sulla sua presenza e sulle sue caratteristiche serve per capire se in quel punto occorre il decreto del Prefetto ed anche per stabilire se tale provvedimento amministrativo, quando è stato rilasciato, è legittimo in relazione a quel tipo di strada. L’art. 3 del Codice della strada definisce la banchina e ne precisa le caratteristiche: al di là della definizione tecnica, possiamo dire che la banchina è uno spazio laterale ed eventuale della strada, che si trova al margine destro, oltre la linea bianca continua che delimita la carreggiata, e può avere varie funzioni, dal transito pedonale alla sosta di emergenza.

Multa autovelox a lato strada senza banchina: quando è nulla?

La banchina, per essere qualificata tale, deve essere larga almeno un metro (ne abbiamo parlato in “Quanto deve essere larga una banchina stradale?“). Ecco perché, secondo la nuova ordinanza della Corte di Cassazione, che riportiamo per esteso al termine di questo articolo [1], se la banchina manca, o se è troppo stretta, la strada non può essere qualificata come «strada urbana di scorrimento» e dunque l’autovelox collocato ai margini della carreggiata di una strada senza banchina, o con banchina troppo stretta, è illegittimo anche se esiste il decreto prefettizio che lo autorizza.

La Suprema Corte sottolinea che «è illegittimo, e può essere disapplicato nel giudizio di opposizione a sanzione amministrativa, il provvedimento prefettizio che abbia autorizzato l’installazione dell’autovelox in una strada urbana che non abbia» quelle «caratteristiche minime». In altre parole, neppure il decreto del Prefetto può sanare il vizio originario, consistente nell’aver posizionato l’autovelox su un tipo di strada che non lo consentiva. La conseguenza obbligata è che – come già aveva affermato la giurisprudenza precedente – la multa è nulla se la strada è senza banchina.


note

[1] Cass. ord. n. 15827 del 17.05.2022.

Cass. civ., sez. VI – 2, ord., 17 maggio 2022, n. 15827
Presidente Bertuzzi – Relatore Dongiacomo

Fatti di causa

1.1. Il tribunale, con la pronuncia in epigrafe, ha confermato la sentenza con la quale il giudice di pace aveva accolto l’opposizione proposta da M.F. avverso il verbale con il quale, nel 2017, la Polizia Municipale aveva accertato, a mezzo di dispositivo di cui al D.L. n. 121 del 2002, art. 4, che lo stesso, in violazione dell’art. 142 C.d.S., comma 8, circolava superando la velocità massima consentita nel tratto di strada, pari a 50 km/h.
1.2. Il tribunale, in particolare, dopo aver evidenziato, in fatto, che la strada in questione, nel tratto sul quale è collocato l’autovelox, presenta, come emerge dalle foto, una fascia non idonea a consentire la sosta di emergenza secondo le necessità indicate dall’art. 157 del C.d.S., ha ritenuto che la stessa non poteva essere, per tale ragione, classificata, in violazione dell’art. 2 C.d.S., come “strada extraurbana di tipo C” per cui, disapplicato il decreto del prefetto di classificazione della stessa, il verbale di contestazione della sanzione doveva essere annullato.
1.3. L’Unione dei Comuni del Circondario dell’E. V., con ricorso notificato il 4/5/2021, ha chiesto, per un motivo, la cassazione della sentenza.
1.4. M.F. è rimasto intimato.

Ragioni della decisione

2.1. Con l’unico motivo articolato, il ricorrente, a norma
dell’art. 360 c.p.c., n. 3, ha lamentato la violazione e la falsa applicazione degli artt. 2,3,157,158 e 190 C.d.S., in relazione al D.L. n. 121 del 2002, art. 4, e agli artt. 200 e 201 C.d.S., censurando la sentenza impugnata nella parte in cui il tribunale ha ritenuto che la strada in questione, essendo priva di una fascia idonea a consentire la sosta di emergenza secondo le necessità indicate dall’art. 157 C.d.S., doveva essere classificata come strada urbana di scorrimento.
2.2. Il tribunale, però, così facendo, ha osservato il ricorrente, ha omesso di considerare che l’art. 3 C.d.S., non prevede affatto che la banchina sia funzionale alla sosta di emergenza, nè che la stessa deve avere una larghezza tale da consentire le soste di emergenza, dovendo essere, piuttosto, definita in relazione alla sua funzione ordinaria, e cioè la circolazione dei pedoni.
2.3. Il tratto di strada in questione, pertanto, ha tutte le caratteristiche funzionali e strutturali per essere classificata come strada extraurbana secondaria con la conseguente legittimità del decreto prefettizio che, a norma del D.L. n. 121 cit., art. 4, ha autorizzato l’installazione della postazione de qua.
3.1. Il motivo è infondato.
3.2. Questa Corte, in effetti, ha ritenuto che: – il provvedimento prefettizio di individuazione delle strade lungo le quali è possibile installare apparecchiature automatiche per il rilevamento della velocità senza obbligo di fermo immediato del conducente, previsto dal D.L. n. 121 del 2002, art. 4, può includere soltanto le strade del tipo imposto dalla legge mediante rinvio alla classificazione di cui all’art. 2 C.d.S., commi 2 e 3, e non altre; – tra gli elementi necessari per la qualificazione di una strada urbana come “di scorrimento” rientra la banchina in senso proprio, ovvero uno spazio all’interno della sede stradale, esterno rispetto alla carreggiata, destinato al passaggio dei pedoni o alla sosta di emergenza che, oltre a dover restare libero da ingombri, deve avere una larghezza tale da consentire l’assolvimento effettivo delle predette funzioni (Cass. n. 16622 del 2019); – è, pertanto, illegittimo, e può essere disapplicato nel giudizio di opposizione a sanzione amministrativa, il provvedimento prefettizio che abbia autorizzato l’installazione delle suddette apparecchiature in una strada urbana che non abbia le caratteristiche “minime” della “strada urbana di scorrimento”, in base alla definizione recata dal comma 2, lett. d), del citato art. 2 cit. codice (Cass. n. 5532 del 2017; Cass. n. 7872 del 2011).
3.3. Risulta, dunque, evidente che, alla luce dei rilievi esposti, una banchina non funzionale a consentire la sosta di emergenza (come quella che, nel caso in esame, il tribunale, con accertamento in fatto rimasto sul punto incensurato, ha rinvenuto nel tratto stradale in questione) non può considerarsi rispondente, in difetto di un elemento a tal fine essenziale, alle caratteristiche imposte dal codice della strada per la sua qualificazione come “strada urbana di scorrimento”.
4. Il ricorso, pertanto, dev’essere rigettato.
5. Nulla per le spese, in mancanza di attività difensiva da parte dell’intimato.
6. La Corte dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte così provvede: rigetta il ricorso; dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.


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