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Ecco perché l’Italia è il Paese più colpito dalla guerra

19 Maggio 2022 | Autore:
Ecco perché l’Italia è il Paese più colpito dalla guerra

Il Fondo monetario internazionale: troppa dipendenza energetica dalla Russia, ora pagheranno famiglie e imprese. La proposta per ridurre il debito pubblico.

Ci siamo fidati troppo dell’inerzia. È prevalsa un’idea che ha dimostrato la scarsa visione di futuro del nostro Paese, quell’idea che si basa sul solito concetto: se le cose sono andate sempre bene così, perché cambiarle? L’attuale conflitto in Ucraina ha dato a questa domanda la risposta che, evidentemente, quasi nessuno si aspettava: saranno le cose a cambiare da sole, e si rischia di intervenire troppo tardi. Si riassume così il pensiero espresso oggi dal Fondo monetario internazionale, secondo cui l’Italia rischia di essere il Paese più colpito dalla guerra. A metterci in cima a questa poco piacevole classifica, la nostra dipendenza dagli altri.

Dice il Fmi: «La guerra in Ucraina e le problematiche sulle catene di approvvigionamento globali legate al Covid hanno spinto al rialzo i prezzi dell’energia e intensificato la carenza di prodotti chiave». Oggi, continua il Fondo nel rapporto periodico sul nostro Paese, dopo lo scoppio del conflitto e il varo delle sanzioni contro Mosca «l’Italia potrebbe essere relativamente più colpita di altri partner per la sua elevata dipendenza dall’energia importata dalla Russia». Il Fondo monetario indica fra le ragioni del rallentamento dell’economia italiana quest’anno e il 2023 «la graduale eliminazione delle importazioni di energia dalla Russia».

Il Fondo prevede che «l’aumento dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari eroderà i redditi reali delle famiglie, con un impatto negativo sui consumi nonostante la parziale compensazione fiscale per le bollette energetiche più costose e i consistenti risparmi accumulati durante la pandemia». Fra gli altri elementi di attenzione «l’aumento dei tassi di interesse e lo shock negativo sulla fiducia» che -osserva il Fmi – dovrebbero frenare gli investimenti privati».

Dopo l’impressionante ripresa dallo shock pandemico, si legge ancora nel dossier, «l’economia italiana si trova ora ad affrontare i venti contrari della guerra in Ucraina e dell’aumento dell’inflazione e, nonostante i segnali di resilienza, la crescita dovrebbe rallentare, con rischi al ribasso». Un aggiustamento basato sulla spesa potrebbe portare a un miglioramento significativo ma graduale del saldo di bilancio e del debito pubblico.

Il Fondo segnala che le banche hanno resistito bene alla crisi pandemica, ma per loro serve ancora «un approccio cauto» per quanto riguarda il capitale. «La realizzazione degli investimenti e delle riforme del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza può sostenere la produttività e la crescita potenziale e accelerare la transizione verde», si sottolinea nel documento.

Quindi, la bacchettata finale: «In Italia, nel contesto di un debito pubblico elevato, dell’aumento dei costi di rifinanziamento e dell’apparente resilienza della domanda e della produzione allo shock energetico, dovrebbero essere risparmiate le entrate impreviste aggiuntive».



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