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Professionisti: si può emettere la fattura differita

6 ottobre 2014


Professionisti: si può emettere la fattura differita

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 ottobre 2014



Con la legge di stabilità 2013, si può emettere una sola fattura, entro il 15 del mese successivo.

Anche i professionisti possono emettere la fattura differita, cioè dopo l’effettuazione dell’operazione che, per le prestazioni di servizi, coincide con l’incasso del corrispettivo. Lo prevede la legge [1] e lo precisa una circolare dell’Agenzia delle Entrate [2].

La legge di Stabilità del 2013 [3] consente di emettere una sola fattura, entro il 15 del mese successivo rispetto a quello di effettuazione dell’operazione, con il dettaglio delle diverse operazioni effettuate nel mese solare precedente nei confronti di uno stesso soggetto.

Può trattarsi di:

cessioni di beni la cui consegna o spedizione risulta da documento di trasporto o da altro documento idoneo a identificare i soggetti tra i quali è effettuata l’operazione [4];

prestazioni di servizi individuabili attraverso idonea documentazione.

Di fatto, la legge di stabilità del 2013 ha esteso alle prestazioni di servizi il regime già applicabile alle cessioni di beni. E la novità interessa anche i professionisti, oltre ai commercianti, che possono beneficiarne anche se hanno eseguito una sola operazione nel mese solare. Ma fino all’emanazione dell’ultima circolare dell’Agenzia delle Entrate [2] non era chiaro quali fossero i documenti riconducibili nella nozione di “idonea documentazione”.

La circolare individua a titolo esemplificativo come idonea documentazione per l’applicazione della norma: l’attestazione di avvenuto incasso del corrispettivo; i contratti; le note di consegna lavori; le lettere di incarico; eventuali relazioni professionali. È fondamentale che da questi documenti si possa desumere con certezza la prestazione eseguita, la data di effettuazione e le parti contraenti.

In base a queste indicazioni, si può desumere che per i notai il repertorio è un documento sufficiente per emettere la fattura differita. Dal repertorio notarile infatti si desumono chiaramente: la prestazione eseguita (ad esempio, una cessione immobiliare o un atto di mutuo), la data dell’atto e le parti contraenti.

Per quanto riguarda la data di effettuazione della prestazione, rileva non tanto la data dell’atto, ma la data di avvenuto pagamento, che è il momento in cui l’operazione si considera effettuata ai fini Iva. La data di avvenuto incasso non è indicata nel repertorio notarile, ma il notaio può attestare di avere percepito il corrispettivo con un documento ad hoc o con altra documentazione (ad esempio l’estratto conto bancario).

Anche per gli altri professionisti gli elementi per individuare le prestazioni svolte possono risultare in altro modo oltre che dalla documentazione indicata dall’agenzia delle Entrate. Ad esempio, si potrebbe utilizzare la fattura pro forma. Si tratta di un documento in cui il professionista indica le prestazioni eseguite (ad esempio, l’assistenza per la redazione di un accordo transattivo) e il destinatario (le parti). Ma anche alla fattura pro forma, come al repertorio, manca un elemento essenziale: la data di effettuazione dell’operazione.

Più in generale, il problema riguarda varie categorie professionali, perché sia la lettera di incarico, sia la procura alle liti, ad esempio in caso di contenzioso tributario, potrebbero non riportare la data di incasso che solitamente è successiva, a eccezione del caso in cui sia stato versato un acconto. In questo caso, l’incasso deve essere dimostrato con altri mezzi, come l’assegno o la ricevuta di bonifico.

Fondo spese

La possibilità di emettere una fattura differita non deve essere confusa con quella di emettere la fattura non immediatamente, ma entro 60 giorni dalla costituzione di un fondo spese indistinto in favore di un dottore commercialista, notaio o un avvocato. Si tratta di una chance prevista dal decreto ministeriale del 31 ottobre 1974, che incontra, in primo luogo, limitazioni di tipo soggettivo perché riguarda esclusivamente i dottori commercialisti, i notai e gli avvocati e non, in generale, le altre categorie professionali (o le altre prestazioni di servizi).

Inoltre, è necessario che il committente costituisca presso il professionista incaricato un fondo spese indistinto. Il fondo spese deve essere annotato in un registro delle somme in deposito, oppure occorre darne evidenza nel libro dei movimenti finanziari (per i professionisti in contabilità ordinaria).

In sostanza, la possibilità di emettere la fattura nei 60 giorni successivi alla costituzione del fondo è collegata al fatto che la somma erogata al professionista, essendo indistinta, non ha ancora natura di corrispettivo. Inoltre, questa possibilità è subordinata alla circostanza che una parte del fondo sia costituita da spese che il professionista deve sostenere in nome e per conto del cliente.

Ad esempio, la norma si applica se in un fondo spese di 2mila euro sono comprese le spese di 500 euro per la registrazione dell’atto presso la Camera di commercio. Il professionista ha a disposizione 60 giorni per individuare la parte di corrispettivo e la parte delle spese ed entro questo termine dovrà in ogni caso emettere la fattura.

Il decreto ministeriale, quindi, non ha concesso la possibilità di differire sistematicamente l’emissione della fattura oltre il momento di effettuazione dell’operazione, ma si è limitato a disciplinare le ipotesi in cui il professionista non sarebbe in grado di emettere la fattura non potendo distinguere le spese dal corrispettivo. Invece, se si tratta di una prestazione senza spese, come una consulenza, la fattura deve essere emessa secondo le regole Iva ordinarie: al momento dell’incasso o, se differita, entro il 15 del mese successivo.

note

[1] Art. 21, comma 4, lettera a), del Dpr 633/72

[2] Ag. Entrate, circolare n. 18/E/2014.

[3] L. n. 228/2012.

[4] Con le caratteristiche determinate dal Dpr 472/96.

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