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Il tenore di vita conta per l’assegno di mantenimento?

20 Maggio 2022
Il tenore di vita conta per l’assegno di mantenimento?

Come si calcola il mantenimento dovuto all’ex moglie: ecco quando gli alimenti non sono dovuti. 

Una volta si diceva che chi sposa un uomo ricco “fa tredici”. E questo perché, anche in caso di divorzio, lui l’avrebbe dovuta mantenere garantendole lo stesso tenore di vita di cui lei godeva quando ancora era sposata. Non era una diceria: secondo l’interpretazione dei giudice, la funzione dell’assegno di mantenimento era proprio quella di colmare le disparità di reddito tra i due. Ma oggi non è più così. A seguito di due importanti sentenze della Cassazione, uscite tra il 2017 e il 2018 [1], i criteri per quantificare gli alimenti sono cambianti. Dunque, il tenore di vita conta per l’assegno di mantenimento? La risposta è negativa, ma per comprendere meglio questo concetto bisognerà fare un passo indietro. All’esito di tale spiegazione si potrà comprendere come viene calcolato l’assegno di mantenimento, quanto spetta di alimenti all’ex moglie, cosa incide nella determinazione dell’importo da parte del giudice. Ma procediamo con ordine. 

Quando spetta l’assegno di mantenimento? 

Il riconoscimento dell’assegno di mantenimento non è così automatico come può sembrare o come un tempo era. Non perché il marito ha uno stipendio o un reddito più elevato della moglie, quest’ultima può pretendere il mantenimento. È vero, il primo presupposto che il giudice valuta prima di stabilire se l’ex coniuge ha diritto o meno agli alimenti è la sproporzione tra i due redditi, una sproporzione sostanziale e non di poche decine di euro. In presenza di due insegnanti, aventi lo stesso stipendio, non verrà assegnato il mantenimento né all’uno, né all’altro. 

Ma non è solo la differenza di ricchezza l’unico elemento necessario. Bisogna poi accertare se tale disuguaglianza dipenda da un comportamento colpevole del coniuge meno abbiente. Se questi non ha voluto lavorare, non si è voluto formare, insomma non ha fatto nulla per contribuire ai bisogni della famiglia, il giudice non potrà accordargli il mantenimento. Certo, il contributo alla vita familiare non è solo economico: ci si può anche occupare del ménage domestico e dei figli. E in tale ipotesi, la donna che rinuncia alla propria carriera, d’accordo col marito, per badare alla casa, ha sempre diritto al mantenimento.

Insomma, al di là del caso della casalinga per scelta e non per pigrizia, l’assegno di mantenimento viene negato quando l’ex moglie è ancora in grado – per età, condizioni fisiche, formazione o esperienze lavorative – di produrre reddito, ossia di rendersi autonoma. 

Quanto spetta di mantenimento all’ex moglie?

Una volta valutato se l’ex coniuge ha o meno diritto al mantenimento, il giudice ne quantifica l’ammontare. E qui arriviamo alla svolta delle due sentenze della Cassazione che abbiamo citato in apertura [1]. In questa sede, il giudice non tiene conto del tenore di vita che la coppia aveva quando ancora era sposata. L’assegno di mantenimento serve solo a garantire al beneficiario l’indipendenza economica o, come l’ha chiamata la Costituzione, l’autosufficienza. In buona sostanza, non bisogna più consentire all’ex coniuge di condurre lo stesso tenore dell’ex, non bisogna cioè dividere lo stipendio di questi per “due”. Il beneficiario del mantenimento avrà diritto solo a quanto gli serve per vivere una vita decorosa, al netto ovviamente di altre entrate di cui già abbia disponibilità.

Tanto per fare un esempio, se un’insegnante sposa un ricco imprenditore, questa non avrà diritto ad alcun mantenimento perché è già autosufficiente economicamente. 

Due donne disoccupate che sposino l’una un uomo con un reddito di 30mila euro al mese e l’altra uno con uno stipendio da 3.000 euro mensili avranno verosimilmente diritto alla stessa misura di mantenimento.

Quanto spetta all’ex moglie che non lavora?

La svolta della Cassazione non cambia le carte in tavola per quelle coppie in cui la donna, come si diceva sopra, ha rinunciato alla carriera per occuparsi dei figli e della famiglia, così consentendo all’ex coniuge di dedicarsi al lavoro e arricchirsi. In tal caso, e solo in questo, a lei sarà dovuto un mantenimento che tenga conto di tale ricchezza e quindi proporzionato al tenore di vita goduto durante il matrimonio. 


note

[1] Cass. sent. n. 11538/17. Cass. S.U. sent. n. 18287/18.

Autore immagine: depositphotos.com


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