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Decreto ingiuntivo con PEC: se non ha il software per l’allegato

6 Ottobre 2014
Decreto ingiuntivo con PEC: se non ha il software per l’allegato

Processo telematico: non si può invocare la mancata ricezione se il programma per aprire il file allegato non è stato installato; notifica comunque valida dalla formale ricezione.

Se l’imprenditore o il professionista non installa volontariamente il software per leggere gli allegati contenuti all’interno del messaggio email inviato attraverso la posta elettronica certificata (Pec) non può invocare, poi, a sua giustificazione, il decorso dei termini per opporsi ad eventuali atti processuali notificati attraverso tale mezzo. Infatti, il non corretto utilizzo della Pec rappresenta un comportamento colposo del titolare dell’account eamil.

In tali casi, pertanto, non ci possono essere giustificazioni, né si può invocare la forza maggiore in caso di mancata conoscenza di un allegato decreto ingiuntivo ricevuto ritualmente via Pec.

Il giudice, quindi, non può accogliere l’eventuale opposizione tardiva allo stesso decreto ingiuntivo (cioè presentata fuori dal termine di 40 giorni dalla ricezione formale, a prescindere dalla mancata apertura dell’allegato).

È quanto ha affermato il tribunale di Mantova con una recente sentenza [1].

La vicenda

Un artigiano ha aperto, come richiede la normativa, una casella di Pec. Il 26 febbraio scorso ha visto l’e-mail di un avvocato, senza, però, riuscire ad aprire gli allegati. Ha chiesto chiarimenti al professionista, ma non ha ricevuto risposta. Il 27 marzo ha fatto intervenire un tecnico di computer, apprendendo solo allora che l’allegato era la notifica di un decreto ingiuntivo per un suo debito verso un dipendente. Solo il 7 aprile scorso, pertanto ben oltre i termini di legge, ha proposto opposizione contro il decreto, adducendo come giustificazione che nessuno gli aveva segnalato la necessità di installare programmi ad hoc per “scaricare” notifiche e sostenendo, comunque, la tempestività dell’opposizione perché il termine utile era decorso dal 27 marzo, data di effettiva conoscenza della notifica.

La sentenza

In primo luogo, il tribunale ha affermato che, in base all’attuale legge [2]:

– l’avvocato, rispettando i presupposti di legge, può notificare atti con Pec, salvo che l’autorità giudiziaria disponga la notifica di persona;

– la notificazione telematica va eseguita all’indirizzo del destinatario risultante da pubblici elenchi;

– la notifica va fatta allegando, al messaggio Pec, l’atto da notificare;

– la notifica si perfeziona, per il notificante, al momento della generazione della ricevuta di accettazione [3], e, per il destinatario, nel momento in cui è generata la ricevuta di avvenuta consegna [4].

Nel caso di specie, la notificazione era avvenuta secondo legge; inoltre non era emersa alcuna causa di forza maggiore, essendo la mancata conoscenza del decreto ingiuntivo dovuta a comportamento volontario e colposo del debitore, che non ha installato il software per leggere gli allegati.

Il tribunale ha stabilito che l’opposizione è stata tardiva e, quindi, inammissibile, determinando il passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo.

Verso la telematica

La normativa sulla notifica via Pec è in vigore dal 24 maggio 2013. Si tratta, quindi, di disposizioni che hanno preceduto l’obbligatorietà del deposito telematico del decreto ingiuntivo e degli atti endoprocessuali, che si applica ai procedimenti iniziati dal 30 giugno scorso.


note

[1] Trib. Mantova, sent. del 3.06.2014.

[2] Artt. 1 ss. L. n. ­53/1994.

[3] Art. 6, comma 1, del Dpr 68/2005.

[4] Art. 6, comma 2, del Dpr 68/2005.

Autore immagine: 123rf com


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