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Lo sai che? Addio presunzione fiscale: il prelievo in banca non è più ricavo “nero” per gli autonomi

Lo sai che? Pubblicato il 6 ottobre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 6 ottobre 2014

La Corte Costituzionale boccia una delle norme più discusse applicate nei confronti dei liberi professionisti e dei lavoratori autonomi: irragionevole estendere alle partite Iva le logiche del reddito di impresa. Bocciate le modifiche introdotte dalla Finanziaria 2005 in tema di applicabilità nei periodi d’imposta anteriori.

Pochi minuti fa la Corte Costituzionale ha firmato un’importantissima sentenza [1] che restituirà il sonno a quei liberi professionisti e al popolo delle partite IVA, dal 2005 inchiodati dal timore di accertamenti fiscali per ogni prelievo in banca non giustificato e imputabile, secondo un contorto ragionamento fiscale, a redditi “in nero”. Vediamo meglio di cosa si tratta.

È irragionevole e contro ogni logica la presunzione di cui si avvale il fisco secondo cui i prelievi ingiustificati da conti correnti bancari,effettuati da un lavoratore autonomo, sarebbero destinati a un investimento nell’ambito della propria attività professionale e che questo a sua volta sia produttivo di un reddito non dichiarato. E ciò perché l’estensione ai redditi dei professionisti e al popolo delle partite Iva della presunzione “costi-ricavi” propria del reddito di impresa non tiene conto delle obiettive diversità fra le due categorie.

La sentenza è stata pronunciata in tema di applicabilità ai prelevamenti effettuati nei periodi d’imposta anteriori all’entrata in vigore della legge 311/04, che ha modificato gli accertamenti sul reddito.

Promiscuità fisiologica

Il fondamento della presunzione in commento, che opera a favore del fisco, sta nel fatto che il normale andamento dell’attività imprenditoriale è caratterizzato dalla necessità di continui investimenti in beni e servizi in vista di futuri ricavi. Al contrario, l’attività dei lavoratori autonomi si caratterizza per la preminenza dell’apporto del lavoro proprio e la marginalità dell’apparato organizzativo. I prelievi incriminati dal conto, che pure dovrebbero essere anomali rispetto al tenore di vita secondo gli indirizzi dell’Agenzia delle entrate, si inseriscono fra l’altro in un sistema di contabilità semplificata di cui generalmente si avvale la categoria.

E da un simile assetto, libero da tanti formalismi, scaturisce la “fisiologica promiscuità delle entrate e delle spese professionali e personali”. Insomma: la ricostruzione del reddito professionale rischia di risultare abnorme.

Secondo il fisco, la presunzione di ricavi in nero di tutti i prelievi non giustificati dal conto serve a punire chi non paga le imposte fra gli autonomi. Ma attenzione: l’esigenza di combattere l’evasione fiscale trova una risposta nella recente produzione normativa sulla tracciabilità dei movimenti finanziari. La tracciabilità del danaro, oltre ad essere uno strumento di lotta al riciclaggio di capitali di provenienza illecita, persegue il dichiarato fine di contrastare l’evasione o l’elusione fiscale attraverso la limitazione dei pagamenti effettuati in contanti che si possono prestare ad operazioni “in nero”.

note

[1] C. Cost. sent. n. 228/14.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. PERFETTO !!! Nn sono una che i soldi li HA ma , sono d’accordo con la legge abrogata ! … MENTE APERTA e meno controllata fa construire la DEMOCRAZIA !!!

    1. Io non ho capito bene… ma quindi in seguito a questa abrogazione, un libero professionista può prelevare dal conto anche più di 5000€/mese senza che scatti il controllo fiscale?

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