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Con la separazione si rimane marito e moglie?

29 Maggio 2022
Con la separazione si rimane marito e moglie?

Cosa succede dopo la separazione e quali sono gli effetti: con la separazione ci si può dire ancora sposati? Qual è lo stato civile: coniugato o celibe/nubile?

Il nome tecnico di divorzio è «scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio». Di qui potrebbe sorgere giustamente un dubbio a chi non è un esperto di legge: «ciò vuol dire che con la separazione si rimane marito e moglie?». Già, perché – come tutti sano – prima di potersi dire definitivamente “single” bisogna attraversare due step: la separazione innanzitutto e, dopo sei mesi (in caso di separazione consensuale) o un anno (in caso di separazione giudiziale), finalmente il divorzio. 

Perché questa duplicazione di procedimenti che sono sostanzialmente identici nella forma? Per far guadagnare di più gli avvocati, dirà qualcheduno malizioso. La verità è che il nostro ordinamento, per quanto si professi laico, è ancoràto come pochi ai dogmi cattolici. E dunque ha sempre mostrato una certa ritrosia – non solo sotto l’aspetto sociale – nei confronti dello scioglimento del matrimonio. Tant’è che in Italia sono vietati i patti prematrimoniali con cui i coniugi regolano in anticipo le conseguenze di un eventuale divorzio (mantenimento, assegnazione della casa, ecc.): il matrimonio non è un contratto e pertanto non è suscettibile di regolamentazioni anticipate! 

Ecco perché, prima di divorziare, bisogna separarsi. Ma allora quali sono gli effetti della separazione se è solo col divorzio che si ha il famoso «scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio?». Che senso ha separarsi? Torniamo dunque alla domanda di partenza: con la separazione si resta sposati?

Se volessimo usare un gergo comune potremmo dire che la risposta è “ni”, cioè a metà strada tra il sì e il no. La separazione cioè libera i coniugi da alcuni obblighi del matrimonio e ne sceglie i principali aspetti. Ma non tutti. Vediamo dunque cosa succede dopo la separazione, quali sono le sue conseguenze.

La separazione scioglie il matrimonio? 

Come tutti sanno, non basta separarsi per poter risposarsi. E questo dovrebbe già far capire che la separazione non scioglie il matrimonio. Se ciò non bastasse c’è un altro aspetto che servirà a tagliare la testa al toro: anche dopo la separazione il coniuge resta erede legittimario dell’altro, ha cioè diritto a una quota del patrimonio dell’ex e non può essere diseredato a meno che:

  • non si sia macchiato di gravi reati che ne abbia determinato l’indegnità a succedere;
  • non abbia subito l’addebito, ossia non sia stato ritenuto, dal giudice della separazione, responsabile per la fine del matrimonio (perdendo così il diritto a ottenere anche gli alimenti). 

Nello stesso tempo, però, la separazione scioglie la comunione se i coniugi non avevano già optato per il regime di separazione dei beni. Il che significa che i creditori di un coniuge non potranno rivalersi sui beni acquistati dall’altro. I beni comprati durante il matrimonio andranno divisi o venduti per poter poi spartire il ricavato. Ed è proprio l’effetto liberatorio dalla comunione che fa cadere molte persone in errore portandole a ritenere che con la separazione non si è più sposati. Come detto, non è così. 

C’è anche un altro aspetto che servirà a convincere i più dubbiosi: il coniuge separato ha sempre diritto alla pensione di reversibilità dell’ex, anche se ne ha rifiutato l’eredità. 

Volete l’ultima conferma? Se chiedete un certificato anagrafico, troverete che anche dopo la separazione sarà indicato, alla voce “stato civile”: «coniugato» e non invece single, separato o “in attesa di divorzio”.

Quali sono gli effetti della separazione?

Ma allora cosa succede dopo la separazione? A cosa serve? Quali sono i suoi effetti? Eccoli (e non sono di poco conto).

Innanzitutto cessa l’obbligo di fedeltà, sicché ciascun coniuge potrà avviare una relazione con una o più persone senza poter essere accusato di nulla nella successiva fase del divorzio.

Cessa anche l’obbligo di convivenza: marito e moglie possono andare a vivere in luoghi diversi e, addirittura, potrebbero farlo già prima della sentenza che chiude la causa di separazione, già con lo stesso provvedimento del presidente del tribunale emesso alla prima udienza (o, se c’è l’accordo scritto tra i due, anche prima).

Ed ancora viene meno il dovere di assistenza morale e di collaborazione: i coniugi non devono più collaborare tra di loro per un indirizzo comune alla famiglia, atteso il disgregamento della stessa. Restano fermi gli obblighi genitoriali nei confronti dei figli, che impongono – di regola – l’affidamento condiviso e la partecipazione congiunta alle spese di mantenimento.

Non in ultimo – ma lo abbiamo detto sopra – con la separazione termina l’eventuale regime di comunione dei beni prescelto dal coniugi all’atto del matrimonio o successivamente. 

Cosa rimane dopo la separazione?

Nonostante la separazione dei beni, permane anche dopo la separazione l’eventuale fondo patrimoniale siglato dai coniugi. Questo si scioglie solo con il divorzio, a meno che non vi siano figli minori (nel qual caso il fondo cessa con il compimento della maggiore età dell’ultimo di questi).

Non viene meno l’obbligo di contribuire a mantenere l’ex secondo le sue esigenze e in proporzione alle proprie capacità economiche. Ecco perché viene prevista la corresponsione di un assegno di mantenimento. Assegno però che non può essere riconosciuto quando l’ex coniuge è ancora in grado di produrre reddito, è cioè giovane, formato, ha la salute per lavorare e magari ha uno studio avviato o esperienze lavorative: doti queste che vengono meno se si tratta di una persona di mezza età o che per tutta la durata del matrimonio si è occupata del ménage domestico e dei figli, rinunciando alla propria carriera. In buona sostanza, per l’assegno di mantenimento non basta dimostrare la disparità dei redditi ma anche la meritevolezza. 

Il diritto al mantenimento viene meno se il beneficiario decide di instaurare una famiglia di fatto con un altro partner: non basta quindi una semplice convivenza, ma deve essere una convivenza more uxorio ossia basata sugli stessi obblighi di contribuzione e assistenza tipici della coppia sposata.

Permangono dopo la separazione i diritti ereditari e la pensione di reversibilità, salvo l’eventuale addebito subito nel corso del giudizio di separazione. 

Potrà sembrare strano ma al coniuge separato non spetta la quota del TFR dell’ex che eventualmente abbia cessato la propria attività lavorativa. Questa gli compete solo se è intervenuto il divorzio. Di tanto abbiamo parlato nell’articolo Conviene divorziare o restare separati?

Approfondimenti 

Ci sono numerosi altri aspetti che bisognerebbe trattare sul punto ma che abbiamo già fatto in numerose ulteriori guide presenti su questo stesso giornale. Come:

Cosa succede quando una coppia si separa

Quando spetta l’assegno di mantenimento alla moglie?

 



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