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Si può pagare per evitare un processo penale?

28 Maggio 2022
Si può pagare per evitare un processo penale?

Mio figlio di 15 anni è accusato di aver lanciato in mare una bicicletta. I vigili sono risaliti a lui grazie alle telecamere. Chiedo se è corretto pagare la cifra di 1.000 euro che mi viene richiesta per evitare conseguenze penali/civili.

È possibile pagare una somma di denaro per evitare il processo penale essenzialmente in tre casi:

  • quando si accede all’oblazione, istituto che consente di estinguere il reato;
  • quando è stato notificato un decreto penale di condanna;
  • quando si intende accedere all’estinzione del reato per condotte riparatorie (art. 162-ter cod. pen.).

Nel caso esposto nel quesito, però, non sembra ricorrano queste ipotesi, perché tanto il decreto penale di condanna quanto l’oblazione sono preclusi nel processo penale minorile. Il decreto penale di condanna, peraltro, consente una definizione più celere del procedimento, ma la sua accettazione equivale a una condanna.

Non avendo elementi più specifici a riguardo, lo scrivente presume che la cifra di mille euro sia stata chiesta dal proprietario della bici a titolo di risarcimento del danno, a fronte della rinuncia a sporgere querela o alla sua remissione (nel caso in cui sia già stata sporta, come sembra evincersi dal fatto che le autorità si siano attivate per trovare il responsabile).

Orbene, se così è, occorrerebbe valutare concretamente quali sono le possibilità di difesa in un eventuale processo penale:

  • se si ritiene che vi siano probabilità di ottenere un’assoluzione, avvalendosi eventualmente di testimoni e di altri mezzi di prova, allora non conviene pagare l’importo;
  • al contrario, se le prove contro il responsabile sono schiaccianti, il pagamento del risarcimento consente di evitare di affrontare il processo penale.

Va peraltro ricordato che, trattandosi di minore, il processo si svolgerebbe davanti al Tribunale per i minorenni, secondo la procedura speciale prevista per chi non ha compiuto ancora diciotto anni. Ai minori è infatti consentito accedere ad alcuni istituti (come, ad esempio, la messa alla prova) che permettono di evitare la condanna e di non avere ripercussioni sul piano della fedina penale.

Bisogna tuttavia prendere atto delle scarse informazioni contenute nella richiesta di consulenza, le quali non consentono di comprendere né l’illecito contestato né la provenienza della richiesta di denaro.

Ad esempio, per la fattispecie illustrata potrebbe ipotizzarsi il reato di danneggiamento di cose esposte alla pubblica fede (art. 635, comma 2, nr. 1); se però così fosse, allora si tratterebbe di reato procedibile d’ufficio per il quale non è possibile la remissione di querela. Da ciò deriverebbe l’impossibilità di evitare il processo penale se la denuncia è stata già sporta.

Ad esempio, esiste giurisprudenza (Cass., sent. 21-05-2018, n. 22537) secondo cui commette il reato di interruzione di pubblico servizio chi butta in mare la bici di un vigile urbano. Anche in questo caso non sarebbe possibile rimettere la querela e il pagamento del risarcimento servirebbe solamente a sperare nella concessione delle attenuanti, ma non a evitare il processo.

Anche se si trattasse del reato di getto pericoloso di cose (art. 674 cod. pen.) non si potrebbe evitare il processo, se la denuncia è già stata sporta.

Va infine precisato che, nel processo minorile, è preclusa anche la costituzione di parte civile alla persona danneggiata; ciò significa che in quella sede la vittima del reato non potrà chiedere i danni, dovendo agire in separato processo civile.

Queste sono le informazioni che è possibile riferire in base agli scarni elementi che si evincono dal quesito.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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