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Green pass: c’è violazione privacy?

28 Maggio 2022
Green pass: c’è violazione privacy?

Il Green pass viola la privacy e, in particolare, il principio di liceità del trattamento previsto dal Gdpr?

Come si può ben immaginare, la questione è delicata e priva di riferimenti giurisprudenziali certi. Al momento, la pronuncia a cui possiamo fare riferimento (per via dell’autorevolezza dell’organo che l’ha emanata) è l’ordinanza n. 5130 del 17.09.2021 del Consiglio di Stato, in conferma peraltro di quanto statuito dal Tar in primo grado.

I giudici di Palazzo Spada, in merito alla presunta illiceità del Green Pass, non hanno ravvisato la sussistenza del “periculum in mora“, cioè di un pregiudizio grave, imminente e irreparabile, che è il presupposto indispensabile per ottenere l’annullamento cautelare del provvedimento impugnato.

Per il Consiglio di Stato «il rischio di compromissione della sicurezza nel trattamento dei dati sensibili connessi all’implementazione del Green pass appare rivestire carattere meramente potenziale», il che significa che, in concreto, è stato ritenuto insussistente. Così non risulta neppure dimostrata l’attualità del pregiudizio lamentato dai ricorrenti, che rappresenta l’altro presupposto per annullare cautelarmente il provvedimento impugnato. Il Dpcm contenente la normativa sul Green pass è stato, quindi, ritenuto legittimo.

Come detto, la pronuncia ha rigettato la richiesta di annullamento in via d’urgenza della sentenza, non pronunciandosi pienamente sul merito. Ciò significa che la sentenza di primo grado potrebbe anche essere ribaltata, ma finora non abbiamo informazioni che ci inducono a ritenere che ciò avverrà.

Per quanto riguarda il Garante, l’ultimo provvedimento che si rinviene è quello del 13 dicembre 2021, n. 430 [doc. web n.  9727220], con cui è stato espresso, in via d’urgenza, parere favorevole sullo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che aggiorna le disposizioni relative alle Certificazioni verdi e agli obblighi vaccinali per alcune categorie di lavoratori.

Per la precisione, il citato provvedimento si conclude esprimendo “parere favorevole sullo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottare di concerto con il Ministro della salute, il Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale e il Ministro dell’economia e delle finanze”; al tempo stesso, però, prescrivendo “al Ministero della salute di adottare le seguenti misure di garanzia dei diritti e delle libertà fondamentali degli interessati aggiuntive rispetto a quelle previste nello schema di decreto in esame, che non costituiscono condizioni ostative all’attuazione delle disposizioni ivi contenute, essendo volte a determinare un incremento del livello di tutela nei confronti degli interessati in relazione all’obiettivo di interesse pubblico perseguito nel settore della sanità pubblica”.

In pratica, il Garante dà parere favorevole al Governo, invitandolo però a definire in modo puntuale alcuni aspetti, come ad esempio “i soggetti che rientrano nella categoria di “operatore di interesse sanitario” prima di procedere all’autorizzazione degli stessi quali intermediari abilitati al recupero delle certificazioni verdi su richiesta dell’interessato”, oppure ad “adottare specifici accorgimenti volti a rendere evidente all’interessato la modalità di verifica utilizzata dal soggetto che effettua i controlli introducendo, all’interno dell’app VerificaC19, specifici elementi testuali, grafici e visivi, come, ad esempio, diciture, simboli e colori, differenziati per le due modalità di verifica (“base” o “rafforzata”)”.

La sintesi del provvedimento si rinviene nel comunicato emanato il giorno successivo (14 dicembre 2021). L’Autorità ha evidenziato come, allo stato attuale della situazione epidemiologica, il complesso delle misure, adottate anche a seguito delle interlocuzioni con il ministero della Salute, siano conformi al principio di liceità e, più in generale, alla disciplina sulla protezione dei dati personali.

Il Garante della Privacy ha comunque chiesto al ministero della Salute alcune integrazioni per rendere evidente all’interessato la modalità di verifica utilizzata dal verificatore, introducendo, all’interno dell’app VerificaC19, elementi testuali, grafici e visivi per le due modalità di verifica (“base” o “rafforzata”).

In conseguenza degli specifici rischi connessi ai trattamenti di dati personali in esame e avendo particolare attenzione alle possibili conseguenze discriminatorie, anche indirette, nel contesto lavorativo, l’Autorità ha chiesto al ministero della Salute di aggiornare la valutazione di impatto sulla protezione dei dati.

Quanto detto sinora risulta corroborato anche dal recente parere fornito a proposito delle certificazioni di esenzione per le persone che, per motivi di salute, non possono vaccinarsi: il Garante ha stabilito che la verifica del Green Pass non dovrà fare distinzioni tra persone in regola perché vaccinate oppure perché destinatarie dell’esenzione.

In definitiva, allo stato non ci sono elementi che consentono di affermare che la certificazione verde sia illecita, sia con riferimento all’indeterminatezza delle finalità che alla violazione del principio di liceità del trattamento ex art. 5.1.a Gdpr.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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