Diritto e Fisco | Articoli

Violazione cessione esclusiva diritto d’autore

28 Maggio 2022
Violazione cessione esclusiva diritto d’autore

Ho pagato i diritti per utilizzare in maniera esclusiva, all’interno del mio libro, alcune illustrazioni di un celebre disegnatore. Ho poi scoperto che, contrariamente agli accordi, le stesse illustrazioni erano già state vendute in precedenza ad altri editori. Cosa posso fare?

La legge sul diritto d’autore consente la cessione dei diritti patrimoniali su un’opera. La norma di riferimento è l’art. 107 della l.d.a., secondo cui “I diritti di utilizzazione spettanti agli autori delle opere dell’ingegno nonché i diritti connessi aventi carattere patrimoniale, possono essere acquistati, alienati o trasmessi in tutti i modi e forme consentiti dalla legge”.

Ai sensi dell’art. 110, “La trasmissione dei diritti di utilizzazione deve essere provata per iscritto”.

L’art. 119, secondo comma, stabilisce che “Salvo patto contrario, si presume che siano stati trasferiti i diritti esclusivi”.

Nel caso esposto nel quesito, poiché si evince che la cessione è avvenuta con esclusiva, mentre in realtà tali diritti erano già stati ceduti ad altro editore in passato, è chiaro che il cedente ha commesso una grave violazione, in quanto ha venduto i diritti di utilizzazione già concessi ad altri, spacciandoli perfino per un’esclusiva.

Peraltro, se ciò era già stato fatto anche con il primo editore, si configura una violazione contrattuale degli accordi intercorsi anche con quest’ultimo, visto che anche il primo editore pensava di godere dello sfruttamento dell’opera in via esclusiva.

Orbene, nel caso di specie, si ritiene che il contratto sia annullabile perché la volontà dell’acquirente è stata carpita con dolo. È possibile quindi agire in giudizio entro 5 anni per ottenere l’annullamento del contratto e il risarcimento dei danni. Ma non solo. Il contratto potrebbe essere perfino nullo in quanto la condotta potrebbe integrare il delitto di truffa.

Secondo la Corte di Cassazione (sent. n. 12363 del 31 marzo 2021), nell’ipotesi in cui un sedicente venditore alieni come propria una cosa non sua, non è applicabile la disciplina civilistica della vendita di cosa altrui con effetti obbligatori, la quale presuppone che l’altruità del bene sia resa nota dal venditore all’altro contraente; se, invece, il falso venditore carpisce la buona fede dell’acquirente, viene posto in essere un contratto fraudolento, rientrante, sotto il profilo penalistico, nella truffa contrattuale.

Insomma, nel caso di specie, essendo stato ceduto qualcosa che non si aveva più (perché venduto in esclusiva al precedente editore), potrebbero perfino esserci gli estremi del reato.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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