Diritto e Fisco | Articoli

Risarcimento danni da prodotto difettoso

28 Maggio 2022
Risarcimento danni da prodotto difettoso

Correndo al parco ho sofferto una caduta con effetti importanti. La causa della caduta è unicamente ascrivibile al fatto che, durante la corsa, uno dei lacci delle scarpe, disegnati per chiudersi tirando un’appendice di plastica e quindi senza nodo, è uscita dal “sacchetto” all’interno della scarpa dove era riposta ed è finita sotto l’altra scarpa. Posso chiedere il risarcimento?

Nel caso prospettato non dovrebbe sussistere responsabilità del venditore, bensì di colui che ha prodotto il bene.

Ai sensi dell’art. 124 del codice del consumo, il consumatore che lamenti un danno provocato da prodotto difettoso ha diritto al relativo risarcimento, essendo nullo qualsiasi patto che escluda o limiti preventivamente nei suoi confronti la responsabilità del produttore, dovendosi intendere per tale il fabbricante del prodotto finito o di una sua componente.

Ai sensi dell’art. 117 cod. cons., «Un prodotto è difettoso quando non offre la sicurezza che ci si può legittimamente attendere tenuto conto di tutte le circostanze, tra cui:

  • il modo in cui il prodotto è stato messo in circolazione, la sua presentazione, le sue caratteristiche palesi, le istruzioni e le avvertenze fornite;
  • l’uso al quale il prodotto può essere ragionevolmente destinato e i comportamenti che, in relazione ad esso, si possono ragionevolmente prevedere;
  • il tempo in cui il prodotto è stato messo in circolazione.

Un prodotto non può essere considerato difettoso per il solo fatto che un prodotto più perfezionato sia stato in qualunque tempo messo in commercio.

Un prodotto è difettoso se non offre la sicurezza offerta normalmente dagli altri esemplari della medesima serie».

Ai sensi dell’art. 120 cod. cons., per attribuire al produttore la responsabilità per i danni provocati da propri prodotti difettosi, il danneggiato deve provare il difetto, il danno e il nesso di causalità che ricollega il primo al secondo.

Si tenga però presente che, secondo la Suprema Corte, gli obblighi gravanti sul produttore non possono ragionevolmente estendersi all’impiego di materiali o all’adozione di cautele specifiche, «tali da reggere ad un uso univocamente prospettato all’utente come non conforme a minimali modalità di utilizzo e corrispondente a regole di comune prudenza, né particolarmente gravose, né implicanti apprezzabili limitazioni nell’impiego del bene» (Cass., sent. n. 16808/2015).

Nello specifico, la Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità del fabbricante per danni subiti dal consumatore a seguito dello scoppio dello pneumatico della ruota di un carrellino pieghevole, gonfiato adoperando un compressore ad una pressione superiore a quella massima, nonostante le istruzioni d’uso correttamente indicate.

Insomma, tocca al consumatore dimostrare non solo il danno patito a causa del prodotto, ma anche in cosa consiste il difetto, non potendosi però lamentare del fatto che il prodotto non si adegui al particolare uso che il consumatore ne voglia fare.

Ad esempio, se la caduta è stata causata dal fatto che le scarpe non erano state allacciate correttamente, ad esempio perché troppo strette, allora non si potrà invocare alcun risarcimento.

La responsabilità del produttore sorge solamente se il bene è stato la causa oggettiva del danno, senza che lo stesso abbia subito alterazione o che sia stato impiegato in modo difforme rispetto a quella che è la sua normale destinazione.

Il diritto al risarcimento del danno si prescrive entro tre anni.

Il consiglio è di procedere a una prima messa in mora, da inviare per iscritto (raccomandata a/r o pec) sia al fornitore che al produttore, illustrando la vicenda e il danno patito. Già in questa sede si potrà chiedere il risarcimento, eventualmente quantificato grazie a una perizia medico legale.

Dopodiché, se non ci sono riscontri positivi, si potrà intraprendere un’azione giudiziaria avendo cura di specificare tutte le circostanze che hanno provocato il pregiudizio e di fornire adeguati mezzi di prova, come testimoni, referti medici, documentazione, ecc.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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