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Abbandono del tetto coniugale: quali sono le conseguenze?

23 Maggio 2022 | Autore:
Abbandono del tetto coniugale: quali sono le conseguenze?

Il coniuge che si allontana definitivamente dalla casa familiare senza valide ragioni per farlo rischia l’addebito della separazione.

Una coppia di coniugi dovrebbe vivere con continuità nella stessa casa, ma non sempre è così. A volte problemi di lavoro comportano la necessità di avere residenze separate; gli sposi, però, quando l’unione è solida, si incontrano regolarmente nei fine settimana, durante le vacanze e negli altri momenti liberi. In altri casi, invece, la scelta di uno dei due di allontanarsi è drastica e unilaterale, e viene presa senza il consenso dell’altro: così succede che il marito, o la moglie, se ne va di casa, più o meno improvvisamente, e talvolta senza nemmeno avvertire il partner di questa decisione. Se questo accade, quali conseguenze comporta l’abbandono del tetto coniugale?

Per prima cosa, bisogna sempre interrogarsi sui motivi che hanno determinato tale scelta. Le ragioni dell’abbandono del tetto coniugale, infatti, incidono parecchio sui provvedimenti giudiziari da adottare in sede di separazione e di divorzio. In certi casi, l’allontanamento è necessario e inevitabile, e perciò risulta pienamente giustificato, allora il coniuge “abbandonato” e rimasto solo in casa non può muovere all’altro nessun rimprovero. In altre situazioni, invece, l’abbandono del tetto coniugale comporta precise responsabilità giuridiche ed ha anche ripercussioni economiche; talvolta, vi sono risvolti penali.

I coniugi hanno un dovere di convivenza?

Tra i diritti e doveri reciproci derivanti dal matrimonio, l’art. 143 del Codice civile menziona espressamente l’obbligo dei coniugi alla «coabitazione», insieme alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale e alla «collaborazione nell’interesse della famiglia».

Pertanto, i coniugi hanno un preciso dovere di convivenza nella medesima abitazione, scelta di comune accordo come luogo che costituisce il centro di vita della famiglia; ma questo dovere è inteso in senso tendenziale e piuttosto elastico, e non è assoluto e inderogabile. La flessibilità della dimora familiare abituale serve per contemperare la coabitazione con altre esigenze economiche, lavorative e personali, che potrebbero richiedere degli spostamenti più o meno lunghi e frequenti di uno dei due coniugi, o di entrambi, dal luogo che hanno prescelto come casa familiare.

Si può andare via dalla casa coniugale prima della separazione?

Un coniuge ha diritto di allontanarsi dal tetto coniugale anche prima che venga depositato il ricorso di separazione, se sussistono gravi motivi che rendono impossibile o intollerabile la prosecuzione della convivenza insieme al partner. Ad esempio, una moglie che subisce violenze o maltrattamenti da parte del marito può senz’altro andare via dalla casa coniugale, per preservare la sua incolumità fisica e psicologica. Anche il tradimento compiuto dal partner giustifica l’abbandono del tetto coniugale da parte del coniuge tradito, nel momento in cui l’infedeltà viene scoperta o è resa nota.

Dopo il provvedimento di separazione, invece, l’allontanamento di uno dei due coniugi dal tetto coniugale è una conseguenza necessaria e prevista dalla legge: infatti il giudice, già nella fase dell’ordinanza presidenziale che detta i provvedimenti provvisori e urgenti (art. 708 Cod. proc. civ.), autorizza ufficialmente i coniugi a vivere separati, e da quel momento ognuno può avere una residenza distinta.

Abbandono del tetto coniugale e addebito della separazione

L’abbandono ingiustificato del tetto coniugale può comportare l’addebito della separazione, cioè la pronuncia del giudice con cui si dichiara che il fallimento dell’unione è stato determinato da una condotta del coniuge che ha violato uno o più dei doveri matrimoniali nei confronti dell’altro. E siccome la coabitazione è un obbligo, l’abbandono della casa familiare compiuto senza valide ragioni è sufficiente per fondare la pronuncia di addebito.

L’addebito della separazione conta ai fini della spettanza dell’assegno di mantenimento, perché solo il coniuge al quale la separazione non è addebitabile ha diritto di riceverlo (così dispone espressamente l’art. 156 del Codice civile). Ecco perché la decisione di allontanarsi definitivamente dal domicilio domestico va presa con ponderazione e in presenza di motivi comprovati: infatti, fino a prova contraria, si presume che chi va via di casa sia responsabile della fine del matrimonio, e perciò tocca a chi si è allontanato dimostrare, nella causa di separazione, quali sono le circostanze che giustificano tale scelta.

Ad esempio, il coniuge “imputato” di aver abbandonato il tetto coniugale, e dunque di aver violato l’obbligo di coabitazione, se vuole evitare la pronuncia di addebito della separazione nei suoi confronti dovrà dimostrare che l’abbandono è stato una conseguenza inevitabile di una crisi coniugale che era già insorta prima e per altri fattori, addebitabili all’altro coniuge, come l’infedeltà. A tal proposito una recente ordinanza della Corte di Cassazione [1] ha affermato che la separazione va addebitata al coniuge che ha abbandonato la casa coniugale in virtù della violazione del dovere di convivenza, a meno che non risulti che l’allontanamento era stato determinato proprio dal comportamento dell’altro coniuge, che aveva violato i propri doveri matrimoniali.

In quella vicenda, l’abbandono del tetto domestico era stato compiuto dal marito, e la causa si è risolta favorevolmente per la moglie, poiché l’uomo non è riuscito a dimostrare di essere andato via a causa del tradimento compiuto da lei. La Suprema Corte ha sottolineato che: «l’abbandono ingiustificato del tetto coniugale, il quale, in quanto violazione del dovere di convivenza, è già sufficiente a giustificare l’addebito, a meno che non risulti provato che esso è stato determinato dal comportamento dell‘altro coniuge o sia intervenuto in un momento in cui la prosecuzione della convivenza era già divenuta intollerabile e in conseguenza di tale fatto».

Abbandono del tetto coniugale: altre conseguenze

L’abbandono del tetto coniugale, quando costituisce causa di addebito della separazione, comporta anche la perdita dei diritti successori nei confronti dell’ex coniuge: se costui, o costei, muore prima della pronuncia del divorzio, non si avrà diritto a ricevere una quota della sua eredità.

A livello penale, l’abbandono del tetto coniugale può integrare il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare (art. 570 Cod. pen.) se chi va via di casa prima della separazione lascia il coniuge ed i figli privi di mezzi economici necessari per mantenersi. Per evitare queste spiacevoli conseguenze, chi ha deciso di allontanarsi definitivamente dal domicilio domestico deve provvedere a versare periodicamente all’ex coniuge ed ai figli una cifra di importo sufficiente per il loro sostentamento; in tal caso, l’abbandono in sé non costituisce reato. In proposito leggi anche “Cosa rischia chi abbandona il tetto coniugale” e “Abbandono tetto coniugale con figli minorenni“.


note

[1] Cass. ord. n. 16242 del 19.05.2022.


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