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Con quali pagamenti il fisco ti può fregare?

29 Maggio 2022
Con quali pagamenti il fisco ti può fregare?

Come non spendere i soldi contanti e come evitare un accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Se c’è una cosa con cui il fisco ti può fregare sono le banche dati: tutto ciò che è tracciabile finisce negli archivi telematici della pubblica amministrazione. Ed è lì che l’Agenzia delle Entrate viene a sapere dei soldi che hai versato o ricevuto sul conto, delle case che hai acquistato, delle auto che ti sei intestato, dei viaggi e delle spese che hai fatto. Già, anche le spese finiscono sotto osservazione. E questo non certo perché siamo obbligati a destinare i nostri soldi a determinati bisogni piuttosto che ad altri («Niente è più necessario del superfluo» diceva Oscar Wilde), ma per il fatto che i soldi non nascono sugli alberi né si raccolgono sotto il cavolo. Ragion per cui anche chi scialacqua il proprio stipendio deve comunque far quadrare i conti. E se le uscite superano le entrate è perché c’è qualcosa che è entrato e non è stato dichiarato al fisco. Per cercare di salvare capra e cavoli – ossia continuare a spendere e non ricevere accertamenti fiscali – è necessario guardarsi bene dal fare alcuni errori. Ecco dunque con quali pagamenti il fisco ti può fregare. Ma partiamo da principio.

Cosa può controllare il fisco?

Il fisco ha tre strumenti per controllare i redditi dei contribuenti, tutti e tre molto efficaci.

Il primo è costituito dai registri immobiliari e dal Pra. Com’è facile intuire, tramite questi database l’ufficio delle imposte è in grado di sapere se il contribuente è intestatario di beni di lusso come immobili e auto. E chiaramente il fatto di potersi permettere tali acquisti è indice di capacità contributiva.

Il secondo strumento è costituito dall’Anagrafe dei rapporti finanziari. Con questo strumento, l’Agenzia delle Entrate controlla tutti i movimenti in entrata ed in uscita dal conto. E, nel caso in cui si ricevano bonifici o si versino contanti sul conto bisognerà anche dichiararli, a meno che si riesca a dimostrare che sono frutto di donazioni, di vendite di beni usati, di risarcimenti, di vincite al gioco.

Il terzo e ultimo strumento è costituito dal redditometro. Il fisco verifica gli acquisti che fa il contribuente, quelli almeno tracciabili, e poi li compara con la sua dichiarazione dei redditi. Ed è chiaro che se si spende più di quanto si è guadagnato (o meglio, dichiarato al fisco), bisognerà dimostrare da dove provengono tutti questi soldi. 

Soffermiamoci ora proprio sul terzo di questi strumenti perché è con questo che, il più delle volte, il contribuente diventa vittima di un accertamento sintetico. 

Quali pagamenti controlla il fisco?

Quando si hanno dei soldi di cui non si può dimostrare la provenienza, bisognerà saperli ben spendere. Perché è proprio dalla possibilità del fisco di risalire a tali pagamenti che dipende il rischio di un controllo sulla dichiarazione dei redditi.

Innanzitutto l’ufficio delle imposte controlla i pagamenti per i quali viene emessa fattura. E questo perché le fatture finiscono annualmente – e ora in via telematica – all’Agenzia delle Entrate che è in grado di fare i controlli incrociati. Dalla fattura risultano i dati dell’acquirente, il suo nome, cognome, il codice fiscale e la residenza: tanto basta al fisco per risalire alla sua identità. È così che chi compra, ad esempio, un oggetto di lusso – immaginiamo un Rolex – e poi si fa rilasciare una fattura si è “autodenunciato” al fisco.

Chi mai – si potrà dire – si fa rilasciare una fattura per un Rolex quando, per di più, l’emissione della fattura riduce la garanzia da due a un solo anno? Lo fa chi ha un’attività commerciale e cerca magari (furbescamente) di scaricare il costo dalle tasse, pur non potendo.

Ma ci sono altri casi in cui la fattura viene emessa anche da chi non la richiede. Succede ad esempio con le utenze telefoniche, quelle del gas e della luce. Le bollette non sono altro che documenti fiscali. 

Esistono poi tante altre spese per le quali viene richiesto il codice fiscale del contribuente. Facciamo qualche esempio:

  • contratti di affitto;
  • mutui bancari e finanziamenti;
  • abbonamenti pay-tv;
  • viaggi in aereo;
  • leasing;
  • spese di ristrutturazione della casa (per le quali si paga con bonifico parlante);
  • visite mediche private;
  • tasse per scuole private;
  • assicurazioni danni e infortuni.

A questi beni si aggiungono ovviamente, come detto sopra, quelli di lusso come auto e immobili.

Per tutti questi acquisti, il fisco è in grado di risalire al contribuente e di verificare il suo volume di spesa annuo. In buona sostanza, chi spende troppo rispetto a quanto guadagna dovrà giustificare la propria posizione al fisco e spiegare da chi e come ha ricevuto questi soldi. Diversamente è presumibile pensare che sia un evasore ed allora scatta l’accertamento.

Cosa non fare per non farsi fregare dal fisco?

Quando si hanno dei soldi di cui non si può dimostrare la provenienza, verosimilmente contanti, bisogna utilizzarli nel modo più “anonimo” possibile. Si pensi a una persona che, avendo ereditato la casa del padre, trovi nella cassaforte di quest’ultimo 100mila euro in contanti. Che ne farà? 

Di certo, se dovesse versarli sul conto, riceverebbe un accertamento. La cosa più giusta da fare sarebbe dichiararli in sede di successione e pagarvi le tasse.

Ma non tutti sono d’accordo su questa “linea”. E così i soldi finiscono nelle cassette di sicurezza in banca o sotto il materasso. Oppure rimangono nella cassaforte di casa. E poi chiaramente vengono spesi (i soldi servono proprio a questo). Ma in cosa? Come si diceva, devono essere: 

  • pagamenti in contanti;
  • e per i quali non venga mai chiesto il codice fiscale del contribuente. 

Si possono versare su PayPal ma non è più la banca segreta che era una volta. In teoria, potrebbe essere tracciabile anche questa. 

Non resta che fare la spesa quotidiana, pagare i biglietti del treno, il barbiere, gioielleria e bigiotteria, soggiorni in hotel, cene e pranzi fuori casa, computer e cellulari, libri scolastici e abbigliamento. 

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