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Bonifici, donazioni e movimenti sospetti sul conto

28 Maggio 2022
Bonifici, donazioni e movimenti sospetti sul conto

Ho ricevuto diversi bonifici da parte di un mio amico, tutti a titolo di donazione e di importo inferiore a 1000 euro. Sono stato contattato dalla mia banca perché si sono insospettiti del fatto che sul mio conto entrassero questi bonifici e che poi le cifre fossero spostate su un altro conto, sempre intestato a me. Cosa rischio?

La “modicità” della donazione (che esclude la forma dell’atto pubblico davanti al notaio) va valutata di caso in caso, a seconda delle condizioni economiche del donante e del valore intrinseco del bene donato (art. 783 cod. civ.). La legge non stabilisce quindi una soglia minima al di sotto della quale una prestazione deve ritenersi modica. Per una persona ricca, mille euro possono essere pochi, mentre per un disoccupato può essere una somma ingente.

Nel quesito si fa riferimento al caso della donazione che non necessita dell’atto notarile se destinata a uno specifico scopo. Si tratta dell’ipotesi della donazione indiretta, cioè della liberalità fatta per acquistare un determinato bene. È il caso dei genitori che donano un’ingente somma di danaro al figlio per fargli acquistare la casa.

In un’ipotesi del genere, a differenza del bonifico di soldi “puro e semplice”, che costituisce donazione diretta e che richiede il notaio, lo scopo è predeterminato: quello di consentire l’acquisto della casa.

Ebbene, secondo la Cassazione a Sezioni Unite (sent. n. 18725 del 27.07.2017), il bonifico di denaro sul conto corrente a titolo di donazione indiretta non richiede il notaio, anche se si tratta di importi rilevanti, ma ciò solo a condizione che:

  • il bonifico sia fatto in vista dell’acquisto di un bene da parte del donatario;
  • sull’atto di acquisto del bene (ad esempio la casa) si specifichi che il prezzo viene pagato non dall’acquirente ma da un’altra persona, il donante;
  • si specifichi, sempre nell’atto di acquisto, che il denaro messo a disposizione da chi paga è a titolo di donazione.

In sintesi, il bonifico di una somma di denaro, anche se di non modico valore, non richiede la presenza del notaio solo se lo scopo è quello di realizzare una donazione indiretta, ossia consentire al donatario di acquistare un bene specifico. È necessario che l’atto di acquisto specifichi la provenienza del denaro e la finalità dell’accredito.

Nel caso illustrato nel quesito non può invocarsi la donazione indiretta per “eludere” l’atto notarile in quanto, come detto, occorrerebbe che nell’atto di acquisto venisse indicato che la compravendita è avvenuta con i soldi altrui.

Non resterebbe che invocare la modicità, dimostrando però che le donazioni rappresentano un’inezia per il donante. Il riferimento non può però essere alla singola tranche di mille euro, ma alla donazione complessiva: non si può infatti beneficiare della modicità frazionando la liberalità ricevuta dalla stessa persona, peraltro in un lasso di tempo relativamente breve. È infatti evidente che le somme vadano considerate complessivamente.

Il problema principale, tuttavia, non appare essere questo: la banca infatti ritiene che queste movimentazioni possano essere sospette. Il trasferimento da un conto all’altro, infatti, è la condotta tipica di alcuni reati, come ad esempio quello di riciclaggio.

L’istituto è quindi insospettito non solo dalla fonte del denaro (non trattandosi di datore di lavoro), ma anche (e soprattutto, stante il tenore della comunicazione) dalle modalità di gestione dello stesso, visto che le somme transitano per poi finire altrove. Peraltro, dalla comunicazione sembrerebbe che il conto sia usato solo per tale scopo, senza che al suo interno ci sia stabilmente del denaro. Insomma: la contestazione riguarderebbe il fatto che il conto sia utilizzato solo come “ponte” per un altro.

Ebbene, alla contestazione si può rispondere dicendo la verità, e cioè che si tratta di donazioni fatte da un amico finalizzate all’uso convenuto. Si potrebbe anche spiegare perché le somme non sono state semplicemente trattenute sul conto di destinazione ma trasferite invece altrove, ad esempio su un conto vincolato alla realizzazione di uno scopo; lo scrivente, però, non è a conoscenza della ragione di tale spostamento.

L’eventuale eccezione del difetto di forma, causando la nullità della donazione, potrebbe un giorno legittimare il donante a chiedere la restituzione di quanto prestato, soprattutto se dalla causale del bonifico non si evince che trattasi di liberalità.

Si consiglia comunque di conservare i messaggi WhatsApp dai quali si desume la liberalità del trasferimento, in quanto, pur non avendo il valore probatorio di un atto pubblico, possono comunque tornare utili in un eventuale giudizio.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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