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Dove mettere i contanti non dichiarati

23 Maggio 2022
Dove mettere i contanti non dichiarati

Cosa fare dei soldi in nero: luoghi e sistemi di sicurezza per sfuggire al fisco e ai ladri. 

Dove mettere i contanti non dichiarati? Una cosa è certa: i contanti non dichiarati non vanno versati sul conto corrente, a meno che non si tratti di cifre irrisorie. Questo perché il fisco è in grado di sapere, a fine di ogni anno, tutti i movimenti che il correntista ha effettuato sul proprio conto, sia esso bancario che postale. Una volta scoperto il versamento, l’Agenzia delle Entrate può presumere, anche senza bisogno di prove, che quel denaro sia frutto di reddito in nero. Spetta poi al contribuente dimostrare il contrario. Questo perché una norma del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, in particolare l’articolo 32 del Dpr 29 settembre 1973, n. 600, stabilisce che tutti i versamenti di contanti su un conto corrente o gli accrediti ricevuti tramite bonifico si presumono essere dei “ricavi”, frutto cioè di reddito imponibile. E come tutti i ricavi devono essere tassati. 

A questo punto, per il contribuente che versa contanti sul conto corrente si aprono due alternative: o contestualmente li indica, nella propria dichiarazione dei redditi, come redditi tassabili e pertanto dovrà pagarvi le relative imposte secondo il proprio scaglione Irpef; oppure deve essere pronto a dimostrare, dinanzi a un eventuale controllo, che si tratta di redditi esentasse (ad esempio, una donazione da un genitore, un risarcimento, la vendita di un oggetto usato) oppure già tassati alla fonte (ad esempio, una vincita al gioco).

In presenza di soldi in nero è verosimile che non si profili la possibilità di optare né per l’una, né per l’altra soluzione. Ecco che allora ci si chiede: dove mettere i contanti non dichiarati? Alcune indicazioni, tratte dalla quotidiana pratica di chi ha evaso le tasse, potranno far comprendere come ci si comporta in casi del genere.

Dove mettere i contanti non dichiarati?

Il problema di dove mettere i contanti non dichiarati si pone solo per cifre consistenti, che superano almeno mille euro. Per poche centinaia di euro è difficile subire un controllo fiscale. 

Ci sono due modi per occultare i contanti non dichiarati. Il primo è spenderli di volta in volta che si presenta la necessità. Si deve però trattare di spese a fronte delle quali l’emissione dei relativi documenti fiscali è anonima, non prevede cioè l’indicazione del codice fiscale del contribuente. Se così fosse, infatti, il fisco sarebbe in grado di risalire all’identità del contribuente con un «controllo incrociato». Ed a quel punto, verificato il reddito da questi dichiarato, potrebbe verificare un’incongruità con il suo effettivo tenore di vita. A quel punto scatterebbe ciò che la legge chiama «controllo sintetico» (tramite un software denominato redditometro) con conseguente recupero a tassazione delle somme di cui non si riesca a dimostrare la provenienza lecita.

Spese di questo tipo sono, ad esempio, i viaggi in aereo, i contratti di affitto, gli investimenti, le utenze telefoniche, ecc. In tutti questi casi, anche laddove non venga emessa fattura ma semplice ricevuta fiscale, il contribuente è tenuto a identificarsi, a fornire cioè le sue identità e il relativo codice fiscale, divenendo così un soggetto facilmente “reperibile”.

Sono invece spese anonime, che non fanno sorgere alcun rischio, quelle per le quali viene emesso il generico scontrino, senza C.f.: si pensi alla spesa del supermercato, all’acquisto di prodotti tecnologici (smartphone, computer, ecc.), elettrodomestici, arredo, abbigliamento.

Il secondo modo per occultare i contanti non dichiarati è di nasconderli in qualche posto segreto. Ecco i luoghi che i contribuenti sono soliti utilizzare.

Le cassette di sicurezza

Il metodo tradizionalmente usato da chi ha soldi non dichiarati è di depositare i contanti nelle cassette di sicurezza della banca. Nessuno, neanche la stessa banca, può sapere cosa vi è custodito. Solo un controllo dell’Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza potrebbe imporne l’apertura, ma ciò soltanto a patto che vi siano gravi indizi di violazioni tributarie e non certo con funzioni di controllo generico, preventivo o “a sorte”.

Attenzione però: ogni cassetta viene assicurata per un massimale. In caso di furto, la banca non risarcisce oltre tale limite.

La casa 

Nessuno, più del proprietario, conosce meglio la propria abitazione. Ragion per cui la casa resta sempre il luogo più utilizzato per i contanti. Qui bisogna difendersi, più che dal fisco, da eventuali incursioni dei ladri. Ragion per cui, nella prassi, si utilizzano luoghi come ad esempio le pagine di un vecchio libro. Esistono, in proposito, anche dei libri fasulli, appositamente costituiti da una copertina con tanto di titolo e autore, stampato in modo professionale, ma con all’interno una scatola ove nascondere oggetti segreti; una volta riposto il libro nella libreria, si nasconde alla perfezione con gli altri volumi.

C’è chi nasconde ancora i contanti nel materasso, a cui ha praticato un foro che ha poi ricucito e dotato di una apertura a strappo. 

Qualcuno si fa costruire un soppalco, ma bisogna affidarsi a una ditta di fiducia che non faccia trapelare la notizia. E poi c’è chi assicura il cash in valigie o beauty-case, sotto una listarella del parquet o una mattonella del pavimento, dentro un portafotografie. 

In molti creano una camera vuota dentro armadi, cassettiere, comodini. 

Di sicuro, dotarsi di una cassaforte equivale a rivelare ai ladri che si dispone di denaro e, per di più, in un eventuale controllo, la Finanza può chiederne l’apertura. La cassaforte è poi facilmente apribile da chi è già riuscito a forzare la porta d’ingresso della casa. A quel punto bisognerà nascondere la stessa cassaforte e di certo il luogo meno indicato è dietro il classico quadro.

Le società

Quando le somme di contanti sono abbastanza rilevanti si può aprire una società e fare un versamento in favore della persona giuridica a titolo di finanziamento soci. Questa però è una forma di elusione fiscale che potrebbe creare problemi.

Carte prepagate per nascondere i contanti

Si crede che nascondere i contanti in carte prepagate sia un buon sistema. Nulla di più falso. Si tratta di strumenti comunque tracciabili. 

PayPal per nascondere i contanti non dichiarati

Oggi su PayPal si possono non solo fare e ricevere pagamenti ma anche versare contanti. Si tratta di movimenti tracciabili ma, trattandosi di una banca estera, le procedure sono più complesse e di certo non vengono attivate per somme di scarso importo. Peraltro PayPal, non essendo una banca italiana, non è monitorata dall’Anagrafe dei conti correnti e quindi le movimentazioni non vengono comunicate periodicamente all’Agenzia delle Entrate.

Bitcoin

L’acquisto dei bitcoin è un metodo molto utilizzato oggi per nascondere il denaro sporco o non dichiarato. Lo stesso potrà poi essere utilizzato per ulteriori pagamenti.

Il gioco

Chi gioca i contanti alle slot li ripulisce. Nessuno potrà sapere quanto si è “investito” nelle giocate e, nel momento in cui verrà accreditata la vincita, questa ha già ricevuto la trattenuta alla fonte delle imposte. Ragion per cui potrà essere versata sul conto o ricevuta direttamente con bonifico.

La dichiarazione di successione

Un mezzo spesso usato per far emergere i contanti non dichiarati è attendere che muoia un parente e poi indicarli nella relativa dichiarazione di successione, in modo da non subire alcuna sanzione (le irregolarità tributarie del defunto non determinano conseguenze per gli eredi). In pratica si dirà che, in caso del defunto, sono stati trovati i contanti in questione per cui l’erede vuole “regolarizzarli”. In tal caso, si verserà solo l’eventuale imposta sulle successioni che, nei rapporti tra parenti in linea retta, è del 4% e solo al superamento di una franchigia di un milione di euro.



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