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Retta RSA anziani: chi paga?

4 Giugno 2022
Retta RSA anziani: chi paga?

Dovremmo far ricoverare nostra madre presso una casa di cura accreditata con il SSR. Secondo gli assistenti sociali, dobbiamo presentare l’Isee socio sanitario residenziale dei figli e di tutti i componenti della famiglia e il Comune non può/deve integrare alcunché, ma devono essere i figli partecipi delle spese. Qualora, uno dei tre figli dovesse avere l’Isee più alto, quest’ultimo dovrà sostenere proporzionalmente più costi rispetto agli altri?

Ai fini dell’accesso ai servizi sociali disciplinati dalla L. n. 328/2002, tra cui il ricovero in residenze sanitarie assistenziali per anziani non autosufficienti, la verifica della condizione economica del richiedente è effettuata nel rispetto della disciplina statale sull’indicatore della situazione economica equivalente (Isee), contenuta nel DPCM n. 159 del 2013.

Più precisamente, secondo il citato decreto, per le prestazioni di natura socio sanitaria, tra cui appunto il ricovero in RSA, fa fede l’Isee socio sanitario residenziale in cui si considerano, oltre ai redditi dei componenti del nucleo familiare del beneficiario, anche le posizioni economiche dei figli non conviventi. Più precisamente, in caso di presenza di figli del beneficiario non inclusi nel nucleo familiare, l’Isee è integrato di una componente aggiuntiva per ciascun figlio, calcolata sulla base della situazione economica dei  figli medesimi, avuto riguardo   alle necessità del nucleo familiare di appartenenza. Dunque, ciò che interessa ai fini della prestazione socio sanitaria, non è il reddito dei singoli figli, bensì la situazione economica complessiva del beneficiario e della sua rete familiare. Non si sommano gli Isee dei singoli figli, ma si calcola una componente aggiuntiva, per ciascuno di essi, al reddito del beneficiario.

Confermo che il Comune è tenuto a “compartecipare” alla retta di RSA per la quota che l’anziano, con le sue provvidenze economiche, così come risultanti dall’Isee socio sanitario residenziale, non riesca a sostenere. Secondo la legge e la giurisprudenza, l’ordinamento pone direttamente in capo ai Comuni l’obbligo di pagamento delle rette connesse alle prestazioni sociosanitarie di carattere residenziale rese da terzi in favore dei loro residenti, salva la possibilità di recuperare dagli enti del servizio sanitario le somme relative alla componente sanitaria e salva la possibilità di richiesta di compartecipazione dell’assistito, in base alla normativa Isee, per la sola componente assistenziale.

In altri termini, nel caso della RSA, la quota sociale (non quella sanitaria) può essere ripartita tra Comune e beneficiario. Il Comune fissa con appositi atti e regolamenti le fasce Isee al di sopra delle quali il contributo di compartecipazione non è dovuto.

Per ottenere la compartecipazione del Comune, occorre presentare apposita domanda e dar prova dei requisiti richiesti dal regolamento comunale in materia (che consiglio di consultare).

Per quanto riguarda l’obbligo di pagamento della retta in capo ai figli, esso non è previsto dalla legge ma sussiste se ciò è espressamente previsto dal contratto sottoscritto con la RSA. In tal caso, ciascun figlio deve contribuire in proporzione alle proprie risorse economiche.

Ad ogni modo, ciò non esclude che il Comune sia tenuto all’obbligo di compartecipazione per la parte di retta che né il beneficiario, né i familiari possono pagare. Addirittura, secondo un indirizzo giurisprudenziale sempre più condiviso, ai fini della compartecipazione comunale, il Comune non può pretendere di valutare altri elementi (patrimonio e redditi dei familiari tenuti agli alimenti) al di fuori dell’Isee socio sanitario residenziale.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Maria Monteleone



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