In arrivo il divieto delle caldaie a gas

23 Maggio 2022
In arrivo il divieto delle caldaie a gas

L’Ue ha stabilito un cambio di rotta sulle fonti di energia da cui dipendiamo prevedendo la sostituzione delle caldaie a gas con le pompe a calore.

L’obiettivo di fermare il cambiamento climatico – o almeno quello di porre un freno ai danni di quanto già fatto in questi decenni – resta fisso nella mente dell’Unione europea che per realizzare questo ambizioso e urgente intento ha imposto una nuova limitazione: dal 2029 stop a caldaie autonome a gas. La Commissione europea ha, infatti, pubblicato le linee guida sul risparmio energetico relative al pacchetto RePower Eu, un piano da 210 miliardi per un’Europa più green. L’obiettivo è quello di bandire nell’arco dei futuri sette anni le caldaie a gas attraverso l’introduzione di «limiti di progettazione ecocompatibile più rigorosi per i sistemi di riscaldamento, che implicano il 2029 come data finale per l’immissione sul mercato di caldaie a combustibili fossili autonome».

Non si tratterà dunque di un cambiamento repentino ma di andare progressivamente a sostituire le vecchie caldaie a gas, che utilizzano combustibili fossili, con le pompe di calore, meno inquinanti e dispendiose. Queste ultime, assieme ai pannelli solari obbligatori nelle case di nuova costruzione, sia nell’edilizia pubblica sia in quella privata, saranno gli strumenti principe per attuare una vera rivoluzione green in Europa.

Gli attori principali di questa rivoluzione dovranno essere, naturalmente, gli Stati membri, che avranno sette anni di tempo per mettere in pratica un progetto di disincentivi-incentivi piuttosto semplice.

Inizialmente, il piano strategico europeo prevede l’eliminazione almeno a partire dal 2025 di tutte le agevolazioni da parte degli Stati membri volte all’acquisto di caldaie a combustibile fossile. Ci dovrà essere in tal senso un’inversione di rotta: le agevolazioni dovranno essere rivolte a sostenere l’acquisto di pompe di calore e la sostituzione dei vecchi impianti delle caldaie a gas, unitamente «all’allacciamento a sistemi di teleriscaldamento efficienti nelle aree densamente popolate».

In secondo luogo, le caldaie a gas verranno poi declassate nelle etichette sulla performance energetica tra il 2025 e il 2026: passo che punta a disincentivarne l’acquisto e a procedere con una sostituzione dell’impianto. La presenza in un immobile di una caldaia declassificata negativizza la classe energetica svalorizzando la struttura stessa.

Seppur l’annuncio dell’Ue faccia pensare a un cambio di direzione enorme, in realtà in Europa si tratta di un cambiamento già in corso da diverso tempo. In Italia, per esempio, è già da anni che le caldaie a gas non vengono installate sulle nuove costruzioni, privilegiando strumenti alternativi, meno dispendiosi di energia e meno inquinanti. I nuovi immobili devono, infatti, sottostare a normative stringenti in ambito di energia, avendo anche l’obbligo di installare una quota di energia rinnovabile garantita (per ora) solo dalle pompe a calore.

Anche la Germania ha annunciato di recente, anticipando di poco il dettato europeo, il divieto di installazione di qualsiasi nuovo impianto di riscaldamento a combustibili fossili dal 2025 in poi.

Secondo i dati forniti dalla Commissione, al fine di non essere più dipendenti dal gas (russo e non solo) e di poter dare una vera svolta alle fonti di energia di cui necessitiamo, l’Unione Europea dovrebbe raddoppiare il tasso di diffusione delle pompe di calore individuali. Per poter fare davvero la differenza sarà necessario arrivare ad avere 10 milioni pompe di calore nei prossimi 5 anni.



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