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Coppia senza figli, a chi va la casa?

23 Maggio 2022
Coppia senza figli, a chi va la casa?

Casa cointestata: c’è il rischio di perdere l’immobile in caso di separazione della coppia?

Un nostro lettore convive con la propria ragazza da diverso tempo. Nel corso di questi anni, i due hanno comprato una casa che risulta cointestata ad entrambi. La coppia ha di recente deciso di separarsi. Il lettore ci chiede, preoccupato, se lei può ora cacciarlo dall’abitazione pur non avendo figli o se invece la stessa vada “chiusa” e ciascuno dei due sia costretto a trovare una diversa collocazione. 

La questione, per come prospettata, pone un ricorrente quesito: in caso di coppia senza figli a chi va la casa cointestata e come va divisa questa se interviene la separazione? Ecco alcuni chiarimenti pratici.

A chi va la casa?

Tanto nell’ipotesi di una coppia sposata, quanto convivente, l’assegnazione della casa familiare non è una sorta di mantenimento che uno dei due partner deve garantire all’altro ma realizza la precisa finalità di proteggere i figli da traumi ulteriori che si aggiungerebbero a quelli già sofferti a seguito della crisi della relazione fra madre e padre. Questo significa che la casa può essere assegnata solo in presenza di figli e in favore del genitore “collocatario”, quello cioè presso cui i bambini vanno a vivere. Si deve trattare però di figli minorenni, portatori di handicap o maggiorenni non ancora autosufficienti dal punto di vista economico o comunque non ancora in grado di rendersi autonomi dai genitori.

Per cui, in presenza di una coppia senza figli, il giudice non può attribuire il diritto di abitazione sulla casa familiare a uno dei due partner, neanche se questa è cointestata. Ma allora chi decide la sorte dell’abitazione? A chi va, chi ne può usufruire e come si divide? Lo spiegheremo nei prossimi paragrafi.

A chi va la casa se la coppia è senza figli?

Se la casa è di proprietà esclusiva di un solo coniuge o partner convivente, l’immobile ritorna al relativo titolare il quale potrà mandare via l’altro. Non potrà farlo dall’oggi al domani ma dovrà comunque garantirgli un tempo congruo per trovare una nuova sistemazione. 

Se invece la casa è cointestata, bisognerà trovare un’intesa per la sua divisione; in caso contrario, si ricorre al giudice che procede alla cosiddetta divisione giudiziale.

È bene ricordare che:

  • se la coppia è sposata in regime di comunione dei beni, la separazione (dinanzi al giudice, in Comune o con la negoziazione assistita degli avvocati) scioglie automaticamente detta comunione. Sulla casa si forma però una comunione ordinaria, sicché ciascuno dei coniugi vanta una quota pari al 50% sull’intero bene che potrebbe anche decidere di vendere. Se non c’è un diverso accordo tra gli ex, ciascuno di questi può rivolgersi al giudice affinché proceda alla divisione della proprietà sull’immobile per come a breve vedremo;
  • se la coppia è sposata in regime di separazione dei beni, la separazione (dinanzi al giudice, in Comune o con la negoziazione assistita degli avvocati) non ha ripercussioni sulla casa che resta cointestata ad entrambi secondo le quote concordate all’atto dell’acquisto. Anche in tale caso, ciascuno degli ex coniugi può vendere la propria quota oppure, in assenza di accordo con l’ex, chiedere la divisione della proprietà al giudice; 
  • se si tratta di coppia di fatto, ossia di conviventi, la separazione non richiede l’intervento del giudice o di altra autorità. Non c’è quindi bisogno di intraprendere alcuna procedura. Resta la comproprietà dell’immobile secondo le quote concordate. Anche in tale ipotesi ciascun cointestatario può vendere la propria quota o rivolgersi al tribunale affinché proceda alla separazione della comunione. 

Come dividere la casa cointestata?

Nel momento in cui la coppia sposata o di fatto si separa, l’eventuale comunione ordinaria sulla casa cointestata può essere separata in qualsiasi momento su richiesta di uno dei comproprietari. Nulla esclude però che i due lascino la comunione e trovino un accordo diverso (ad esempio, la locazione dell’immobile e la divisione dell’eventuale ricavato oppure l’utilizzo dello stesso per periodi prestabiliti). Di certo, non è possibile che uno dei comproprietari escluda l’altro dall’uso del bene, spettando questo a ciascuno dei due, anche contemporaneamente laddove possibile.

Detto ciò, se non si raggiunge un’intesa, ciascun comproprietario può rivolgersi al giudice affinché ponga termine alla comunione. A quel punto, il giudice seguirà tali passaggi:

  • innanzitutto, verifica se è possibile dividere il bene in natura, assegnando a ciascun cointestatario una quota pari alla sua percentuale di proprietà. Ciò succede ad esempio quando si tratta di una villetta che può essere separata in due unità abitative diverse, con autonomo ingresso;
  • se ciò non è possibile, il giudice verifica se uno dei due comproprietari è disposto ad acquistare dall’altro la relativa quota liquidandogli il relativo controvalore in denaro;
  • se neanche tale soluzione dovesse essere percorribile, il giudice mette all’asta l’immobile e poi divide il ricavato tra i due comproprietari.  


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