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Un solo account PEC per le comunicazioni di cancelleria: se non funziona peggio per l’avvocato

7 Ottobre 2014
Un solo account PEC per le comunicazioni di cancelleria: se non funziona peggio per l’avvocato

Processo telematico: è l’avvocato che si assume la responsabilità se l’account di posta elettronica certificata comunicato al consiglio dell’ordine non funziona: la cancelleria è tenuta all’invio a un unico indirizzo per parte e il messaggio si dà per conosciuto.

La cancelleria del tribunale è tenuta a inviare le comunicazioni agli avvocati difensori a uno solo degli indirizzi Pec indicati da ognuna delle parti. Con la conseguenza che, se la casella di posta elettronica non funziona, la comunicazione si presume comunque conosciuta e la circostanza “è unicamente imputabile allo stesso difensore, che ne subisce le conseguenze processuali”.

Lo ha stabilito il Consiglio di Stato con una recente ordinanza [1].

In base al codice del processo telematico, da ora le cancellerie dei tribunali – ormai tutte informatizzate – inviano agli avvocati delle parti le comunicazioni con i rinvii d’udienza attraverso la posta elettronica certificata. E soprattutto la comunicazione si presume come conosciuta dalla parte, a prescindere da qualsiasi possibile malfunzionamento dell’email: malfunzionamento che ricade sullo stesso interessato.

Il punto, però, che restava da chiarire – e che il Consiglio di Stato ha affrontato nell’ordinanza in commento – è se la cancelleria sia tenuta o meno a inoltrare la comunicazione anche a un eventuale secondo indirizzo elettronico di cui sia dotato il difensore e da questi comunicato (così come nel caso di specie, in cui, invece, la seconda PEC era regolarmente attiva). La risposta, tuttavia, fornita dai giudici amministrativi, è negativa. Ciò in base a un’interpretazione della norme che regolano la materia. In particolare, la legge [2] che disciplina le comunicazioni e i depositi informatici stabilisce che: “I difensori indicano nel ricorso o nel primo atto difensivo un indirizzo di posta elettronica certificata e un recapito di fax, che possono essere anche diversi dagli indirizzi del domiciliatario, dove intendono ricevere le comunicazioni relative al processo”.

Dunque non ci sono margini di scuse per l’avvocato che non cura la propria Pec quotidianamente.


note

[1] Cons. St. ord. n. 2428/14.

[2] Art. 136 Cpa.

Autore immagine: 123rf com


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