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Praticanti: 6 consigli per superare l’esame di avvocato


Praticanti: 6 consigli per superare l’esame di avvocato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 ottobre 2014



Esame di abilitazione professionale: qualche suggerimento pratico per i giovani futuri colleghi.

Ci siamo quasi: fissate ormai le date per le tre prove scritte, a quasi due mesi dal d-day, i praticanti hanno già imbracciato codici e tomi di vario peso e misura per chiudersi e ripetere quanto avevano lasciato ai tempi dell’università. Evidenziatori, matite, riassunti, appunti e magari qualche atto sottratto allo studio: tutto fa brodo per potersi preparare e superare il temuto esame di abilitazione professionale.

Ancora una volta, così come ai tempi dell’ateneo di giurisprudenza, nemici giurati ad un approccio sereno e consapevole sono le immancabili voci di corridoio: quelle indiscrezioni che, puntualmente, si gonfiano sino a diventare le più disparate e assurde leggende metropolitane.

Così a voi che vi state per gettare in uno dei momenti più indimenticabili (nel bene e nel male) del vostro percorso formativo, abbiamo deciso di dedicare questo breve articoletto: più con lo scopo di stimolare alcune riflessioni che forse il timore e la fretta non vi suggeriranno.

Precisazione forse inutile: ogni storia è, in sé, unica e singolare. Così altrettanto i nostri consigli sono solo il frutto di quella che è stata, a suo tempo, la nostra esperienza.

1. Inutile prepararsi sui pareri

Nonostante molti dottori in legge si ostinino a studiare partendo dai pareri, per poi risalire all’istituto – seguendo quindi un percorso dal particolare al generale – siamo convinti che questo approccio sia del tutto sbagliato. Una volta che si ha completa padronanza degli istituti del diritto si è in grado di affrontare qualsiasi caso venga prospettato. Pertanto, la cosa migliore da fare è studiare sui consueti libri di testo (se aggiornati, anche quelli usati all’università con cui, verosimilmente, avete un approccio più familiare).

Tenete da parte il libro dei pareri e consultatelo solo, qualche giorno prima del test, per avere un’idea di massima di come comporre strutturalmente il vostro elaborato.

2. Non demonizziamo i riassunti

Esistono alcune case editrici (una in particolare molto nota agli studenti di legge) specializzatesi in riassunti del diritto. Senza tanta ipocrisia: non demonizziamole. Anzi! Una visione generale e complessiva della materia consente anche di sviluppare, successivamente, gli approfondimenti necessari. Inutile, invece, imbarcarsi in una minuziosa e mnemonica preparazione quando poi non si riesce ad avere una panoramica generale e a spaziare da argomento in argomento con estrema elasticità.

Attenzione, poi, che alcune di queste case editrici, pur partendo dall’idea di “riassunti”, sono arrivate a realizzare veri e propri libri, completi in tutto, e forse ancora più chiari di quelli suggeriti tutt’oggi dai professori universitari.

3. Esercitatevi con la chiarezza

Provate a scrivere più volte un parere, ma solo allo scopo di esercitarvi nell’uso della chiarezza espositiva. Anni e anni sui libri dell’università vi hanno portato a dimenticare la lingua italiana, quella narrativa e comune al resto dei vostri amici? Ebbene, riprendente in mano un buon libro di lettura classica.

Il ragionamento – per convincere e impressionare il commissario esaminatore – deve essere semplice e arrivare direttamente al punto.

Prima di iniziare a scrivere il parere, provate a fare uno schema di ragionamento su di un foglio di carta: fate disegni, aiutatevi con freccette, grafici, schemi. L’importante è seguire una linea logica di ragionamento che parta dall’inquadramento generale dell’istituto e, senza dilungarsi troppo, via via, arrivi gradatamente al punto centrale del problema.

Nel dubbio – dice la legge – “pro reo”. Questo principio non vale agli esami di avvocato. Se il vostro discorso non è chiaro è più facile essere bocciati. Non vi aspettate che il commissario si prodighi troppo di interpretare il vostro pensiero.

4. Non strafate

Mettere troppa carne al fuoco e prendere “la via della tangente” vi può solo danneggiare. Non contate le pagine che avete scritto. Non sarà certo la lunghezza del parere il metro della vostra bravura (al contrario potrebbe anche indispettire l’esaminatore). Personalmente – e questo portale sposa in pieno questa filosofia – la comprensione di un argomento da parte del suo autore si misura dalla brevità e dalla chiarezza. Solo chi è padrone di un tema riesce a sintetizzarlo senza nulla tralasciare, facendolo comprendere anche ai meno avvezzi.

Quindi, non affannatevi ad inserire dati che non c’entrano niente col tema solo per allungare il brodo.

5. Occhio alla grafia

Un aspetto che viene spesso tralasciato dai candidati è l’importanza di una grafia chiara e intellegibile senza doversi sforzare. Fate il massimo esercizio per rendervi leggibili anche a chi non ha dieci decimi ed è costretto a inforcare gli occhiali. Non c’è cosa peggiore di dover leggere uno scritto lungo e con caratteri incomprensibili. Una buona grafia è anche indice di rispetto per chi vi deve valutare.

6. Non prestate fede alle voci di corridoio

Secondo alcuni studi, la paura diminuisce le capacità intellettive sino al 50%. Non prestate fede, quindi, alle storie di quei vostri colleghi che, benché veri e propri geni del diritto, sono stati bocciati dieci volte di seguito.

Rilassatevi sin dall’inizio, non cercate negli amici la soluzione prima ancora di aver letto la traccia (in realtà non dovreste cercarla neanche dopo! N.d.r.). La sera prima dell’esame provate ad andare a letto presto o, comunque, non prima di aver fatto ciò che vi piace: una passeggiata con gli amici, dello shopping, un’ora di palestra.

 

Dulcis in fundo (ma questo col diritto non c’entra molto): non mangiate pesante la sera prima o la mattina a colazione. Meno sangue affluirà nello stomaco per la digestione, più ve ne sarà da impiegare per le cellule cerebrali…

note

Autore immagine: 123rf com

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