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Chi paga le spese della casa assegnata all’ex coniuge?

24 Maggio 2022 | Autore:
Chi paga le spese della casa assegnata all’ex coniuge?

Dopo la separazione, come si ripartiscono tra proprietario e assegnatario le spese ordinarie, straordinarie e condominiali della casa coniugale?

Quando una coppia si separa e ci sono figli minori, di regola, la casa familiare viene assegnata al genitore «collocatario», cioè a quello che continuerà ad abitarvi insieme ai bambini o ai ragazzi; l’altro genitore si stabilirà altrove e potrà incontrare i figli nei periodi prestabiliti. Questo provvedimento viene adottato per evitare ai figli il disagio di un trasloco, che li costringerebbe a cambiare le loro abitudini di vita. Sarebbe un trauma che si aggiungerebbe a quello della separazione dei loro genitori: perciò, è meglio farli crescere nella casa e nell’ambiente dove già vivono. Di solito, è la moglie che beneficia dell’assegnazione della casa coniugale, ma talvolta potrebbe essere anche il marito.

In questi casi, però, sorge un frequente problema pratico: chi paga le spese della casa assegnata all’ex coniuge? La domanda si pone in tutti i casi in cui il coniuge assegnatario non è proprietario, o comproprietario, dell’immobile; ma, a seguito dell’assegnazione, ha sul bene un diritto personale di godimento, e può usufruire dell’abitazione a titolo gratuito. Questo, però, non vuol dire che sia esonerato da tutte le spese inerenti all’uso dell’immobile e da quelle che riguardano il suo mantenimento. Vediamo allora cosa succede in queste situazioni e quali sono i criteri di ripartizione delle spese tra il proprietario e l’assegnatario della casa, anche quando si tratta del pagamento delle quote condominiali: a quale dei due ex coniugi deve chiederle l’amministratore? Per scoprirlo, prosegui nella lettura.

L’assegnazione della casa coniugale dopo la separazione

Uno degli effetti pratici più importanti della separazione è l’autorizzazione ai coniugi a vivere in luoghi diversi: viene meno l’obbligo di coabitazione, ed anche il dovere di fedeltà reciproca. Così anche le vite dei rispettivi coniugi diventano separate e indipendenti. Permangono, invece, altri doveri derivanti dal matrimonio, come quello di mantenimento dell’ex coniuge e dei figli minori, che devono sempre essere curati, istruiti ed educati da entrambi i loro genitori.

Se la separazione avviene in via consensuale, i coniugi raggiungono un accordo su tutti questi profili e il giudice si limita ad omologare le condizioni stabilite d’intesa dalla coppia. In mancanza di accordo, invece, sarà il giudice a determinare l’assegnazione della casa coniugale e la spettanza dell’assegno di mantenimento. È bene sottolineare che la casa familiare può essere assegnata al coniuge per abitarla insieme ai figli minori anche se egli, o ella, non ne è proprietario o comproprietario: si tratta di un diritto di godimento che viene attribuito nell’interesse dei figli, e perdurerà sino a quando essi non diventeranno maggiorenni e raggiungeranno l’indipendenza economica.

Di conseguenza, se non vi sono figli, o se sono già adulti ed autosufficienti, la casa coniugale non sarà assegnata (a meno che i coniugi non abbiano raggiunto un’intesa in tal senso): rimarrà al coniuge che ne è proprietario, oppure, se apparteneva ad entrambi, continuerà ad essere in comproprietà, a meno che i coniugi ormai separati o già divorziati, non decidano di venderla e di dividersi il ricavato.

Casa assegnata all’ex coniuge: ripartizione delle spese

Il principio di base per la ripartizione delle spese della casa assegnata all’ex coniuge è che esse fanno carico a chi ne è assegnatario. Si tratta di tutte le spese ordinarie connesse al normale uso dell’immobile, che devono ricadere su chi in quel periodo ha il godimento effettivo del bene: ad esempio, le utenze elettriche, la pulizia dei locali, il pagamento della tassa sui rifiuti.

Una fondamentale distinzione, però, riguarda le spese straordinarie: esse restano di competenza esclusiva del proprietario dell’immobile, a meno che gli accordi di separazione o di divorzio non abbiano previsto una ripartizione diversa tra gli ex coniugi. Anche il provvedimento giudiziale di separazione o di divorzio potrebbe stabilire una suddivisione diversa delle spese straordinarie: lo consente l’ampia formulazione dell’art. 337 sexies del Codice civile, affermando che: «Dell’assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprietà».

Condominio: chi paga le spese di manutenzione della casa coniugale?

Anche le spese condominiali dell’ex casa coniugale seguono tendenzialmente le regole di riparto che abbiamo esaminato nel paragrafo precedente, ma vi sono delle particolarità. Una recentissima ordinanza della Corte di Cassazione [1] ha stabilito che l’amministratore del condominio non può chiedere all’assegnatario della casa coniugale il pagamento di oneri diversi dalle consuete spese di manutenzione, ma deve limitarsi a riscuotere soltanto quelle di «utilizzo diretto» dell’unità immobiliare, come le quote dovute per il riscaldamento o per le pulizie dell’edificio.

Così tutte le altre spese inerenti all’immobile situato nel condominio – a partire dalle spese straordinarie – devono ricadere sul proprietario. Al riguardo, la Suprema Corte sottolinea che: «L’essenziale gratuità dell’assegnazione della casa familiare esonera l’assegnatario dal pagamento di un corrispettivo per il godimento dell’abitazione di proprietà dell’altro, ma non si estende alle spese correlate all’uso (tra cui, appunto, i contributi condominiali inerenti alla manutenzione delle cose comuni poste anche a servizio dell’alloggio familiare): spese che, in assenza di un provvedimento espresso del giudice della separazione o del divorzio, che ne accolli l’onere al coniuge proprietario, vanno a carico del coniuge assegnatario».

Di conseguenza, il Collegio ha affermato il seguente principio di diritto: «L’amministratore di condominio ha diritto di riscuotere i contributi per la manutenzione e per l’esercizio delle parti e dei servizi comuni esclusivamente da ciascun condomino, e cioè dall’effettivo proprietario o titolare di diritto reale sulla singola unità immobiliare, sicché è esclusa un’azione diretta nei confronti del coniuge o del convivente assegnatario dell’abitazione adibita a casa familiare, configurandosi il diritto al godimento della casa familiare come diritto personale di godimento sui generis».


note

[1] Cass. ord. n. 16613 del 23.05.2022.


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