Diritto e Fisco | Articoli

Acquisto in negozio: vale il diritto di ripensamento?

24 Maggio 2022
Acquisto in negozio: vale il diritto di ripensamento?

In quali casi non spetta il diritto di ripensamento ossia la possibilità di chiedere il reso e quando è vietato rilasciare all’acquirente dei buoni spesa. 

Un nostro lettore ha acquistato un aspirapolvere in una grande catena di elettrodomestici. L’addetto al reparto lo aveva rassicurato sulla bontà del prodotto ma, una volta a casa, l’acquirente ha constatato che l’apparecchio non aveva qualità più evidenti di quelle dell’aspirapolvere che già possedeva. Così, ritenendosi non più soddisfatto dell’affare, è tornato al centro commerciale dopo qualche giorno per poterlo restituire o cambiare con un altro oggetto, cosa che però gli è stata negata. Ci viene pertanto chiesto se per l’acquisto in negozio vale il diritto di ripensamento o se, comunque, qualora il prodotto non sia come promesso dal venditore, esiste una garanzia a favore del consumatore. Vediamo cosa dice la legge a riguardo.

Quando spetta il diritto di ripensamento?

Ai sensi del Codice del consumo, il «diritto di recesso» o «diritto di ripensamento» vale solo per gli acquisti effettuati fuori dai locali commerciali ossia in luoghi diversi dai tradizionali “negozi fisici”. Il che significa che è possibile esercitare il recesso dal contratto, senza obbligo di motivazione, solo per gli acquisti online, con le televendite, con le offerte effettuate tramite call center e così via. 

Gli stand all’interno delle fiere vengono equiparati ai locali commerciali, ragion per cui, in questi casi, non è esercitabile il diritto di ripensamento.

Ai fini del recesso dal contratto è necessario comunicare al venditore tale intenzione entro 14 giorni dal ricevimento della merce e, nei successivi 14 giorni, rispedirla a proprie spese al mittente.

Il diritto di recesso vale anche se il prodotto è stato tolto dall’imballaggio e utilizzato. 

Quando non spetta il diritto di ripensamento?

Chi compra in un negozio tradizionale non può usufruire del diritto di ripensamento. Si pensi a chi acquista un abito e, seppur misurato nel camerino del negozio, lo trovi a casa troppo stretto o non più di suo gradimento. Alcuni negozi però applicano una policy diversa consentendo il cambio con un altro prodotto o con dei buoni spesa: si tratta però di una concessione del negoziante che non può essere pretesa dall’acquirente.

Il diritto di ripensamento non spetta poi, anche nel caso di acquisti online o con televendite o con call center telefonici, quando si chiede la fattura e quindi si utilizza la propria partita Iva. Infatti il recesso è un diritto riservato solo ai consumatori, a coloro cioè che intervengono nel contratto non per esigenze professionali o lavorative.

Esistono una serie di ulteriori casi, elencati dal Codice del consumo, che escludono il diritto di recesso come, ad esempio, nel caso di merce personalizzata (si pensi a una maglietta con la stampa di una foto personale) o di servizi per i quali l’esecuzione del contratto sia già stata autorizzata dall’acquirente che, nel contempo (anche con registrazione vocale), abbia rinunciato al diritto di recesso (si pensi alle promozioni telefoniche).

Non si può esercitare il recesso in caso di vendita di beni che rischiano di deteriorarsi o di scadere rapidamente; si pensi all’acquisto di una partita di arance. Ed ancora non spetta il ripensamento in caso di fornitura di beni sigillati che non si prestano ad essere restituiti per motivi igienici o connessi alla protezione della salute e sono stati aperti dopo la consegna. È il caso dell’acquisto online di un rotolo di carta igienica o di alimenti.

L’elenco di tutti i casi in cui la legge esclude l’esercizio del diritto di ripensamento, anche fuori dai locali commerciali, è contenuto nell’articolo Si può escludere il diritto di recesso?

Cosa fare se il prodotto è diverso da quello promesso?

Spesso, il negoziante esalta genericamente le qualità della propria merce inducendo il consumatore ad acquistare. Se però queste millanterie non si riversano in vere e proprie bugie, non è possibile ottenere la risoluzione del contratto. Si tratta infatti dei casi del cosiddetto “dolus bonus”, ammesso dalla legge.

Diverso è il caso del prodotto che presenti difetti di conformità, ossia che abbia caratteristiche inferiori rispetto a quelle esplicitamente promesse o indicate sulla confezione oppure dei difetti di funzionamento. 

Nel caso del prodotto diverso da quello prospettato dal venditore o con caratteristiche inferiori, l’acquirente può chiedere la risoluzione del contratto e quindi la restituzione dei soldi spesi. Non può essere accontentato con un semplice “buono”.

Invece nel caso di prodotto non funzionante, spetta la garanzia per due anni. Un tempo, il consumatore aveva però l’obbligo di denunciare al venditore, entro 2 mesi dall’acquisto, il difetto; oggi è stato eliminato. Leggi Garanzia: addio obbligo denuncia entro due mesi. 

In caso di difetto di funzionamento, il venditore è tenuto, a scelta del consumatore a:

  • sostituire il prodotto con uno dello stesso tipo;
  • riparare il prodotto in un congruo termine rispetto al vizio riscontrato.

Se nessuna di queste soluzioni dovesse essere possibile o se risultasse antieconomica, l’acquirente avrebbe diritto a chiedere:

  • la risoluzione del contratto con restituzione dei soldi spesi;
  • oppure la parziale riduzione del prezzo di vendita, trattenendo però l’oggetto. 

Difficilmente, il negoziante potrà provvedere al rimborso del prezzo in contanti, stanti le difficoltà burocratiche derivanti dalle normative fiscali vigenti, che impongono precise procedure di reso per la rettifica dello scontrino elettronico già emesso.

Anche in questi casi, il diritto dell’acquirente non può essere soddisfatto con dei semplici buoni spesa. 



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube