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In quale ipotesi cessa il vincolo di affinità?

24 Maggio 2022
In quale ipotesi cessa il vincolo di affinità?

Quando vengono meno i rapporti e quindi i vincoli tra un coniuge e i parenti dell’altro coniuge: la morte, la separazione, il divorzio, l’annullamento del matrimonio. 

Se il vincolo del matrimonio, e quindi il rapporto di familiarità che lega marito e moglie, cessa con la fine del matrimonio, le cose vanno diversamente con l’affinità. Il vincolo di affinità, ossia il legame che unisce una persona ai familiari del proprio coniuge, non viene meno con la separazione o con la morte del coniuge. Di qui la domanda: in quali ipotesi cessa il vincolo di affinità? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Cos’è l’affinità?

Per come definita dall’articolo 78 del Codice civile, l’affinità è un vincolo che si crea tra un coniuge e i parenti dell’altro coniuge. Essa quindi presuppone un matrimonio e si costituisce automaticamente con le stesse nozze, senza bisogno di alcun formalismo. 

Non si viene a formare alcuna affinità, in caso di convivenza, tra una persona e i parenti del compagno o della compagna.

Chi sono gli affini?

Nel linguaggio comune, il coniuge nei confronti dei parenti dell’altro coniuge è chiamato:

  • «genero» (se uomo) o «nuora» (se donna) nei confronti dei genitori dell’altro coniuge (cosiddetti «suoceri»);
  • «patrigno» o «matrigna» nei confronti del figlio dell’altro coniuge (cosiddetto «figliastro» o «figliastra»);
  • «cognato» o «cognata» nei confronti dei fratelli o sorelle dell’altro coniuge (chiamati anch’essi «cognati»).

Come si calcola l’affinità?

Anche il rapporto di affinità si distingue per linea (retta o collaterale) e per grado. 

Se un soggetto è parente di secondo grado in linea retta di uno dei coniugi, è affine nella stessa linea e grado dell’altro coniuge.

Il Codice civile infatti recita nel seguente modo: «Nella stessa linea e grado in cui un soggetto è parente di uno dei coniugi, egli è affine dell’altro coniuge». Cosa significa? Ad esempio, dopo il matrimonio, il fratello di mia moglie (che è mio cognato) è mio affine di secondo grado, dal momento che è parente di secondo grado di mia moglie.

Quindi, proprio come avviene con i parenti, anche gli affini si distinguono in: 

  • linea retta, se si fa riferimento alle persone che di un coniuge sono parenti in linea retta (ad esempio: padre, madre): essi sono affini in linea retta dell’altro coniuge (suocero, suocera);
  • linea collaterale, se si fa riferimento alle persone che di un coniuge sono parenti in linea collaterale (ad esempio: fratello, sorella): essi sono affini in via collaterale dell’altro coniuge (cognato, cognata).

Che rapporto c’è tra i parenti dei due coniugi?

Il rapporto di affinità si costituisce esclusivamente fra un coniuge e i parenti dell’altro coniuge, mentre gli affini di ciascun coniuge non sono affini tra loro. Quindi, la sorella dello sposo con la sorella della sposa non hanno alcun legame.  

Quando cessa l’affinità?

L’affinità non cessa con la morte dell’altro coniuge e anche se i coniugi non hanno avuto figli.

Invece, l’affinità cessa con la dichiarazione di nullità del matrimonio. Secondo l’interpretazione più attendibile, la cessazione si ha quando passa in giudicato la sentenza che annulla il matrimonio o ne dichiara la nullità oppure rende efficace la sentenza ecclesiastica che dichiara la nullità.

Nulla dice la legge con riferimento alla separazione e al divorzio. Tuttavia, secondo alcuni interpreti, la semplice separazione tra coniugi non fa venir meno il rapporto di affinità con i familiari dell’ex. Diverso è nel caso di divorzio: il divorzio, comportando la cessazione degli effetti civili del matrimonio, fa perdere anche il rapporto di affinità. 

Perché è importante stabilire quando cessa il vincolo di affinità?

Ma perché è così importante stabilire quando finisce il rapporto di affinità? Perché la legge prevede una serie di vincoli tra un coniuge e i familiari dell’altro (ossia con i propri affini). Innanzitutto, tra affini non è possibile contrarre matrimonio. Il divieto è assoluto se si tratta di affini in linea retta. Mentre possono chiedere una apposita dispensa al tribunale:

  • lo zio e la nipote;
  • la zia e il nipote;
  • gli affini in linea collaterale di secondo grado;
  • gli affini in linea retta quando l’affinità deriva da un matrimonio dichiarato nullo.

In secondo luogo, gli affini sono tenuti a versare gli alimenti se il coniuge del proprio familiare versa in condizioni economiche gravi che ne compromettono la stessa sopravvivenza. L’obbligo degli alimenti ricade su svariati soggetti in base alla seguente priorità:

  • coniuge;
  • figli, anche adottivi, e, in loro mancanza, discendenti prossimi;
  • genitori e, in loro mancanza, discendenti prossimi; adottanti;
  • generi e nuore;
  • suocero e suocera;
  • fratelli e sorelle germani o unilaterali, con precedenza dei germani sugli unilaterali.

In ultimo, gli affini hanno la legittimazione ad agire nelle azioni di interdizione e inabilitazione.

Unioni civili: c’è affinità?

Ci si è chiesto se si crei il legame di affinità anche nel caso delle unioni civili, ossia tra persone dello stesso sesso unite in base ad apposita convenzione. La risposta sembra essere positiva in quanto in materia di unione civile trova spazio la disciplina degli impedimenti matrimoniali, mediante la riproduzione di norme che ricalcano quelle del Codice civile.



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