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Quando la segnalazione della banca alla Centrale Rischi è illegittima

7 Ottobre 2014
Quando la segnalazione della banca alla Centrale Rischi è illegittima

La segnalazione alla Centrale Rischi di un “credito a sofferenza” deve ritenersi illegittima se fondata sul mero inadempimento di una obbligazione contestata e non su una valutazione ponderata della situazione patrimoniale e finanziaria complessiva del cliente, la quale deve essere indicativa del suo stato di insolvenza e tale da preoccupare il sistema creditizio per la concessione o il mantenimento al medesimo soggetto di ulteriore credito.

Una segnalazione errata o illegittima alla Centrale Rischi può comportare un danno gravissimo ad un soggetto ed in particolar modo ad un’impresa, la quale, oltre a subire una lesione della sua immagine commerciale, si vedrebbe verosimilmente precluso l’accesso al credito. Pertanto, la Banca deve prestare particolare attenzione ed attenersi a canoni di diligenza professionale prima di segnalare un credito a sofferenza.

Come noto, la Centrale Rischi è un sistema informativo curato dalla Banca d’Italia. Il suo fine è quello di permettere agli istituti di credito di conoscere la posizione debitoria globale dei clienti nei confronti del sistema bancario, affinché questi possano più facilmente valutare i termini di rischio della concessione del credito e garantire maggiore stabilità al sistema creditizio. Per alimentare tale sistema informativo, le banche sono tenute a segnalare mensilmente alla Centrale Rischi tutti gli affidamenti sia diretti che indiretti (es. garanzie fideiussorie) per importi a partire da € 30.000,00, nonché i crediti a sofferenza – cioè a rischio di insolvenza – di qualunque importo.

Un autorevole orientamento giurisprudenziale ha precisato che la segnalazione di un credito a sofferenza non può derivare semplicemente da un mero ritardo nel pagamento. Più precisamente: se lo scopo della Centrale Rischi è quello di permettere agli altri istituti di credito di conoscere la difficoltà finanziaria di un soggetto in tempo utile per cautelare la propria posizione, è chiaro che lo stato di insolvenza richiesto come presupposto per la segnalazione a sofferenza debba interpretarsi in maniera più lieve rispetto all’insolvenza fallimentare.

Per segnalare un soggetto non è dunque necessario che lo stesso si trovi in procinto di fallire, tuttavia laBanca è tenuta ad effettuare una valutazione ponderata della complessiva situazione patrimoniale e finanziaria del cliente, in modo da poter stabilire se lo stesso possa ritenersi o meno un soggetto a rischio di insolvenza [1]. La Corte di Cassazione ha affermato la mancanza di uno stato equiparabile all’insolvenza e dunque riconosciuto l’illegittimità della segnalazione in un caso in cui il soggetto segnalato, pur in ritardo nel pagamento, non presentava un rischio per il sistema creditizio. Infatti lo stesso era in possesso di beni aziendali per un valore superiore al credito, aveva fornito ampie garanzie e non risultavano a suo carico procedure esecutive o protesti. L’omissione da parte della Banca dell’espletamento dei necessari accertamenti è stata connotata come una mancanza di diligenza professionale e condannata [2].

Secondo la giurisprudenza, il mero inadempimento non può essere considerato sintomo di una situazione di insolvenza, in quanto le sue ragioni possono essere molteplici: ad esempio la convinzione di non dover pagare la somma richiesta [3]. L’orientamento maggioritario esclude la legittimità della segnalazione a sofferenza di un credito contestato da parte del correntista, a condizione che la contestazione non appaia manifestamente infondata.

In un caso concreto deciso dal Tribunale di Pescara nel 2006, i correntisti avevano agito nei confronti della banca lamentando l’addebito sul conto corrente di interessi ultralegali non pattuiti, commissioni di massimo scoperto e capitalizzazione trimestrale in violazione di legge. Dinanzi al loro rifiuto di adempiere la Banca li aveva segnalati a sofferenza presso la Centrale Rischi, cosicché i correntisti hanno promosso un ricorso cautelare d’urgenza ai sensi dell’art. 700 c.p.c. Il ricorso è stato accolto dal Tribunale di Pescara, il quale ha ordinato alla Banca l’immediata cancellazione della segnalazione, ritenendo non pretestuoso il rifiuto dei correntisti di pagare il saldo debitorio apparente preteso dalla Banca ma dagli stessi fondatamente contestato [4].

di MASSIMO BACCI


note

[1] Trib. Milano ord. del 23/09/2009.

[2] Cass. sent. n. 12626 del 24/05/2010.

[3] Trib. Benevento ord. del 07/09/09.

[4] Trib. Pescara ord. 22/12/2006.


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