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Cassazione: valida la cartella Equitalia non firmata

7 Ottobre 2014 | Autore:
Cassazione: valida la cartella Equitalia non firmata

Per le cartelle Equitalia anteriori al 2009 la mancanza di sottoscrizione da parte del titolare dell’ufficio o di un suo delegato fa sorgere il problema della validità dell’atto; secondo la Cassazione la firma non è requisito essenziale.

 

Contrasto tra i giudici di merito e la Cassazione sulla questione della firma della cartella di Equitalia. Tra i vizi formali più spesso dibattuti in merito alle cartelle dell’agente per la riscossione, infatti, vi è quello della mancanza di firma del titolare dell’ufficio addetto (o di un suo delegato).

La sottoscrizione della cartella esattoriale sembra necessaria per tre motivi:

– la legge [1] prevede che: a) il ruolo esattoriale (di cui la cartella non è altro che un’esposizione sintetica) venga sottoscritto, anche mediante firma elettronica, da un funzionario dell’ufficio competente (titolare o delegato); b) con la sottoscrizione il ruolo diventa esecutivo;

– la cartella esattoriale è equiparabile ad un atto di precetto (che precede necessariamente l’esecuzione forzata) e come tale deve essere sottoscritta;

– la sottoscrizione è un elemento essenziale dell’atto amministrativo e la cartella è un atto del procedimento di riscossione che è considerato un procedimento amministrativo.

Sulla base delle motivazioni appena esposte viene affermata con certezza l’importanza della sottoscrizione delle cartelle esattoriali. Si pone tuttavia la questione sulle conseguenze della mancanza della firma: la cartella è nulla è comunque valida?

Secondo alcune Commissioni Tributarie [2], la sottoscrizione è un elemento essenziale della cartella e la sua mancanza, sia in forma autografa che elettronica, comporta la nullità della cartella stessa. Si tratta comunque di un orientamento minoritario.

Secondo la Cassazione, invece, la mancanza di sottoscrizione non rende la cartella invalida, purché l’atto sia inequivocabilmente riferibile all’organo amministrativo che ha il potere di emetterlo [3].

In altri termini, sarebbe necessario identificare non il funzionario che materialmente ha eseguito l’atto, ma l’ente che lo ha emesso. A tal fine basta dunque l’intestazione della cartella.

Il dubbio viene meno nel 2009, data di entrata in vigore di una norma [4] che ha definitivamente risolto la questione, stabilendo che la firma autografa può essere sostituita dall’indicazione a stampa del nominativo del soggetto responsabile del procedimento, in tutti i casi in cui gli atti siano prodotti attraverso sistemi informatizzati.

A partire dal 2009, dunque, ai fini della validità della cartella, è sufficiente l’indicazione del responsabile del procedimento senza necessità di firma.


note

[1] Art. 12, c. 4, D.P.R. n. 602/1973.

[2] Comm. Trib. di Bologna sent. n. 7/2011; Comm. Trib. di Bari sent. n. 186/2010.

[3] Cass. sent. n. 1425/2013 e n. 4283/2010.

[4] Art. 15, c. 7 del D.L. 78/09: “La  firma  autografa  prevista  sugli  atti  di   liquidazione, accertamento e riscossione dalle norme che  disciplinano  le  entrate tributarie   erariali   amministrate   dalle   Agenzie   fiscali    e dall’Amministrazione autonoma  dei  monopoli  di  Stato  può essere sostituita dall’indicazione a  stampa  del  nominativo  del  soggetto responsabile dell’adozione dell’atto in tutti i casi in cui gli  atti medesimi siano prodotti da sistemi informativi automatizzati”.

Autore immagine: 123rf com


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