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Come rifiutare la successione?

24 Maggio 2022
Come rifiutare la successione?

Rinuncia all’eredità: come si fa, quanto costa, a chi rivolgersi ed entro quanto tempo. Gli effetti per gli eredi e per i chiamati all’eredità.

Rifiutare la successione è l’unico modo per non dover pagare i debiti lasciati dal defunto. La cosiddetta rinuncia all’eredità infatti impedisce di acquisire lo stato di erede e, quindi, di succedere (secondo la propria percentuale) non solo nel patrimonio attivo ma anche in quello passivo (debiti, obbligazioni tributarie, ecc.). Detto ciò, vediamo dunque come rifiutare la successione: quali sono i passaggi da seguire, a quali uffici rivolgersi, entro quanto tempo procedere, quali sono i costi da sostenere. Ma procediamo con ordine. 

Perché rifiutare la successione?

Come anticipato, la rinuncia alla successione è l’unico modo per non dover pagare i debiti del defunto. 

È bene però sapere che la rinuncia può anche essere revocata se, in un successivo momento, ci si pente. In tal caso, si può revocare la rinuncia ma a patto che non siano decorsi più di 10 anni dal decesso del cosiddetto de cuius (cioè colui della cui eredità si tratta) e che il suo patrimonio non sia già stato interamente ripartito.

La rinuncia all’eredità è sicuramente un modo drastico per evitare responsabilità e possibili pignoramenti, ma non è l’unico. Si può optare anche per l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario con la quale, pur non perdendosi la qualità di erede, e quindi succedendo normalmente come tutti gli altri eredi, si limita la propria responsabilità per eventuali debiti al solo patrimonio ricevuto, senza estenderla anche ai beni personali. In buona sostanza, non si rischia più di quanto si prende: i creditori del defunto potranno pignorare unicamente i beni ricevuti in successione e non quelli di cui l’erede era già proprietario. 

Entro quanto tempo rifiutare la successione?

La rinuncia all’eredità va fatta entro 10 anni dall’apertura della successione, ossia dalla morte del de cuius. Tuttavia, coloro che avevano già il possesso dei beni del defunto (come il figlio convivente) hanno tempi più risicati: entro 3 mesi dal decesso devono redigere l’inventario di tali beni e nei successivi 40 giorni comunicare la rinuncia.

Come si rifiuta la successione?

Per rifiutare la successione ci si può recare indifferentemente da un notaio oppure dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione (rivolgendosi alla sezione o all’ufficio successioni, o alla volontaria giurisdizione, o ad altro ufficio a seconda del tribunale, di norma previo appuntamento). Dinanzi ad essi si dovrà rilasciare una dichiarazione di rinuncia che viene poi inserita nel registro delle successioni. La rinuncia non va poi trascritta nei registri immobiliari e non richiede testimoni. 

Attenzione: la rinuncia vale su tutta l’eredità, non potendosi avere una rinuncia parziale (ossia limitata solo ad alcuni beni).

Quali vantaggi se si rifiuta l’eredità?

Rifiutando l’eredità, il familiare del defunto non avrà alcuna ripercussione per i debiti da quest’ultimo lasciati pendenti. I creditori e il fisco non potranno agire contro di lui.

A ben vedere, il familiare non rischia nulla anche fin quando non manifesta la volontà di accettare l’eredità: è solo infatti con l’acquisizione della qualità di erede che si può essere oggetto delle pretese dei creditori. Questo significa che chi è ancora incerto e “ci sta pensando” potrà ignorare ogni lettera o sollecito di pagamento per conto del de cuius. E se mai gli dovesse essere notificato un atto giudiziario, questi potrà opporsi deducendo appunto l’assenza della qualità di erede e, come tale, di qualsiasi responsabilità patrimoniale. 

Non solo. Nonostante il rifiuto della successione, non si perde il diritto ad acquisire eventuali polizze sulla vita di cui si sia stati nominati beneficiari o la pensione di reversibilità del defunto: tali diritti infatti non derivano dalla qualità di erede e dunque si acquisiscono anche in caso di rinuncia all’eredità.

A chi va la quota di eredità di chi rinuncia?

A seguito della rinuncia all’eredità, la quota del rinunciante passa agli altri eredi. In particolare:

  • se a rinunciare all’eredità è il figlio, il fratello o la sorella del defunto, opera la rappresentazione: pertanto, la relativa quota va ai rispettivi figli o nipoti;
  • se a rinunciare all’eredità è un altro erede, diverso cioè dal figlio, dal fratello o dalla sorella del defunto, opera l’accrescimento: pertanto, la relativa quota viene divisa tra tutti gli altri eredi.

Quando non si può fare la rinuncia all’eredità?

Attenzione alle trappole nascoste che potrebbero impedire la rinuncia all’eredità. 

La prima di queste si pone per chi è nel possesso dei beni dell’eredità: se il familiare superstite non fa l’inventario entro 3 mesi e la dichiarazione di rinuncia nei successivi 40 giorni, si considera erede puro e semplice.

La seconda è per chi pone, anche se inconsapevolmente, un atto di accettazione tacita dell’eredità: tale sarebbe, ad esempio, la vendita di un bene del defunto, il prelievo dal conto corrente, l’utilizzo dell’auto in successione, la voltura catastale dell’immobile, la concessione in affitto dell’immobile del defunto e così via (leggi Quando c’è accettazione tacita dell’eredità). Chi compie uno di tali atti poi non può più rinunciare all’eredità e si considera erede puro e semplice, con la conseguenza che dovrà anche rispondere dei debiti lasciati dal defunto. 

Quali documenti sono necessari per rifiutare la successione?

Di regola, per la rinuncia sono necessari i seguenti documenti:

  • documento di chi rinuncia e suo codice fiscale;
  • certificato di morte in carta semplice;
  • copia conforme dell’eventuale verbale di pubblicazione del testamento;
  • codice fiscale del defunto;
  • copia conforme del provvedimento di autorizzazione del giudice tutelare, se vi sono incapaci.

Quanto costa rifiutare la successione?

Se la rinuncia viene fatta dinanzi a un notaio bisogna pagare l’onorario al professionista, ma in compenso ci si sbriga sempre prima rispetto al tribunale.

Le spese fisse da versare sono:

  • due marche da bollo da 16,00 euro, di cui una per la rinuncia e una per il ritiro dell’atto;
  • l’imposta di registro di 200,00 euro, per la registrazione (una per ogni rinunciante), da versare presso l’istituto bancario o l’ufficio postale con Mod. F23. La ricevuta del versamento va consegnata all’Agenzia delle Entrate;
  • una marca da bollo da 11,06 euro per i diritti di cancelleria (33,18 euro se viene richiesta con urgenza).


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