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Perché pagare in contanti?

24 Maggio 2022
Perché pagare in contanti?

In quali casi è più conveniente pagare in contanti: i vantaggi del cash. Quando invece è meglio pagare con carta di credito, bancomat o bonifico. 

Perché pagare in contanti? Anche se lo Stato promuove i pagamenti tracciabili per contrastare l’evasione fiscale, usare il cash può avere i suoi vantaggi, soprattutto per chi ha problemi di gestione delle proprie entrate e non riesce a far quadrare il budget familiare. 

Ci sono diverse situazioni in cui è preferibile pagare in contanti. Le analizzeremo qui di seguito.

Si può vietare di pagare in contanti?

Lo Stato vieta i pagamenti in contanti solo quando la transazione supera la soglia sulla tracciabilità dei pagamenti: soglia che, fino al 31.12.2022, è pari a 2.000 euro mentre, dal 1.01.2023, è pari a 1.000 euro.

In tutti gli altri casi, lo Stato incentiva ma non vieta i pagamenti in contanti. Lo fa con la possibilità di fruire delle detrazioni fiscali (come per le spese mediche e per le ristrutturazioni in casa).

Quanto invece ai privati, nessun esercente può rifiutare il pagamento in contanti, sempre nel rispetto delle predette soglie di tracciabilità (se così non fosse, egli rischierebbe una sanzione amministrativa da 2mila a 50mila euro). Potrebbe farlo solo se la banconota offerta dal cliente in pagamento dovesse apparire falsa o comunque deteriorata (ad esempio se presenta strappi, scritte, nastro adesivo).

Quando non conviene pagare in contanti?

Pagare con strumenti tracciabili ha i suoi vantaggi. Ciò succede ad esempio quando si deve conservare la prova dell’avvenuta transazione. Si pensi a una persona che, acquistando un elettrodomestico, dovesse poi far valere la garanzia in caso di prodotto difettoso (a tal fine, dovendo dimostrare la spesa, potrà avvalersi dell’estratto della carta di credito o del bancomat). Oppure si pensi al caso di un soggetto che presti a un amico una somma di denaro: in caso di successive contestazioni, con la prova del bonifico potrà agire contro di lui tramite un decreto ingiuntivo.

Le stesse bollette delle utenze domestiche, se pagate tramite la domiciliazione bancaria, non richiedono la conservazione dei bollettini e di tutta la carta ad essi collegata.

Ma soprattutto non conviene pagare in contanti quando è necessario dimostrare al fisco la provenienza del denaro: si pensi al padre che regala al figlio privo di lavoro un’auto. In tal caso, per evitare successive contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate – che potrebbe giustamente chiedersi con quali soldi il nullatenente ha potuto permettersi l’acquisto di tale bene – conviene usare assegni, bonifici o altri strumenti tracciabili.

Quando conviene usare i contanti?

Per chi ha problemi di risparmio, pagare in contanti può essere importante per tenere sotto controllo le spese. Ad esempio, una persona con uno stipendio di 1.500 euro sa già che più di tre prelievi al bancomat da 500 euro l’uno non potrà fare. Anzi preferibilmente dovrà lasciare un terzo della paga sul conto in modo da far fronte a spese impreviste e alle varie imposte da versare nel corso dell’anno.

Invece, i pagamenti con carta di credito o bancomat non consentono una percezione immediata e diretta tra la disponibilità finanziaria e la spesa. Il fatto di non percepire il materiale distacco dalla moneta potrebbe portare a eseguire spese superiori alle proprie possibilità.

Il secondo vantaggio di pagare in contanti è di poter spendere denaro di cui non si potrebbe dimostrare al fisco la relativa provenienza e che pertanto non bisognerebbe mai versare sul conto corrente. Si pensi a un’ingente somma di denaro accumulata a casa a seguito di donazioni e vincite al gioco o ritrovata in una cassaforte dopo l’apertura di una successione. L’utilizzo del contante non richiede che il denaro venga riportato sulla propria dichiarazione dei redditi ed evita accertamenti fiscali. Difatti, se il contante viene accreditato in banca (sempre che non si tratti di importi irrisori), l’ufficio delle imposte può presumere che si tratti di reddito tassabile, salvo prova contraria che deve fornire il contribuente.

I contanti restano poi il metodo di pagamento più veloce e facile (anche se i pagamenti digitali tramite smartphone hanno ormai ridotto drasticamente i tempi delle transazioni).

Inoltre, il pagamento in contanti è anonimo: non lascia tracce sul conto corrente per chi voglia nascondere, magari ai propri familiari o al cointestatario del conto stesso, la destinazione delle proprie spese. 

I contanti sono poi sicuri: evitando di fornire i dati della propria carta di credito non si è soggetti a frodi informatiche e a clonazioni.

Il contante poi non comporta spese: la sua gestione infatti non richiede l’intervento di terzi. Per pagare in contanti non c’è bisogno di avere una banca, di gestire un conto online, di detenere carte di credito o blocchetti degli assegni. Ricordiamo però che nessun esercente può chiedere un costo aggiuntivo in caso di pagamento con carte di credito o di debito. Un comportamento del genere potrebbe determinare una sanzione amministrativa. 



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