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Risarcimento incidente mortale: conta l’età della vittima?

25 Maggio 2022 | Autore:
Risarcimento incidente mortale: conta l’età della vittima?

In caso di sinistro stradale mortale, l’importo spettante ai familiari a titolo di danno parentale va aumentato se è deceduta una persona molto giovane.

Il decesso di una persona cara per un incidente stradale è sempre doloroso, ma quando la vittima è giovane la sofferenza dei genitori e degli altri familiari diventa enorme. La perdita di una giovane vita spezzata è incolmabile. Così in questi tristi casi ci si chiede se ai fini del risarcimento da morte per incidente stradale conta l’età della vittima.

La risposta è positiva: l’importo riconosciuto a titolo di «danno parentale» ai familiari stretti va incrementato, anche più che proporzionalmente rispetto ai valori tabellari medi, quando la vittima è molto giovane. In attesa dell’arrivo della tabella unica nazionale per il risarcimento dei danni alle persone decedute in incidenti stradali, la giurisprudenza ha elaborato dei criteri che, tra i vari fattori, tengono conto proprio dell’età della vittima per stabilire l’ammontare spettante ai congiunti a titolo di risarcimento danni dovuti alla morte in un incidente stradale (o a seguito di esso, come quando il decesso avviene in ospedale dove il ferito è stato trasportato).

Il rapporto tra l’età della vittima e quella dei familiari superstiti

In effetti, l’età della vittima assume sempre un valore significativo in relazione alla ragionevole aspettativa di vita compromessa dal sinistro stradale mortale: quanto minore è la prima, tanto maggiore è la seconda, e la compensazione economica del decesso e della lesione irreparabile dei parenti prossimi deve tenere conto di ciò.

Per tale motivo si considera anche l’età dei familiari superstiti, e il risarcimento che gli deve essere riconosciuto è aumentato quando anch’essi sono ancora giovani: infatti il rapporto parentale ed affettivo irrimediabilmente spezzato provocherà sofferenze e ripercussioni destinate a durare a lungo, per molti anni.

Risarcimento ai genitori per perdita di figlio giovanissimo

A tal proposito, per fare un esempio concreto, una sentenza della Corte d’Appello di Catania [1] ha riconosciuto ai genitori di un ragazzo diciannovenne deceduto in un sinistro stradale un risarcimento di 275mila euro ciascuno, a fronte dei soli 215mila euro che la compagnia assicuratrice aveva già spontaneamente versato.

La cifra è stata notevolmente incrementata, in via di «equità giudiziale», rispetto ai parametri medi, perché i due coniugi erano ancora giovani (il padre 60enne, la madre 47enne) ma soprattutto avevano perso un figlio che lavorava con loro nel negozio di famiglia e non erano riusciti a darsi pace dopo la sua scomparsa: i giudici hanno riscontrato un «gravissimo sconvolgimento delle abitudini quotidiane» e la presenza di «comportamenti anomali e dissociativi», come lo svegliarsi prima dell’alba, il trascorrere molte ore al giorno al cimitero e il dipingere numerosi ritratti del figlio morto. Inoltre, la coppia aveva solo due figli e la perdita di uno gli ha precluso l’eventuale nascita di un nipote, che – osserva la sentenza -. è un evento «di particolare rilievo affettivo nella vita di una famiglia».

Danno parentale per incidente stradale mortale: come si calcola?

Il danno da perdita parentale è ravvisabile nella sofferenza interiore dei familiari superstiti a seguito di un evento improvviso e inaspettato, come un incidente stradale mortale che ha colpito un membro della famiglia. Appartiene alla categoria del danno morale, poiché la perdita del congiunto spezza definitivamente la relazione affettiva esistente con i suoi parenti più prossimi. La quantificazione del danno parentale dipende dall’intensità del legame che esisteva tra la vittima ed i superstiti: il rapporto è, ovviamente, strettissimo quando si tratta di genitori e figli, anche se ormai adulti, ma il danno parentale può essere riconosciuto anche tra nonni e nipoti, o tra fratelli, anche se non conviventi sotto lo stesso tetto (leggi “Danno parentale: come si dimostra?“).

Per calcolare l’ammontare da riconoscere ai familiari superstiti a titolo di danno parentale, i giudici usano apposite tabelle, che contemplano alcuni fondamentali parametri, tra cui, in caso di sinistro stradale mortale, vi sono:

  • l’età della vittima;
  • il grado di parentela con i superstiti;
  • l’età dei familiari superstiti;
  • l’eventuale convivenza o coabitazione.

L’applicazione dei valori risultanti non è, però, totalmente meccanica: al contrario, le tabelle consentono di muoversi in un’ampia forbice di valori, tra un minimo e un massimo (ad esempio, per la morte di un figlio, di un genitore o del coniuge la cifra oscilla, in base ai valori attuali, da 165.960 a 331.920 euro). Questo spazio serve per adeguare l’ammontare del risarcimento alle peculiarità del caso concreto esaminato, evitando una valutazione arida che non rapporta il prezzo del dolore alla personalità dei soggetti coinvolti. Ecco perché di solito, quando avviene un incidente stradale con vittime giovani, il risarcimento è maggiore. Tuttavia, quando il giudice decide di discostarsi dai valori medi, deve motivare in sentenza quali sono state le ragioni che hanno determinato l’aumento, o la diminuzione, per l’età o altri fattori; come è avvenuto nella vicenda dei genitori siciliani che abbiamo menzionato sopra [1] ed hanno ottenuto un risarcimento prossimo ai valori massimi.

Approfondimenti


note

[1] C. App. Roma, sent. n. 980/2022.


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