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Se mio padre si rifiuta di mantenermi che posso fare?

25 Maggio 2022
Se mio padre si rifiuta di mantenermi che posso fare?

Se i genitori non mantengono il figlio: a chi deve rivolgersi quest’ultimo per tutelare i propri diritti?

È dovere dei genitori mantenere sempre i figli minorenni e quelli portatori di handicap grave. Nei confronti dei maggiorenni invece l’obbligo permane fino a quando questi non sono nelle condizioni di trovare un lavoro e quindi di rendersi economicamente autosufficienti. Questo significa che il padre e la madre, indipendentemente se sposati, conviventi, separati o divorziati, devono garantire ai figli non solo il vitto e l’alloggio ma anche il loro stesso tenore di vita, provvedendo a tutte le loro esigenze, non solo vitali. 

Sul piano pratico ci si potrà allora chiedere: se mio padre si rifiuta di mantenermi che posso fare? La legge prevede una tutela sia di carattere civile che penale. Di tanto parleremo meglio qui di seguito.

In cosa consiste il dovere di mantenimento?

I genitori devono adempiere al mantenimento dei figli in concorso tra loro in proporzione alle rispettive sostanze e secondo le loro capacità di lavoro professionale o casalingo. Lo devono fare anche nell’ipotesi in cui decidano di separarsi. In tal caso, il giudice fisserà, in capo al genitore non convivente con i figli, un importo da versare mensilmente all’ex per concorrere alle spese quotidiane che questi sostiene per mantenere la prole. Oltre a ciò, i due dovranno dividere le spese straordinarie e imprevedibili che, di volta in volta, si presenteranno.

Nel mantenimento è compresa ogni prestazione dei mezzi necessari per soddisfare i bisogni del minore, non solo quelli fondamentali (vitto, alloggio, spese mediche) ma anche quelli per la formazione (università, libri, ripetizioni scolastiche, corsi di inglese) e ogni ulteriore spesa necessaria per la vita di relazione (viaggio studio, sport, ecc.). Il tutto in proporzione al tenore di vita e alla collocazione sociale della famiglia. 

L’obbligo di mantenimento implica che i genitori non possono mandare via di casa il figlio o impedirgli di frequentare l’università se questi vuol proseguire gli studi, o comunque non dargli il denaro necessario per mantenere le sue piccole spese quotidiane. 

Se il figlio è maggiorenne, lavora e convive con i genitori, anch’egli deve contribuire ai bisogni della famiglia, ma la violazione di tale obbligo non è punita con alcuna sanzione.

Fino a quando i figli sono a carico dei genitori?

I figli sono a carico dei genitori sempre se minorenni e, una volta divenuti maggiorenni, solo se non sono in grado di mantenersi da soli e ciò non dipenda da loro colpa, inerzia, rifiuto o abbandono ingiustificato del lavoro. 

Pertanto, l’obbligo di mantenere i figli viene meno quando questi acquisisce una capacità lavorativa, il che di solito coincide con il completamento del percorso formativo o con il raggiungimento di un’età adulta (non indicata dalla legge ma che i giudici fanno coincidere, nella peggiore delle ipotesi, con i 30/35 anni).

L’obbligo al mantenimento cessa anche quando il mancato raggiungimento dell’indipendenza economica dipenda da mancanza di un impegno effettivo del figlio nella ricerca di un lavoro.

Il figlio si ritiene economicamente autosufficiente quando svolge un’attività lavorativa remunerata che gli consente un tenore di vita dignitoso, con prospettive concrete, con un reddito corrispondente alla professionalità acquisita in relazione alle normali e concrete condizioni di mercato.

Violazione dell’obbligo di mantenimento

Come detto, entrambi i genitori devono mantenere i figli, anche quando si separano o divorziano. 

Se uno dei genitori non adempie all’obbligo di mantenimento, l’altro o chiunque vi abbia interesse (di regola, il genitore adempiente o lo stesso figlio se maggiorenne), può agire contro il padre sia in via civile che penale. 

Il reato per il quale è possibile presentare querela – entro tre mesi dall’inadempimento – è quello di violazione degli obblighi di assistenza familiare. È un reato procedibile d’ufficio se il figlio è ancora minorenne. 

In via civile, è possibile ricorrere al giudice affinché condanni il padre ad adempiere ai propri obblighi, ad esempio riaccogliendo il figlio mandato via di casa ingiustamente, oppure versando i soldi necessari all’iscrizione universitaria. 

In caso di coppia separata o divorziata, è possibile avviare un pignoramento dei beni nei confronti del padre inadempiente all’obbligo di versamento del mantenimento per come quantificato dal giudice con la relativa sentenza di separazione o di scioglimento del matrimonio. 

È anche possibile presentare istanza al presidente del tribunale affinché ordini, al datore di lavoro del padre, che una quota dei redditi di quest’ultimo, in proporzione agli stessi, sia versata direttamente all’altro coniuge o a chi sopporta le spese per il mantenimento, l’istruzione e l’educazione del figlio. Si tratta di una sorta di “pignoramento dello stipendio” direttamente alla fonte (ossia all’azienda prima che l’importo venga erogato al dipendente). 

Che fare se i genitori non possono mantenere i figli? 

Se entrambi i genitori non hanno i mezzi sufficienti, i quattro nonni (qualora in vita) sono tenuti, in proporzione alle proprie capacità economiche, a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari per poter adempiere ai loro doveri nei confronti dei figli.

Il dovere dei nonni di contribuire al mantenimento scatta se i genitori si trovano nell’impossibilità di farvi fronte autonomamente, a nulla rilevando la differenza delle condizioni economiche dei soggetti coinvolti. 



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