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Reati commessi dai figli: quando i genitori sono responsabili?

26 Maggio 2022
Reati commessi dai figli: quando i genitori sono responsabili?

Chi risponde del reato commesso da un ragazzo con meno di 14 anni? Chi paga i danni alla vittima?

Purtroppo si inizia a delinquere anche da minorenni. Succede a volte a causa dell’uso distorto dei social – che consentono atti di cyberbullismo o la diffusione di immagini intime – e di una società sempre più incline alla violenza, alla celebrazione del più forte e al protagonismo. Ma quando i crimini vengono realizzati da minorenni, ne rispondono il padre e la madre? I genitori sono responsabili per i reati commessi dai figli? Vediamo cosa dice la legge a riguardo.

Reati commessi da minorenne: chi è responsabile?

La legge (in particolare l’articolo 97 del Codice penale) stabilisce che il minore di 14 anni non è mai imputabile: ciò significa che non può essere processato e quindi condannato per i reati eventualmente da lui commessi, sia ai danni di altri minori che di maggiorenni. 

Ciò vale anche quando il minore dovesse mostrare estrema lucidità e consapevolezza circa il disvalore – giuridico, sociale e morale – delle proprie azioni. In altri termini, chi ha 13 anni o meno di 13 anni non risponde mai dei reati che commette: egli si presume sempre incapace di intendere e volere, senza possibilità di prova contraria, quindi pur in assenza di una infermità mentale. 

Al contrario, il minorenne che ha compiuto 14 anni, ma non ancora 18, è responsabile penalmente dei reati da lui commessi a patto che il giudice lo ritenga capace d’intendere e di volere. Egli sarà quindi regolarmente processato (dal Tribunale dei minori) ma la pena sarà diminuita.

Reati commessi da minore di 14 anni: i genitori sono responsabili?

Ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione, la responsabilità penale è solo personale, ossia di chi ha commesso il reato. Nessun altro, in luogo di quest’ultimo, potrà essere quindi processato.

Ciò significa che i genitori non sono responsabili dei reati commessi dal figlio minore di 14 anni: o meglio, non possono essere condannati penalmente, non potendo subire le relative sanzioni. Con la conseguenza che il reato posto da un tredicenne o da un minore più piccolo resterà completamente impunito, almeno sotto il profilo penale.

Diverso però è il discorso in merito al risarcimento del danno conseguente al reato: di esso risponderanno sempre i genitori finché il figlio è minorenne, ai sensi dell’articolo 2048 del Codice civile.

La responsabilità civile per il fatto commesso dai minori viene meno solo se il padre e la madre forniscono al giudice la prova di non aver potuto impedire il fatto. Ma ciò non significa dimostrare di non essere stati presenti sul luogo al momento della commissione del reato, ma di aver impartito al figlio la giusta educazione. È però indubbio che se un minore commette un reato è perché, il più delle volte, è ineducato; e dunque la colpa resta sempre in capo ai genitori. Insomma, il padre e la madre difficilmente potranno sbarazzarsi della responsabilità civile per i crimini commessi dal figlio minorenne. E pertanto, pur non potendo essere sanzionati penalmente (e mantenendo integra la propria fedina penale), saranno chiamati a risarcire i danni prodotti alla vittima: sia i danni economici che quelli morali.

Chi risponde di un reato commesso da un minorenne?

Per riassumere quanto detto sinora:

  • del reato commesso da un minore di 14 anni non risponde nessuno e il crimine resta impunito; dei danni però rispondono, in via civile, i genitori del minore;
  • del reato commesso da un minore di 18 anni ma con almeno 14 anni risponde il minore stesso se il giudice lo ritiene capace di intendere e volere, ossia di rendersi conto delle proprie azioni. Anche in questo caso, però, dei danni conseguenti al suo reato rispondono i suoi genitori, in via solidale (questo significa che la vittima può agire per l’intero importo tanto nei confronti dell’uno che dell’altro genitore);
  • dei reati commessi dai figli maggiorenni rispondono sempre e solo questi ultimi. In questo caso, essi subiscono anche le conseguenze civili, con relativo obbligo di pagare i danni alla vittima, benché ancora nullatenenti e senza lavoro. Il fatto di convivere con i genitori non implica per questi ultimi alcun rischio o responsabilità (né civile, né tantomeno penale). 


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