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Come chiedere lo spostamento di bidoni della spazzatura?

25 Maggio 2022
Come chiedere lo spostamento di bidoni della spazzatura?

Puzza di spazzatura vicino casa: come far spostare i cassonetti dalla società che gestisce i rifiuti o dal Comune?

Sarà anche comodo avere i cassonetti dell’immondizia vicino casa, almeno per chi la sera deve provvedere alla consegna della differenziata. Ma di certo la presenza dei rifiuti – specie se non ritirati prontamente – provoca cattivi odori e attira la presenza di animali randagi, spesso pericolosi. Ragion per cui sarà capitato a tutti di domandarsi come chiedere lo spostamento di bidoni della spazzatura. 

La questione è di interesse generale, specie nei grandi centri dove la raccolta dei rifiuti avviene, a volte, a singhiozzo ed è spesso interessata da prolungati disservizi. Disservizi che, lo ricordiamo, danno diritto a uno sconto sulla Tari pari all’80% della tariffa (di tanto parleremo più avanti).

Chiedere lo spostamento dei bidoni della spazzatura è facoltà di ogni cittadino o del relativo condominio; ma ottenerlo non è un diritto. L’ultima parola spetta al Comune. Siamo infatti nell’ambito non già dei «diritti soggettivi» ma dei cosiddetti «interessi legittimi» che ricorrono tutte le volte in cui vi è un contrapposto interesse della collettività, che va bilanciato con quello del singolo. E a dover trovare il giusto contemperamento tra gli interessi in gioco è appunto la pubblica amministrazione. Una cosa però è certa: non si può “espropriare” di fatto la proprietà privata costringendo il titolare dell’appartamento a tenere sempre chiuse le finestre. Sicché, laddove la situazione è intollerabile, è ben possibile ricorrere al giudice. 

Di tanto parleremo qui di seguito. Vedremo come fare a chiedere lo spostamento dei bidoni dei rifiuti e a quale ufficio rivolgersi. Ma procediamo con ordine.

Cassonetti della spazzatura: dove possono stare?

A stabilire la collocazione dei cassonetti della spazzatura è il regolamento comunale che disciplina le norme di attuazione della Tari, appunto la tassa sui rifiuti. 

Ai sensi però dell’articolo 25 del codice della strada, i cassonetti della spazzatura devono essere collocati in modo da non arrecare pericolo o intralcio alla circolazione. Proprio a tal fine, l’articolo 68 del regolamento di attuazione al codice della strada stabilisce poi che i bidoni dell’immondizia vanno collocati fuori dalla carreggiata.

Nessun automobilista può sostanze davanti ai cassonetti dei rifiuti, così come non li può spostare per ricavare uno spazio per il proprio parcheggio. 

Il posizionamento dei cassonetti della spazzatura negli spazi condominiali può essere oggetto di apposita disciplina del regolamento di condominio o, in mancanza, va regolamentato con delibera dell’assemblea assunta a maggioranza dei presenti che rappresentino almeno la metà dei millesimi. La doppia maggioranza è necessaria per evitare che possa esservi un abuso della maggioranza ai danni di chi, magari vivendo al primo piano, è in minoranza.

Ma anche laddove l’assemblea decida, con una schiacciante maggioranza, di posizionare il cassonetto proprio sotto la finestra di uno dei condomini questi potrebbe comunque rivolgersi al giudice per ottenerne l’allontanamento. E difatti, ai sensi dell’articolo 844 del codice civile, non si può costringere il vicino di casa a sopportare esalazioni di fumo o di odori che superino la «normale tollerabilità». Ragion per cui se la puzza proveniente dai cassonetti dovesse impedire di tenere aperte le finestre di casa, si può intentare causa al condominio o al Comune (a seconda di chi sia il soggetto che abbia scelto la collocazione dei bidoni) per ottenerne l’allontanamento. 

A chi presentare l’istanza per lo spostamento dei cassonetti?

Laddove la collocazione dei cassonetti sia stata decisa dal condominio, su uno dei propri spazi, l’istanza va inviata all’amministratore che poi sottoporrà la questione all’assemblea. Come anticipato, se anche l’assemblea non dovesse muoversi, si potrà far ricorso al giudice.

Laddove invece i bidoni si trovino sulla strada o altro spazio pubblico, l’istanza andrà inviata sia al Comune che alla società incaricata per la gestione e raccolta dei rifiuti.

Come chiedere lo spostamento dei bidoni dell’immondizia

In una recente sentenza, il Tar Lazio [1] ha decretato che sussiste il diritto di ogni cittadino a ottenere l’accesso agli atti relativi al piano di posizionamento dei cassonetti stradali. Lo può fare anche l’amministratore di condominio in nome e per conto dei condomini che si ribellano per il cattivo odore dato la vicinanza degli stessi bidoni allo stabile.

Nello caso di specie, un Condominio, dopo aver sollecitato lo spostamento dei cassonetti posti nelle adiacenze degli spazi condominiali, denunciando che si trattava di “ben 5 secchioni” maleodoranti e posti nelle immediate vicinanze dello stabile, formulava istanza di accesso alla società di gestione dei rifiuti per l’ostensione del piano di posizionamento dei cassonetti stradali, nonché di ogni altro atto connesso e consequenziale necessario alla tutela in giudizio delle ragioni del condominio stesso. 

La società non forniva riscontro. Il condominio si rivolgeva dunque al tribunale chiedendo che fossero esibiti i documenti in questione. 

Il tribunale amministrativo ha dato ragione al cittadino affermando che «la legittimazione all’accesso va riconosciuta a chi è in grado di dimostrare che gli atti richiesti hanno prodotto o possano produrre effetti diretti o indiretti nei suoi confronti, da cui deriva il suo bisogno di conoscenza, il cosiddetto “need to know”, anche a prescindere dalla intervenuta lesione di una posizione giuridica o dalla compiuta percezione della stessa [2]». 

In quest’ottica, aggiunge il Tar, il Condominio non soltanto è certamente legittimato a richiedere la documentazione relativa al Piano dei cassonetti (visto il loro peculiare posizionamento rispetto allo stabile condominiale), ma ha altresì «un interesse diretto, attuale e concreto, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata ai documenti di cui ha chiesto l’ostensione, tenuto conto che ogni determinazione in merito alla collocazione dei cassonetti e al loro spostamento, o meno, è per esso rilevante, stanti le richieste di rimozione come sopra inviate e versate in atti, rimaste disattese». 

Questo diritto non costituisce una forma di controllo generalizzato dell’operato della società, essendo evidente, invero, oltre che indicato, il diverso fine perseguito. 

Se l’istanza di accesso agli atti viene disattesa o rimane senza riscontro è possibile, nei sessanta giorni successivi, far ricorso al Tar.

Sconti sulla Tari per i cassonetti pieni di rifiuti

La legge statale che regola la Tari – la tassa sui rifiuti – prevede uno sconto dell’80% (con conseguente obbligo di pagare solo il 20% della tariffa) nel caso di zone interessate da disservizi. In particolare deve ricorrere uno dei tre seguenti presupposti:

  • mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti: si pensi a un Comune che non abbia ancora affidato l’appalto ad una società per la raccolta dei rifiuti o ai numerosi casi di disfunzioni interne organizzative; 
  • effettuazione del servizio in grave violazione della disciplina di riferimento: è l’ipotesi in cui non viene rispettata la raccolta differenziata o in cui la raccolta avviene a singhiozzo;
  • interruzione del servizio per scioperi o per altri motivi sindacali, o per imprevedibili impedimenti organizzativi. 

Secondo la Cassazione, non basta il semplice fatto che per uno o due giorni non passi il camion dei rifiuti: vi deve piuttosto essere un «grave e perdurante disservizio», anche se non dipendente da colpa del Comune. Ciò che rileva è infatti la disfunzione protratta nel tempo.

Inoltre è necessario che, dalla mancata raccolta, derivi un danno, o anche un semplice pericolo, alla salute delle persone o all’ambiente. Tale situazione deve essere certificata dall’autorità sanitaria ossia dall’Asl. Per cui, per avere lo sconto sulla Tari, non bisogna per forza dimostrare di aver subito un effettivo danno o di aver dovuto tenere le finestre chiuse a causa dei cattivi odori; né bisogna munirsi di fotografie che ritraggono i topi presenti attorno casa. Basta la certificazione dell’Asl o di altre autorità sanitarie da cui si evinca lo stato di pericolo – anche solo potenziale – per la salute pubblica.  


note

[1] Tar Lazio sent. n. 3655/2022.

[2] Consiglio di Stato sent. n. 10/2020

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Ter)

N. 03655/2022 REG.PROV.COLL. N. 00597/2022 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 597 del 2022, proposto da Condominio di via Cardinale Garampi n. 184, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati

Podda, Luca D’Agostino, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Luca D’Agostino in Roma, via Giuseppe Mercalli, 13;

contro

Ama S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Matteo Crocco Morelli, Roberto Libretti, Elisa D’Esposito, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;

nei confronti

Roma Capitale, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Tiziana Di Grezia, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;

Roma Capitale – Municipio Roma XIV – Direzione Tecnica – Servizio

 Territorio e Ambiente, Gestione Verde Municipale e Pro, non costituito in giudizio;

per l’annullamento del silenzio-diniego formatosi sull’istanza di accesso agli atti ai sensi della Legge n. 241/1990 presentata nell’interesse del Condominio ricorrente in data 24.11.2021 e, ove occorra, della nota di Ama S.p.A. prot. 0098945.U del 21.12.2021 comunicata in pari data, per il conseguente accertamento del diritto del Condominio ricorrente ad accedere alla documentazione richiesta, nonché per la condanna di Ama S.pA. a trasmettere, senza ulteriore ritardo, tutta la documentazione richiesta.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Roma Capitale e di Ama S.p.A.; Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 22 marzo 2022 la dott.ssa Francesca Mariani e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Il Condominio ricorrente – dopo aver per due volte sollecitato lo spostamento dei cassonetti posti nelle adiacenze degli spazi condominiali (denunciando che trattasi di “ben 5 secchioni adibiti alla raccolta dei rifiuti urbani indifferenziati nelle immediate vicinanze dello stabile condominiale ed a pochi metri dalle finestre e balconi degli appartamenti che lo compongono” comportanti “continuo accumulo di immondizia maleodorante, soprattutto nei mesi estivi, generando una situazione gravemente insalubre per i condomini, in particolare quelli dei piani più bassi, oltre ad una lesione del decoro del condominio stesso”) – ha formulato istanza di accesso ad Ama S.p.A. per l’ostensione dell’attuale Piano di posizionamento dei cassonetti stradali su via Cardinale Garampi, dell’eventuale nuovo Piano di posizionamento elaborato ai sensi dell’art. 19, comma 3, della Delibera dell’Assemblea Capitolina n. 44/21, delle Relazioni tecniche, ispezioni e verbali relativi al posizionamento dei cassonetti, della corrispondenza intercorsa in riscontro alla nota Prot. CT/91037 del 30.09.2020 del Municipio Roma XIV (riguardante la richiesta di rimozione dei cassonetti), nonché di ogni altro atto connesso e consequenziale necessario alla tutela in giudizio delle ragioni del Condominio per la questione descritta.

Ama S.p.A. non ha fornito riscontro alla predetta istanza, limitandosi ad inviare una nota nella quale ha indicato gli orari di raccolta e pulizia e ha dato disponibilità per un sopralluogo.

Il Condominio si è dunque rivolto al Tribunale, chiedendo accertarsi l’illegittimità del silenzio formatosi sull’istanza di accesso come sopra formulata e il diritto dello stesso all’ostensione di quanto richiesto, lamentando “Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 22 della L. n. 241/1990. Violazione dei principi generali di imparzialità e di trasparenza. Eccesso di potere per sviamento di potere”.

Ama S.p.A. si è costituita in resistenza in data 7.02.2022, deducendo, in sintesi, la carenza di interesse all’accesso in capo al Condominio istante, perché i documenti dei quali è stata richiesta l’ostensione non sarebbero “idonei a provare il degrado lamentato”; l’Amministrazione ha altresì ribadito la regolarità del servizio di raccolta e dedotto che l’istanza di accesso, in assenza di un interesse concreto ed attuale, sarebbe stata predisposta ai fini di un controllo e di una valutazione di tutti i comportamenti dell’Amministrazione, in palese violazione dell’art. 24, comma 3 L. n. 241/1990 e ss.mm.ii., secondo cui “Non sono ammissibili istanze di accesso preordinate ad un controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni”.

Roma Capitale si è costituita in giudizio in data 3.03.2022, chiedendo dichiararsi il proprio difetto di legittimazione passiva, per essere stata  l’istanza di accesso rivolta ad Ama S.p.A..

Alla Camera di Consiglio del 22.03.2022 la causa è stata introitata per la decisione.

Preliminarmente si rileva che il ricorso introduttivo è rivolto esclusivamente contro Ama S.p.A., mentre Roma Capitale è stata evocata soltanto come potenziale controinteressato rispetto al thema decidendum. Non si ravvisa, pertanto, il lamentato difetto di legittimazione passiva in capo a Roma Capitale.

Ciò chiarito, nel merito il ricorso è fondato e merita accoglimento. Sussistono, invero, i requisiti soggettivi ed oggettivi previsti dalla legge per l’ostensione dei documenti richiesti.

Si ricorda, al riguardo, che la legittimazione all’accesso va riconosciuta a chi è in grado di dimostrare che gli atti richiesti hanno prodotto o possano produrre effetti diretti o indiretti nei suoi confronti, da cui deriva il suo bisogno di conoscenza (c.d. “need to know”, cfr. Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, sentenza n. 10/2020), anche a prescindere dalla intervenuta lesione di una posizione giuridica o dalla compiuta percezione della stessa (tra l’altro, di sovente è soltanto a seguito dell’esercizio del diritto di accesso che l’interessato acquisisce gli elementi utili a valutare le azioni esperibili).

In quest’ottica, il Condominio non soltanto è certamente legittimato a richiedere la documentazione relativa al Piano dei cassonetti (visto il loro peculiare posizionamento rispetto allo stabile condominiale), quand’anche in fase meramente preparatoria, ma ha altresì un interesse diretto, attuale e concreto, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata ai documenti di cui ha chiesto l’ostensione, tenuto conto che ogni determinazione in merito alla collocazione dei cassonetti e al loro spostamento, o meno, è per esso rilevante, stanti le richieste di rimozione come sopra inviate e versate in atti, rimaste disattese (di talché è da escludersi che l’istanza possa essere finalizzata ad un controllo generalizzato dell’operato di Ama S.p.A., essendo invero evidente, oltre che indicato, il diverso fine perseguito).

L’interesse all’accesso è stato peraltro debitamente illustrato dal Condominio nel formulare l’istanza, né rilevano in senso contrario le argomentazioni della resistente in merito alla inidoneità della documentazione richiesta a provare il degrado lamentato.

Ed invero – in disparte la considerazione che l’interesse del Condominio, per come descritto in atti, non si riduce al superamento del denunciato degrado – in ogni caso non spetta al Tribunale in questa sede (tantomeno alla resistente, che, invece, sul punto si dilunga) accertare se la documentazione richiesta possa essere utile in ottica difensiva.

Infatti, nell’accertare l’interesse all’accesso in capo al richiedente rispetto a determinati documenti, il Giudice deve verificarne la concretezza, l’attualità e il collegamento con una situazione giuridica meritevole di tutela (nella specie, come detto, sussistente), senza spingersi sino a sindacare l’utilità concreta che la conoscenza dei documenti amministrativi possa poi effettivamente determinare per il medesimo soggetto, ben potendo la documentazione richiesta costituire soltanto, genericamente, mezzo utile per la difesa (cfr. in questi termini Consiglio di Stato sent. n. 282/2020; fra le molteplici altre, Tar Lazio, sent. n. 8753/2020, n. 10620/2019; Tar Lombardia, Brescia, n. 32/2020; Consiglio di Stato, nel tempo, sentenze n. 5781/2019; n. 3017/2019; n. 3953/2018; n. 4372/2016; n. 511/2013; nonché le sentenze ivi richiamate).

Sotto il profilo oggettivo, infine, i documenti richiesti sono nella disponibilità di Ama S.p.A., la quale ne ha peraltro dato atto nell’affermare che “ad oggi sono in corso le interlocuzioni tra AMA S.p.A. e il Municipio XIV di Roma Capitale rivolte alla predisposizione, formalizzazione e approvazione del piano posizionamento dei cassonetti così come previsto dall’art. 19 del Regolamento per la gestione dei rifiuti urbani vigente di cui alla Delibera dell’Assemblea Capitolina n. 44 del 13 maggio 2021”, confermando dunque la pendenza del procedimento i cui atti sono di interesse per il Condominio.

In conclusione, per quanto esposto il ricorso deve essere integralmente accolto, con ogni conseguente statuizione.

Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come nel dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Ter):

1) accoglie il ricorso e, per l’effetto, annulla il silenzio rigetto formatosi in ordine all’istanza di accesso presentata dal ricorrente Condominio Cardinale Garampi n. 184 in data 24.11.2021 ad Ama S.p.A.;

2) dichiara che il Condominio ricorrente ha diritto di accedere agli atti richiesti;

3) condanna Ama S.p.A. a consentire l’accesso agli atti oggetto della predetta istanza entro il termine di giorni trenta decorrente dalla comunicazione, in via amministrativa, o dalla notifica, ad istanza di parte, del presente provvedimento;

4) condanna Ama S.p.A. al pagamento in favore del Condominio ricorrente delle spese del presente giudizio, che liquida in complessivi euro 1.500,00 (millecinquecento,00) e compensa le spese tra le altre parti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa. Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 22 marzo 2022 con l’intervento dei magistrati:

Salvatore Mezzacapo, Presidente

Achille Sinatra, Consigliere

Francesca Mariani, Referendario, Estensore


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