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Si perde il Reddito di cittadinanza se si cambia sesso?

25 Maggio 2022 | Autore:
Si perde il Reddito di cittadinanza se si cambia sesso?

Che succede se vengono modificate le generalità di chi diventa uomo o donna? L’Inps riconosce il sussidio a chi ha dei documenti diversi da quelli presentati?

La legge è legge. E la burocrazia è burocrazia. Quando un decreto stabilisce determinati requisiti per ottenere una prestazione economica dello Stato, la mancanza di una sola di quelle condizioni comporta il rifiuto della richiesta presentata dal cittadino. Lo stesso succede a chi già percepisce quella prestazione: se, nel frattempo, viene meno uno dei requisiti richiesti, addio sussidio. Così, possono capitare dei casi singolari. Ad esempio: si perde il Reddito di cittadinanza se si cambia sesso? Se Giovanni diventa Giovanna e, quindi, non risulta più nei database dell’ente erogatore come la persona che aveva diritto al sostegno al reddito vuol dire che non incasserà più un soldo dall’Inps?

A quanto pare, così è. Ed il caso di un giovane di Frosinone ne è la prova. Ma potrebbe non essere l’unico esempio. Vediamo perché.

Reddito di cittadinanza: i requisiti

Partiamo da quello che la legge chiede per avere diritto al Reddito di cittadinanza. Come noto, si tratta di un sostegno economico ai nuclei familiari che si trovano in condizioni di difficoltà. L’importo è pari a 500 euro mensili se nel nucleo c’è una sola persona ed è aumentato in base alla scala di equivalenza (ogni componente adulto del nucleo vale 0,4 punti ed ogni minorenne 0,2, sino a un massimo di 2,1- 2,2 se ci sono componenti disabili gravi) e diminuito del reddito complessivo prodotto da tutti i membri della famiglia.

Ci può essere, però, un incremento sino a ulteriori 280 euro mensili se la famiglia è in affitto, o sino a ulteriori 150 euro mensili, se è in pagamento un mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale.

Ed eccoci ai requisiti. Per ottenere il Reddito di cittadinanza occorre:

  • essere in possesso della cittadinanza italiana o di Paesi facenti parte dell’Unione europea, o cittadini di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo, o essere familiari di un titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente;
  • essere residenti in Italia da almeno dieci anni, di cui gli ultimi due, considerati al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, in modo continuativo;
  • possedere un Isee del nucleo familiare inferiore a 9.360 euro;
  • possedere un valore del reddito personale-familiare inferiore a 6mila euro, per il singolo componente, o a 7.560 euro, in caso di pensione di cittadinanza; l’importo è elevato sino a 9.360 euro per chi paga l’affitto ed è da adeguare col parametro della scala di equivalenza;
  • possedere un patrimonio immobiliare del nucleo, oltre all’abitazione principale, non superiore a 30mila euro, comprese le abitazioni all’estero;
  • possedere un patrimonio mobiliare personale-familiare (conti, carte prepagate, titoli, libretti, partecipazioni, ecc.) non superiore a 6mila euro; la soglia è incrementata di 2mila euro per ogni componente del nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di 10 mila euro, incrementati di ulteriori mille euro per ogni figlio successivo al secondo; i massimali sono ulteriormente incrementati di 5mila euro per ogni componente con disabilità, come definita a fini Isee, presente nel nucleo, e di 7.500 euro per ogni componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza;
  • nessun componente del nucleo familiare deve possedere autoveicoli immatricolati da meno di sei mesi, o con cilindrata superiore a 1.600 cc e motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, o immatricolati nei 2 anni precedenti, navi o imbarcazioni da diporto.

Se ne deduce, quindi, che è indispensabile presentare la dichiarazione Isee (ordinario, corrente o minorenni) per beneficiare del Reddito di cittadinanza.

Reddito di cittadinanza: che succede se si cambia sesso?

La persona che chiede e ottiene il Reddito di cittadinanza perché in possesso di tutti i requisiti sopra elencati figura negli archivi dell’Inps con un certo nome, cognome e codice fiscale. Tutti dati dichiarati al momento della presentazione della domanda e destinati – almeno in teoria – a rimanere invariati.

Perché dovrebbe cambiare il nome o il codice fiscale di un cittadino? La risposta è semplice: perché quel cittadino non è più anagraficamente la persona che era quando ha chiesto il sussidio e, pertanto (posto che abbia conservato lo stesso cognome) ha cambiato almeno quei due dati. Se non si chiama più – solo per fare un esempio – Carlo ma si chiama Simona, è molto probabile che il suo codice fiscale non inizi più con le lettere CRL ma con SMN. E il cambio di codice fiscale e di generalità presuppone che il beneficiario del Reddito non sia più lo stesso. E che questa «nuova» persona, sconosciuta all’Inps, non abbia diritto alla prestazione semplicemente perché non ne ha presentato mai la domanda.

Recentemente, la cronaca ci ha consegnato un caso come questo. Si tratta di un giovane di 27 anni che si è visto togliere il Reddito di cittadinanza perché ha cambiato sesso e il sistema dell’Inps non riconosce più il suo Isee. In pratica, Gaia è diventata Chris grazie ad un’operazione di ricostruzione del torace finanziata dai suoi concittadini con una raccolta fondi. Ha cambiato i documenti ma ora il sistema informatico non riconosce il suo Isee. Così, l’erogazione del sussidio è stata bloccata. Risultato: non riesce a pagare l’affitto e rischia lo sfratto.



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