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Nascita di nuovi figli: si può ridurre l’assegno di mantenimento?

25 Maggio 2022
Nascita di nuovi figli: si può ridurre l’assegno di mantenimento?

Nuova famiglia: è giustificata la revisione degli alimenti solo se le condizioni economiche del marito non gli consentono di mantenere due famiglie insieme.

Farsi una famiglia è un diritto sacrosanto di ogni uomo, sancito con forza dalla stessa Costituzione. Tuttavia, chi già paga gli alimenti all’ex coniuge troverà difficile risposarsi e avere bambini se non ha un reddito elevato. Ragion per cui – ci si chiede spesso – come incide sull’assegno di mantenimento la costituzione di un nuovo nucleo familiare e la nascita di altri figli? È possibile chiedere al giudice una revisione dell’importo anche se questo era stato precedentemente concordato con l’ex in sede di divorzio consensuale? La questione è stata oggetto di una recente ordinanza della Cassazione [1]. Alla Corte è stata posta la seguente domanda: in caso di nascita di nuovi figli, si può ridurre l’assegno di mantenimento? Ecco la soluzione offerta dai giudici supremi.

Nuova famiglia: che effetti ha sull’assegno di mantenimento?

Partiamo dal presupposto che l’assegno di mantenimento viene, da un lato, rapportato alle possibilità economiche del soggetto obbligato (sicché non potrebbe privare quest’ultimo della possibilità di sopravvivenza); dall’altro lato deve tendere a garantire al beneficiario solo l’autosufficienza economica e non necessariamente il medesimo tenore di vita che questi aveva durante il matrimonio. 

Da ciò discendono due importanti conseguenze:

  • l’assegno può essere oggetto di successive revisioni se sopraggiungano elementi imprevisti che alterino le condizioni economiche di uno dei due coniugi e quindi l’equilibrio raggiunto dal giudice in sede di quantificazione dell’importo. Tali revisioni sono possibili anche laddove l’ammontare degli alimenti era stato concordato dai coniugi in sede di separazione o divorzio consensuale;
  • l’assegno di mantenimento non può essere aumentato all’incrementare dei redditi del coniuge obbligato se già l’importo liquidato dal giudice è sufficiente a garantire al beneficiario l’indipendenza economica.  

Quali fatti possono determinare una modifica dell’assegno di mantenimento?

La Cassazione ha ritenuto che, in caso di eredità percepita dal coniuge obbligato a versare gli alimenti, l’importo dell’assegno di mantenimento non aumenta. Così ha deciso la Cassazione: difatti, non trattandosi di un incremento della ricchezza derivante da reddito da lavoro, l’ex non vanta alcuna aspettativa su di essa, non avendo contribuito in alcun modo all’accrescimento patrimoniale.

Cosa succede nel caso inverso, quando cioè a ricevere l’eredità è il coniuge che percepisce il mantenimento? Sempre secondo la Cassazione, l’eredità dei genitori migliora la posizione economica della donna e legittimano la pretesa dell’ex marito di vedere ridotto l’assegno divorzile che è obbligato a versarle ogni mese.  

Un altro elemento che può influire sulla quantificazione dell’assegno di mantenimento o, addirittura, sullo stesso diritto alla percezione è l’avvio di una nuova convivenza. Laddove questa sia intrattenuta dal coniuge beneficiario, l’ex può rivolgersi al giudice per ottenere la cancellazione dell’obbligo degli alimenti. Non si tratta di un effetto automatico: il giudice deve prima verificare se la nuova convivenza è duratura, basata cioè sugli stessi valori del matrimonio (stabile convivenza e reciproca assistenza).

In buona sostanza, deve essere una convivenza more uxorio. Ma anche in questo caso, potrebbe residuare spazio per la persistenza dell’obbligo di mantenimento se l’ex moglie, durante il matrimonio, aveva rinunciato al lavoro per dedicarsi alla famiglia. In tali casi infatti la donna, che ha perso la propria potenzialità lavorativa per garantire all’uomo un maggior impegno sul lavoro, ha diritto a partecipare all’aumento di ricchezza da quest’ultimo conseguito proprio a fronte di tale sacrificio. 

Nascita di nuovi figli: si può ridurre l’assegno di mantenimento?

Secondo la Cassazione, la costituzione di una nuova famiglia, da parte del coniuge obbligato, giustifica la revisione dell’assegno di divorzio. La Suprema Corte ha ricordato che, quando si procede alla revisione dell’assegno divorzile in favore di uno dei coniugi, il giudice deve effettuare una valutazione delle condizioni patrimoniali di entrambi i coniugi: valutazione che non deve tuttavia consistere in una nuova analisi dei presupposti a suo tempo già analizzati in sede di separazione o divorzio ma nella verifica di elementi sopravvenuti, in precedenza non analizzati e non prevedibili. Tra questi vi è la formazione di una nuova famiglia, eventualmente a seguito di matrimonio o di stabile convivenza, a maggior ragione se accompagnata dalla nascita di figli.

Il giudice deve quindi valutare se, e in che misura, le circostanze sopravvenute abbiano alterato l’equilibrio così raggiunto e ad adeguare l‘importo o lo stesso obbligo della contribuzione alla nuova situazione.

Si tratta di un esame che va fatto caso per caso, sicché è difficile – se non impossibile – ricavare una regola unitaria e sempre valida. Del resto, come abbiamo detto sopra, la quantificazione dell’assegno di mantenimento dipende anche dalle condizioni economiche dell’ex coniuge. Sicché, se queste gli consentono di mantenere due famiglie nello stesso tempo, non ci sarà alcuna revisione dell’assegno. Viceversa, se c’è impossibilità economica, il giudice non può preferire una famiglia (la prima) rispetto all’altra (la seconda) e dovrà quindi diminuire l’importo degli alimenti per garantire il sostentamento anche al nucleo familiare formato successivamente. 

Gli accordi presi con il divorzio consensuale possono essere modificati?

C’è un altro aspetto fondamentale della pronuncia in commento che val la pena sottolineare: in presenza di circostanze sopravvenute, il giudice può procedere alla revisione dell’assegno di mantenimento – su richiesta del coniuge le cui condizioni economiche siano modificate – anche se la separazione o il divorzio erano avvenuti in via consensuale, ossia se l’importo degli alimenti era stato il frutto di un accordo tra coniugi. 

note

[1] Cass. ord. n. 16725/22 del 24.05.2022.


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