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Quanto deve dare un padre per il mantenimento del figlio?

29 Maggio 2022
Quanto deve dare un padre per il mantenimento del figlio?

A quanto ammontano gli alimenti che il genitore non convivente con il figlio deve versare all’ex per il mantenimento del figlio stesso?

Mai come, in materia di diritto di famiglia, è impossibile stabilire regole generali e prevedere importi precisi. Ogni valutazione infatti viene rimessa al giudice sulla base dell’analisi dei fatti e delle condizioni economiche delle parti. Ma chi è sulla strada della separazione, prima di prendere la decisione definitiva e avviarsi verso il tribunale, vuol prima sapere “quanto gli costa il divorzio”, non tanto in termini di avvocato ma di alimenti. Perché se anche è difficile restare uniti se non ci si ama più, si può fare uno sforzo laddove l’alternativa sia la fame. Ed ecco la domanda che un genitore a volte si pone: quanto deve dare un padre per il mantenimento del figlio? È possibile concordare in anticipo l’importo e fino a quando si resta obbligati a pagare? Cerchiamo di rispondere alle domande più comuni sull’argomento.

Chi non è sposato deve pagare il mantenimento al figlio?

Il mantenimento al figlio va versato sia nel caso di coppia sposata che di conviventi. 

L’obbligo grava su entrambi sia sul padre che sulla madre, in proporzione alle rispettive capacità economiche. 

Se i genitori sono ancora uniti e convivono, il mantenimento viene adempiuto “in natura”, ossia procurando al figlio i beni e i servizi di cui ha necessità. 

Invece, se i genitori si separano, quello che non vive più con i figli è tenuto a contribuire alle spese quotidiane sostenute dall’altro con un assegno mensile forfettario, oltre a partecipare, per metà, alle spese straordinarie. In questo modo l’onere continua a rimanere su entrambi i genitori: con l’unica differenza che quello collocatario vi provvede in natura mentre l’altro con un somma di denaro.

Come si stabilisce l’assegno di mantenimento per il figlio? 

Il mantenimento per il figlio deve essere proporzionato alle capacità economiche dei genitori. Al figlio va quindi garantito lo stesso tenore di vista di questi ultimi. Quindi, maggiore è la ricchezza del padre e della madre, maggiore sarà la misura del mantenimento.

Con il mantenimento non bisogna garantire al figlio solo la sopravvivenza (vitto, alloggio, spese mediche) ma anche l’istruzione (ad esempio l’università, se il figlio lo richiede), le normali relazioni sociali (viaggi studio, computer, telefono e altri mezzi di comunicazione) e lo svago (sport, divertimento con gli amici, ecc.).

Chi decide il mantenimento del figlio?

A decidere l’importo dell’assegno di mantenimento possono essere entrambi i genitori con un accordo. 

Tale accordo, se i due sono sposati e intendono separarsi o divorziare, deve essere valutato dal giudice, chiamato ad accertare che esso corrisponda all’interesse del figlio. Il tribunale potrebbe anche modificare la misura del mantenimento se la ritiene non sufficiente. 

Se invece i genitori non sono sposati, in presenza di un accordo tra i due non c’è bisogno di andare in tribunale per “ratificare” il patto (salvo volontà contraria).

L’accordo può anche prevedere un assegno una tantum o l’intestazione di un immobile. Ma, come detto, il giudice deve poi verificare che ciò corrisponda all’interesse superiore del minore.

Invece, se i genitori non si mettono d’accordo sull’entità del mantenimento, spetta al giudice determinarla, su richiesta di uno o di entrambi i genitori stessi.

A quanto ammonta il mantenimento del figlio?

Come anticipato è impossibile fissare una misura predefinita o un criterio di calcolo per gli alimenti al figlio. Tutto dipende da una serie di variabili come:

  • le attuali esigenze del figlio;
  • il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori;
  • i tempi di permanenza presso ciascun genitore;
  • le possibilità economiche del genitore obbligato all’adempimento;
  • la disponibilità di un reddito in capo al genitore con cui il figlio convive;
  • l’età del figlio (è noto che, con la crescita, le esigenze dei ragazzi aumentano e così le spese per lo studio);
  • la presenza di un nuovo nucleo familiare con figli in capo al genitore obbligato;
  • la disponibilità di una casa in cui vivere (che di solito è quella del genitore non collocatario).

Come visto, l’elenco dei parametri è così vario da non poter quantificare in anticipo quanto deve dare un padre per il mantenimento del figlio. Tuttavia, secondo le tabelle elaborate dal tribunale di Milano, il padre, in presenza di un solo figlio, dovrebbe versare un assegno mensile di mantenimento pari al 25% circa del reddito (€ 300,00 / € 400,00). Aggiungi il canone mensile di locazione, visto che la mamma non percepisce reddito alcuno. Questo significa, ad esempio, che in presenza di un reddito di insegnante da 1.500 euro al mese, il padre deve versare circa 360 euro al mese. L’importo può spingersi sino a raggiungere il 30% in presenza di particolari esigenze ed, addirittura, anche oltre se si tratta di un figlio bisognoso di cure o portatore di handicap.

Ad influire sull’assegno di mantenimento del figlio può essere anche il fatto di dover contemporaneamente versare gli alimenti anche all’ex coniuge, fatto questo che può incidere sulle capacità economiche del padre.

Il mantenimento può essere modificato?

Anche in presenza di un accordo tra i genitori sul mantenimento del figlio, il giudice può – su richiesta di uno dei due – procedere alla sua revisione in presenza di fatti sopravvenuti che abbiano alterato le condizioni economiche delle parti o le esigenze del figlio. Si pensi al ragazzo che debba andare all’università in un’altra città.

Fino a quando va mantenuto il figlio?

Il figlio va mantenimento sempre se minorenne e fino quando non raggiunge l’autonomia economica se maggiorenne. Non conta il fatto di percepire un reddito stabile ma la potenzialità lavorativa, ossia il fatto che sia nelle condizioni per percepirlo. Così, ad esempio, un giovane che ancora sta studiando con profitto vanterà il diritto al mantenimento fino a 30 anni mentre uno che non vuol più studiare e non si dà carico di cercare un’occupazione lo perderà poco dopo i 18 anni.

Insomma, il figlio ha il dovere di portare a termine un percorso formativo o, in assenza, di cercare un’occupazione e rendersi indipendente. Diversamente, perde il diritto al mantenimento. 



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