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Il giudice può modificare l’assegno di mantenimento concordato?

29 Maggio 2022
Il giudice può modificare l’assegno di mantenimento concordato?

Alimenti: cosa fare se c’è l’accordo e poi l’ex coniuge ci ripensa e chiede di più?

Nel caso in cui una coppia si separi o divorzi e opti per una procedura consensuale, può il giudice, in un successivo momento, su richiesta di uno dei due ex coniugi, modificare l’assegno di mantenimento concordato?

In materia di famiglia la regola dell’intangibilità delle sentenze “passate in giudicato” – ossia divenute definitive – conosce una deroga: quella secondo cui, al variare delle condizioni economiche o personali delle parti, è possibile rivedere il contenuto del provvedimento giudiziale. Può così avvenire che un figlio, prima affidato alla madre, venga poi dato al padre; che la casa assegnata all’ex moglie torni al proprietario; che l’assegno di mantenimento per figli passati all’università venga incrementato; o che l’importo degli alimenti dovuti all’ex moglie venga ridotto se il marito si fa una nuova famiglia ed ha altri figli. 

Per rimanere in tema di alimenti, che succede se l’importo era stato precedentemente stabilito bonariamente dai coniugi con una separazione o un divorzio consensuale? Il giudice può modificare l’assegno di mantenimento concordato? La risposta è contenuta in una recente ordinanza della Cassazione [1]. Cerchiamo di fare chiarezza sul punto.

Si può concordare la misura dell’assegno di mantenimento?

Prima della separazione o dello stesso matrimonio, i coniugi non possono prestabilire l’importo del mantenimento che, in caso di eventuale e futura separazione, l’uno dei due dovrà corrispondere all’altro. In Italia i patti prematrimoniali sono vietati. E ciò perché il matrimonio non è considerato un contratto, sicché qualsiasi accordo in vista di esso o della sua cessazione è nullo.

L’accordo sul mantenimento con la separazione può essere ritrattato?

Gli accordi conclusi dai coniugi in sede di separazione consensuale possono essere sempre oggetto di revisione nella fase del successivo divorzio. Nessuno dei due quindi è vincolato da quanto in precedenza concordato. 

Così, ad esempio, se la moglie accetta con la separazione un mantenimento tramite un assegno una tantum o vi rinuncia in cambio dell’intestazione di un immobile, la sua volontà potrebbe essere ben ritrattata al momento del divorzio.

Quando è possibile la modifica dell’assegno di mantenimento?

Inoltre, anche dopo il divorzio, il giudice – su richiesta di uno dei due coniugi – può modificare l’importo del mantenimento se ritiene che siano sopravvenuti fatti che, all’epoca della precedente sentenza, non erano prevedibili e quindi valutabili. Si deve quindi trattare di eventi straordinari che abbiano sensibilmente alterato l’equilibrio economico tra i due ex coniugi. Potrebbe essere, ad esempio, il caso di una sopravvenuta invalidità che impedisca a una delle parti di lavorare, di un licenziamento o, al contrario, dell’ottenimento di un posto di lavoro per chi prima era disoccupato.

L’assegno di mantenimento concordato può essere modificato?

Cosa succede invece se il divorzio è avvenuto in via consensuale e non giudiziale? Il fatto che i coniugi abbiano concordato bonariamente il mantenimento può impedire all’altro di chiederne una revisione in un successivo momento? Secondo la Cassazione [1], anche il mantenimento concordato può essere oggetto di revisione se sopraggiungono eventi nuovi e imprevedibili. 

Il giudice deve limitarsi a verificare se, e in che misura, le circostanze, sopravvenute e provate dalle parti, abbiano alterato l’equilibrio così raggiunto e ad adeguare l‘importo o Io stesso obbligo della contribuzione alla nuova situazione.

Ma allora, ci si potrà chiedere, che vantaggio c’è ad accettare una separazione o un divorzio consensuale? Perché, se nulla dovesse cambiare rispetto a quel preciso momento, il coniuge beneficiario del mantenimento non potrà rimettere in gioco quanto già pattuito. 

Chiaramente gli eventi che danno diritto alla modifica del mantenimento devono essere straordinari e alterare in modo sostanziale l’equilibrio tra le parti. 


note

[1] Cass. ord. n. 16725/22 del 24.05.2022.

Autore immagine: depositphotos.com


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