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Pornografia domestica: quali conseguenze

26 Maggio 2022 | Autore:
Pornografia domestica: quali conseguenze

Realizzare in casa un filmato sessuale esplicito è reato? Cosa succede se si coinvolgono minori o persone che non hanno prestato il consenso?

In Italia, la pornografia non è reato. Lo è invece la pornografia minorile, quella cioè che coinvolge persone che non hanno ancora compiuto 18 anni. Per questo tipo di condotta sono previste pene molto severe, non solo per chi realizza il materiale, ma anche per chi lo mette in commercio, lo distribuisce (anche gratuitamente) o solamente lo tiene presso di sé. Per realizzare un prodotto pornografico non serve chissà cosa: è sufficiente una videocamera. Ecco perché spesso i video che circolano in rete sono girati in casa. Proprio di ciò parleremo con il presente articolo: spiegheremo quali sono le conseguenze della pornografia domestica.

Sul punto si registra un’interessante sentenza della Suprema Corte [1], secondo cui il reato di pedopornografia scatta ogni volta che il minore ripreso in un’attività sessuale esplicita, pur avendo formalmente prestato il consenso, sia utilizzato solo come strumento per il soddisfacimento di desideri sessuali di altri o per il conseguimento di altri vantaggi, ad esempio economici. E ciò anche se il video è stato girato in casa tra conviventi. Prosegui nella lettura se vuoi sapere quali sono le conseguenze della pornografia domestica.

Pornografia: è reato?

Come anticipato in premessa, in Italia, la pornografia non è reato. Questo significa che realizzare un prodotto che raffigura due o più persone maggiorenni coinvolte in attività sessuali esplicite non costituisce alcun tipo di illecito.

Gli unici divieti che pone la legge sono quelli riguardanti la pubblicizzazione di tale materiale: non è possibile infatti mostrare immagini pornografiche nelle cosiddette “fasce protette” alla tv o in luoghi liberamente accessibili da tutti.

Pornografia minorile: cos’è e com’è punita?

Diverso è il discorso per la pornografia minorile, cioè per la rappresentazione di minorenni coinvolti in attività sessuali esplicite. In questo caso, scatta il reato [2], sia per le persone che producono il materiale che per coloro che lo distribuiscono e lo ricevono.

In pratica, la pornografia minorile è punita in ogni sua forma: da colui che produce il materiale fino a chi lo detiene, praticamente tutti quelli che hanno a che fare con la pedopornografia incorrono in reato, sebbene le pene siano differenziate a seconda della gravità della condotta.

Ad esempio, è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 24mila a 240mila euro chi realizza il materiale pedopornografico oppure chi recluta i minori per realizzare tali prodotti, mentre le pene sono più ridotte per chi distribuisce (reclusione da uno a cinque anni) oppure per chi si limita a detenere (reclusione fino a tre anni) contenuti pedopornografici.

Pornografia domestica: quali rischi?

Come ricordato in apertura, per realizzare del materiale pornografico occorre davvero poco: è sufficiente uno smartphone in grado di girare una ripresa o di scattare una foto. Ecco perché gran parte del materiale erotico che gira in rete è realizzato all’interno delle mura domestiche.

La pornografia domestica, di per sé legale, nasconde però delle insidie, nel senso che può diventare molto facile incorrere in gravi conseguenze legali. Vediamo quali sono le principali.

Pedopornografia domestica: quando c’è?

I video pornografici girati in casa tra persone conviventi non fanno venir meno il reato di pedopornografia, se il minore coinvolto non presta il consenso oppure si limita ad assecondare la volontà di un’altra persona maggiorenne.

È ciò che è accaduto nel caso affrontato dalla Corte di Cassazione con la sentenza citata in apertura [1]. Un uomo era stato accusato di pedopornografia per aver girato dei filmati erotici con la ragazza con cui conviveva, all’epoca minorenne.

Secondo la Cassazione, anche in questo caso, scatta la condotta di “utilizzazione di minori” che è prevista dal reato di pedopornografia.

Per la precisione, i supremi giudici hanno ricordato che deve intendersi per utilizzazione «la trasformazione del minore, da soggetto dotato di libertà e dignità sessuali, in strumento per il soddisfacimento di desideri sessuali di altri o per il conseguimento di utilità di vario genere, condotta che rende invalido anche un suo eventuale consenso».

La Corte di Cassazione aggiunge poi che il reato non è escluso dalla presenza di una relazione affettiva tra adulto e minore.

È quindi giusta la condanna per l’uomo visto che, pur rientrando all’interno della quotidianità della coppia, le pratiche sessuali svolte si risolvevano in una forma di autoesaltazione dell’imputato che, anche dalla visione dei filmati prodotti, risultava privo di ogni considerazione per la sensibilità e tolleranza della compagna.

Pornografia domestica: quando c’è violenza sessuale?

La pornografia domestica potrebbe trasformarsi in un vero e proprio reato di violenza sessuale, se il soggetto coinvolto, anche se maggiorenne, non presta il consenso al compimento degli atti sessuali.

Ma c’è di più: con specifico riguardo alla produzione di materiale pornografico, rischia di commettere reato anche colui che, sapendo che una delle persone coinvolte non sia in realtà consenziente, si limita a filmare l’atto sessuale.

Secondo la Corte di Cassazione [3], commette il reato di violenza sessuale di gruppo anche chi non partecipa allo stupro ma filma il branco in azione. Questo perché colui che riprende l’azione delittuosa fornisce un contributo materiale o morale, in quanto l’intento dell’aggressore è rafforzato dalla presenza dei complici.

In sintesi, la Corte di Cassazione ha espresso il principio secondo cui può essere accusato del reato di violenza sessuale chi non abbia materialmente concorso, con gli altri coimputati, a compiere gli atti sessuali incriminati, ma si sia limitato a riprenderne le immagini con un telefonino.

Revenge porn: quando c’è reato?

La pornografia domestica è quasi sempre alla base del reato di revenge porn, che consiste nel diffondere immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate [4].

È il classico caso dell’uomo che, per vendicarsi della donna che l’ha lasciato, diffonde in rete un filmato che avevano girato in un momento intimo quando stavano ancora insieme.

Il più noto caso di revenge porn è stato probabilmente quello verificatosi negli anni ’90 ai danni della star della televisione Pamela Anderson.


note

[1] Cass., sent. n. 20048 del 23 maggio 2022.

[2] Art. 600-ter cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 29096 del 21 ottobre 2020.

[4] Art. 612-ter cod. pen.

Autore immagine: depositphotos.com


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