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Morte della parte costituita a mezzo avvocato: il mandato vale anche in appello


Morte della parte costituita a mezzo avvocato: il mandato vale anche in appello

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 ottobre 2014



Il mandato al procuratore, in quanto caratterizzato da ultrattività, vale anche in caso di riattivazione del processo a seguito di impugnazione.

Un nuovo e interessante orientamento, in tema di validità del mandato alle liti, in caso di impugnazione o interruzione del processo, viene espresso dalla Cassazione a Sezioni Unite. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Se una parte processuale muore dopo la costituzione in giudizio a mezzo del suo avvocato, ma prima dell’udienza di discussione, provoca l’interruzione del processo dal momento in cui l’avvocato dichiara l’evento in udienza o lo notifica alle altre parti.

In mancanza però di tale dichiarazione o notifica, il processo prosegue normalmente tra le parti originarie e l’avvocato continua a rappresentare la parte come se l’evento non si fosse mai verificato, non solo nella fase processuale in cui si è verificata la morte della parte, ma anche nelle successive fasi di quiescenza e di riattivazione del processo a seguito di impugnazione.

Lo ha detto la Cassazione in una recente sentenza [1] distaccandosi completamente da un orientamento precedente che era stato, sino allo scorso luglio, maggioritario.

Infatti, con il provvedimento in commento, la Suprema Corte ha ribadito il nuovo orientamento espresso dalle Sezioni Unite la scorsa estate [2], orientamento che applica il cosiddetto principio dell’ultrattività al mandato alle liti, in contrasto con quanto espresso dalla precedente giurisprudenza.

Insomma, il mandato alle liti ben può conferire il potere all’avvocato di impugnazione anche a seguito di morte della parte nel corso del giudizio di primo grado.

Ecco dunque il ragionamento della Corte.

La morte o la perdita di capacità della parte non fa venire meno la validità del mandato all’avvocato; esso infatti sopravvive perché, come rappresentante tecnico, il difensore realizza, con la costituzione in giudizio, anche e soprattutto, la presenza legale della parte medesima nel processo. In sostanza, la presenza in giudizio del procuratore, assicurando e garantendo il rispetto del contraddittorio, non pregiudica in linea di massima alcun diritto degli eredi della parte.

Ne deriva il potere dell’avvocato di proseguire il processo nonostante il verificarsi della morte (evento interruttivo del giudizio), insuscettibile di menomare in qualche modo l’esercizio dell’attività tecnica difensiva, che è di sua esclusiva competenza.

Pertanto finché non via sia la dichiarazione o la notificazione – che solo il procuratore è legittimato a fare – di morte della parte, il processo prosegue come se l’evento non fosse accaduto e si verifica il fenomeno dell’ultrattività della procura. Quest’ultima(qualora sia stato conferito il potere di proporre impugnazione) permane anche per il grado d’appello.

In definitiva, quando la morte o la perdita della capacità di stare in giudizio della parte si verificano nel corso della fase attiva del rapporto processuale, la scelta se comunicare o meno l’evento alle altre parti è nelle mani del procuratore della parte medesima e l’effetto che deriverà da questa scelta permarrà per tutto il successivo corso del processo di merito.

Se il procuratore omette di dichiarare o di notificare l’evento, la posizione giuridica della parte da lui rappresentata resta perciò stabilizzata rispetto alle altre parti ed al giudice, come se si trattasse di parte ancora viva o capace.

Tale situazione potrà essere modificata solo se, in sede di impugnazione, si costituiranno gli eredi dei defunto o il rappresentante dell’incapace, o se il procuratore dichiarerà l’evento o lo notificherà alle altre parti.

note

[1] Cass. sent. n. 19533 del 17.09.2014.

[2] Cass. S.U. sent. n. 15295 del 4.07.2014.

Autore immagine: 123rf com

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