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Dove si nasconde oggi la mafia

25 Maggio 2022 | Autore:
Dove si nasconde oggi la mafia

Draghi a Milano: «Superato l’incubo dello stragismo, oggi le cosche nei Cda delle aziende anche del Nord». Maria Falcone: «Attenzione ai soldi del Pnrr».

Mai come in questi tempi c’è bisogno di seguire la pista tracciata da Giovanni Falcone per contrastare la malavita organizzata: segui il denaro e trovi la mafia. Le cosche annusano oggi l’odore dei soldi nei luoghi che fino a ieri sembravano immacolati, pieni di persone perbene che trainavano l’economia del Paese guardando dall’alto in basso i territori succubi della criminalità. È soprattutto nelle aziende del Nord, e non solo in quelle del Mezzogiorno, dove la mafia ha assunto «forme nuove e altrettanto temibili» come quelle stragiste di 30 anni fa.

È l’allarme lanciato oggi dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, a Palazzo Pirelli, nella Milano colpita al ventre una trentina di anni con le bombe di Cosa Nostra che, in via Palestro, davanti al Padiglione d’arte contemporanea, uccisero cinque persone. Dove si nasconde oggi la mafia secondo Draghi?

«Non viviamo più l’incubo dello stragismo, del terrorismo di stampo mafioso», ha spiegato il premier. «Le mafie si insinuano nei consigli d’amministrazione, nelle aziende che conducono traffici illeciti, al Nord e nel Mezzogiorno. Inquinano il tessuto economico, dal settore immobiliare al commercio all’ingrosso. Controllano il territorio con la violenza, soffocano la libera concorrenza».

Tra gli insegnamenti di Giovanni Falcone, ha ricordato Draghi, «c’è quello, essenziale, di seguire la traccia dei soldi. Dobbiamo continuare a farlo per proteggere l’economia italiana, i cittadini, le imprese».

Su questo fronte, Draghi ha sottolineato che «l’apertura della sede milanese della Dia (Direzione investigativa antimafia, ndr) cinque anni fa è anche una risposta a questa esigenza. Anche perché le cosche come quelle della ‘Ndrangheta si sono diffuse nel Nord Italia: in Lombardia, in Piemonte, in Liguria, in Veneto, in Valle d’Aosta, in Trentino-Alto Adige».

Qui, in particolare, «si è radicata la “mafia imprenditrice”, come ha denunciato il Questore di Milano Giuseppe Petronzi. Si impossessa di aziende in difficoltà, si espande in nuovi settori, ricicla denaro sporco, rende inefficaci i servizi, danneggia l’ambiente».

Presente al convegno sul ruolo della Finanza nella lotta alla mafia anche il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese: «La mafia non è ancora vinta – ha ammonito – ma è stata messa in campo una copiosa produzione di normative e strumenti, attingendo anche all’esperienza investigativa dei magistrati, come il contrasto ad accumulazione capitale illeciti. Come diceva Falcone – ha ribadito Lamorgese –, seguire il denaro vuol dire trovare la mafia. E seguire il denaro vuol dire togliere alla mafia la sua linfa vitale per poter prosperare e consolidarsi nel territorio».

Un monito arriva anche da Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso a Capaci 40 anni fa insieme alla moglie e a tre agenti della sua scorta: «La cosa che non abbiamo fatto – ha detto a Milano – è stata creare uno sviluppo adeguato nel Meridione». Il suo auspicio è che «il flusso di denaro del Pnrr serva veramente a riscrivere la storia del nostro Sud e rilanciarlo, che non si disperda in rivoletti e che non finisca nelle mani dei mafiosi. È proprio questo ciò che penso si possa ancora fare, insieme ad agire in campo culturale, con l’educazione nelle scuole».



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