Diritto e Fisco | Articoli

Superminimo in busta paga: cos’è e chi ne ha diritto

26 Maggio 2022 | Autore:
Superminimo in busta paga: cos’è e chi ne ha diritto

A chi spetta e a quanto ammonta l’aumento della retribuzione rispetto al minimo contrattuale; quando l’incremento viene riassorbito e come può essere conservato.

Tra le varie componenti della retribuzione dei lavoratori dipendenti ce n’è una che può incrementare anche notevolmente l’importo della busta paga mensile: è il superminimo. In Italia, i livelli retributivi sono sempre stabiliti dalle leggi e dalla contrattazione collettiva nazionale, aziendale o individuale, soltanto nel loro ammontare minimo: questo è un pavimento che non si può sfondare al ribasso, a pena di illegalità, ma è sempre possibile rivedere al rialzo, con apposite trattative, le somme che il datore di lavoro è disposto a riconoscere ai suoi dipendenti.

Se ciò avviene, l’effetto positivo per i lavoratori è che la loro retribuzione viene aumentata. Anche le aziende hanno interesse ad attrarre i migliori riconoscendo loro un aumento, anche consistente, sulla paga base. Questo beneficio non dura per sempre, a meno che le parti non lo abbiano cristallizzato prevedendolo espressamente come aumento permanente; ma è un caso piuttosto raro. Nella maggior parte dei casi, invece, il superminimo è destinato ad essere assorbito dalle successive variazioni stipendiali, come nel caso di incremento di scatti di anzianità, di promozioni o di progressioni di carriera e di qualifiche.

La giurisprudenza, però, ha posto dei paletti alle possibilità per il datore di lavoro di riassorbire il superminimo, specialmente quando esso è stato applicato su base generalizzata e per lungo tempo ed è, perciò, diventato un uso aziendale che va rispettato. Ma procediamo con ordine e vediamo in dettaglio cos’è il superminimo in busta paga e chi ne ha diritto.

Superminimo: cos’è?

Il superminimo è un aumento della retribuzione base stabilita per una determinata categoria e livello di inquadramento. Questa cifra incrementale viene concordata tra il datore di lavoro e i dipendenti, e ciò può avvenire al momento dell’assunzione o in una fase successiva. Facciamo un semplice esempio.

Mario è un operaio di 3° livello e ha diritto, in base al contratto collettivo nazionale, ad una paga base di 1.800 euro mensili. Dopo un anno, la società per cui lavora apprezza le sue qualità e gli riconosce, con il contratto individuale, un superminimo di 400 euro. Da quel momento la sua retribuzione in busta paga sarà di 2.200 euro mensili.

Superminimo: a quanto ammonta?

L’ammontare del superminimo riconosciuto dal datore di lavoro dipende dalle specifiche intese raggiunte con i lavoratori, e riportate per iscritto nel contratto che stabilisce l’importo dell’eccedenza spettante ai dipendenti beneficiari oltre ai minimi stabiliti dalla legge e dai contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl).

Non esiste, quindi, un’unica cifra valida per tutte le categorie di impiego: l’importo del superminimo, essendo un “di più” volontariamente riconosciuto rispetto alla paga base legalmente e contrattualmente stabilita, può variare da poche decine di euro ad alcune centinaia o migliaia di euro per le posizioni apicali e connotate da elevata professionalità. Tutto dipende, essenzialmente, dalle trattative intercorse tra le parti, al momento dell’assunzione o quando il dipendente ha maturato una determinata anzianità ed esperienza.

Superminimo: chi ne ha diritto?

Il superminimo è frutto di un accordo preso tra il datore ed i lavoratori nell’ambito della contrattazione collettiva o individuale. Pertanto, esso spetta solo ai dipendenti espressamente contemplati nel contratto di lavoro – collettivo nazionale, aziendale o, come spesso avviene, individuale – che attribuisce loro questa maggiorazione stipendiale rispetto ai minimi tabellari riconosciuti per la loro categoria.

Al limite, il superminimo può essere attribuito ad un solo dipendente, al quale il datore di lavoro (in genere per particolari meriti dimostrati) riconosce un aumento “ad personam” rispetto ai livelli minimi salariali che vengono pagati agli altri colleghi con analoghe mansioni.

I superminimi sono cumulabili?

Un aspetto interessante è che i superminimi sono cumulabili fra loro, quando sono frutto di contrattazioni diverse. Ad esempio, se il contratto collettivo nazionale di lavoro riconosce un superminimo e il contratto aziendale, o individuale, ne prevede un altro, gli importi si sommano.

L’art. 2077 del Codice civile – dettato in tema di efficacia del contratto collettivo sul contratto individuale di lavoro – prevede che i contratti individuali di lavoro devono sempre conformarsi alle disposizioni dei contratti collettivi (e se contengono clausole difformi esse vengono sostituite di diritto), tranne nel caso in cui «contengano speciali condizioni più favorevoli ai prestatori di lavoro», come, appunto, il superminimo.

Superminimo: quando viene assorbito?

Il superminimo non è mai definitivo, a meno che il contratto di lavoro non lo preveda espressamente come tale, qualificandolo come «non assorbibile». In tutti gli altri casi, il superminimo va riconosciuto per l’intero periodo in cui permangono vigenti le condizioni contenute nel contratto che lo prevede (quindi il datore di lavoro non può decidere, unilateralmente, di non erogarlo più), ma in seguito, se tali condizioni mutano, il superminimo può essere assorbito.

Ciò si verifica specialmente quando viene operata una variazione stipendiale per scatti di livello retributivo o progressione di anzianità maturata dal dipendente: il nuovo, e maggiore, trattamento economico congloba il vecchio superminimo che era stato previsto per la posizione inferiore. A questo punto, il dipendente che beneficiava del superminimo lo perde e dovrà contrattarlo di nuovo con il proprio datore di lavoro. In genere, anche quando c’è un cambiamento di contratto collettivo, il superminimo precedente viene assorbito dal trattamento retributivo successivo, se esso è più favorevole ai lavoratori interessati; il suo mantenimento, invece, deve risultare da una previsione esplicita contenuta nel nuovo contratto.

Se poi avviene un trasferimento di azienda che comporta il cambiamento di titolarità del datore di lavoro (ad esempio per fusione, incorporazione di società o di cessione di ramo di azienda), i dipendenti non hanno più diritto al superminimo precedentemente riconosciuto e devono concordarne uno nuovo con il loro attuale datore di lavoro.

Superminimo per uso aziendale: quando spetta?

I vari casi di assorbimento del superminimo che abbiamo descritto nel paragrafo precedente generano numerose controversie di lavoro, anche perché in molti casi le disposizioni contrattuali non sono chiare e permangono dubbi sull’eliminazione o meno di questa importante componente retributiva.

Una recente sentenza del tribunale di Napoli [1] ha dichiarato illegittimo il riassorbimento del superminimo, che l’azienda aveva detratto dalla busta paga dei lavoratori in attesa del rinnovo del contratto collettivo. Secondo i giudici partenopei, con il pagamento costante del superminimo si era formato un «uso aziendale», consistente nella «reiterazione costante e generalizzata di un comportamento favorevole del datore di lavoro nei confronti dei propri dipendenti»: la società, infatti, in passato aveva sempre riconosciuto senza problemi il superminimo, sicché questo uso aziendale, ormai consolidato, non poteva più essere modificato per iniziativa unilaterale del datore di lavoro.

Superminimo: regime fiscale e contributivo

Essendo una componente della retribuzione, l’importo del superminimo è fiscalmente imponibile, e rientra a tutti gli effetti nella nozione di redditi di lavoro dipendente rilevanti ai fini Irpef. Inoltre, sul superminimo, si applicano le trattenute per la quota di contributi previdenziali ed assistenziali prevista a carico del dipendente.

Infine, poiché il superminimo è una componente della retribuzione erogata ai lavoratori dipendenti, va sempre considerato ai fini del calcolo del trattamento di fine rapporto (Tfr) e delle mensilità aggiuntive (tredicesima e quattordicesima) contrattualmente previste.


note

[1] Trib. Napoli, sent. n. 1934 del 06.04.2022.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube