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Buoni pasto: quando spettano in maternità?

26 Maggio 2022 | Autore:
Buoni pasto: quando spettano in maternità?

Chi beneficia del congedo parentale o delle ore di allattamento ha diritto ai ticket restaurant? Quando possono essere negati?

Uno dei benefit più apprezzati dai lavoratori subordinati è quello dei buoni pasto: chi fa il pendolare, infatti, sa che cosa vuol dire spendere ogni giorno dei soldi per la pausa pranzo cercando di seguire, possibilmente, un’alimentazione equilibrata. I ticket vengono erogati dalle aziende che non hanno un servizio mensa e quando la contrattazione collettiva lo prevede. Altrimenti, ogni datore è libero di offrire o meno questo vantaggio ai propri dipendenti. Anche quando l’azienda riconosce il ticket ci possono essere delle situazioni particolari in cui alcuni lavoratori abbiano dei diritti diversi rispetto agli altri. Ad esempio, i buoni pasto quando spettano in maternità? La lavoratrice in congedo parentale o che beneficia dei permessi per l’allattamento può pretendere il benefit ricevuto dai colleghi?

La Cassazione ha depositato recentemente un’ordinanza con la quale pone alcuni limiti ai buoni pasto in maternità, subordinando il beneficio al numero di ore effettivamente lavorate. Vediamo.

Buoni pasto: cosa sono?

I ticket restaurant o buoni pasto sono un benefit aziendale sotto forma di denaro che il datore di lavoro consegna al dipendente affinché possa utilizzarli per acquistare un pasto in un negozio, in un bar o ristorante, in un supermercato o in un altro esercizio commerciale convenzionato.

Esistono tre tipi di buoni pasto:

  • cartacei: di solito, vengono consegnati in un blocchetto che contiene tanti ticket per quanti sono i giorni di lavoro mensili. Il dipendente può strapparne uno al giorno o anche di più nel caso la spesa sia superiore, sapendo che non potrà chiederne altri fino al mese successivo e che l’esercente non può dargli il resto in soldi;
  • elettronici: l’importo che spetta viene caricato su una tessera magnetica che il dipendente usa per pagare il pasto come se si trattasse di una carta di credito o di un Bancomat;
  • in busta paga: il datore eroga la cifra spettante insieme allo stipendio e il dipendente paga il pasto di tasca sua di volta in volta.

Buoni pasto: chi ne ha diritto?

La legge non prevede l’obbligo di erogare dei buoni pasto ai dipendenti. Solo la contrattazione collettiva li può imporre nel caso in cui ci debba essere un servizio mensa che il datore non può offrire ai lavoratori.

I ticket sono obbligatori anche se previsto dal contratto di lavoro individuale.

Pertanto, ricevono i buoni pasto i dipendenti:

  • che lavorano in un settore per il quale è prevista l’erogazione dalla contrattazione collettiva;
  • che hanno stipulato tale accordo nel contratto individuale di lavoro;
  • che lavorano in un’azienda disponibile ad erogarli a tutti i dipendenti.

Buoni pasto in maternità: come funzionano?

Le lavoratrici hanno diritto ai buoni pasto a seconda del periodo di maternità in cui si trovano. Per capirci:

  • durante la maternità obbligatoria (cinque mesi a cavallo della data di nascita del bambino) hanno diritto se la contrattazione, il contratto individuale o il regolamento interno dell’azienda lo prevedono. Se il ticket viene erogato volontariamente dall’azienda e non esiste alcun accordo individuale, non ne ha diritto;
  • durante il congedo parentale (maternità facoltativa), la lavoratrice non ha diritto ai buoni pasto, a prescindere dalla contrattazione o dagli accordi con l’azienda.

C’è, poi, una situazione ancor più particolare ed è quella delle lavoratrici che beneficiano dei permessi per l’allattamento. Recentemente, la Cassazione [1] ha ribadito quando aveva già detto in una precedente sentenza [2]: la dipendente ha diritto al buono pasto solo se la sua prestazione lavorativa giornaliera effettiva è di almeno sei ore, oppure un altro superiore minimo stabilito dalla contrattazione collettiva. Altrimenti, l’azienda può rifiutarsi di consegnarle il ticket.

Tale regola vale sia nel settore privato sia in quello pubblico privatizzato. Secondo la Suprema Corte, infatti, non è possibile attribuire i buoni pasto a chi beneficia delle agevolazioni in termini di sostegno alla maternità ed osserva un orario di lavoro effettivo inferiore alle sei ore giornaliere.

La Cassazione, inoltre, ha stabilito che non vanno equiparati i periodi di riposo alle ore lavorative, in quanto i ticket restaurant hanno uno scopo assistenziale e non possono essere assimilati alle ore di permesso che rientrano nella retribuzione.


note

[1] Cass. ord. n. 16929/2022 del 25.05.2022.

[2] Cass. sent. n. 31137/2019.


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