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Tradimento scoperto dopo la separazione: che succede?

26 Maggio 2022
Tradimento scoperto dopo la separazione: che succede?

Si può chiedere l’addebito per l’infedeltà scoperta dopo la sentenza di separazione ma prima del divorzio? 

Che succede se un tradimento viene scoperto dopo la separazione? È possibile chiedere l’addebito con il successivo divorzio? Per comprendere meglio la questione facciamo un esempio. Un uomo decide di separarsi in via consensuale dalla moglie, accordandole un mantenimento di 300 euro al mese. Senonché, quando i due preparano le carte per il successivo divorzio, lui scopre che lei era iscritta – già da quando vivevano insieme – a un sito di incontri e che quindi probabilmente lo tradiva. A questo punto, l’uomo vuol giocare la carta del “divorzio giudiziale” per chiedere al giudice il cosiddetto “addebito” a carico dell’ex moglie, in modo da non doverle versare neanche più gli alimenti. Sarebbe legittima una pretesa del genere? Che chance di vittoria ha il coniuge che scopre il tradimento dopo la separazione ma prima del divorzio? Sul punto è intervenuta una recente ordinanza della Cassazione [1] a ricordare cosa prevede la legge a riguardo.

Quando il tradimento è una colpa

Il tradimento è una violazione dei doveri civili del matrimonio. Pertanto, chi infrange il dovere di fedeltà si vede addebitata dal giudice la responsabilità per la separazione. Tale accertamento (chiamato appunto addebito) ha, come uniche conseguenze, la perdita del diritto al mantenimento e alla quota di eredità del coniuge (qualora questi dovesse morire). Non sono previste altre sanzioni – né di carattere civile, né tantomeno penale – per chi tradisce. Quindi, non è vero – come spesso si dice – che chi tradisce deve risarcire l’ex o deve pagargli gli alimenti. Gli alimenti scattano non già quando si violano i doveri coniugali ma, indipendentemente dal rispetto di questi, per via della semplice disparità di reddito tra i due coniugi. 

Attenzione: il tradimento è causa di addebito solo se viene accertato che è proprio da questo che è derivata la crisi coniugale. Se invece dovesse risultare che la coppia era già in crisi per ragioni differenti dall’infedeltà, il coniuge fedifrago non può subire l’addebito.

Scoperta del tradimento dopo la separazione: che succede?

Se il tradimento viene scoperto dopo la separazione significa che non è stato questo a determinare la crisi del matrimonio ma un’altra e differente ragione. E questa circostanza è resa evidente proprio dal fatto che la sentenza di separazione è stata già emessa. 

Per cui, anche se il marito scopre solo dopo essersi separato che la moglie lo ha da sempre tradito non può più chiederle l’addebito e, pertanto, dovrà pagarle il mantenimento. 

Nell’esempio in apertura di questo articolo abbiamo fatto riferimento a una coppia che si separi in via consensuale, ma alla stessa conclusione si perviene se la separazione è di tipo giudiziale, ossia senza accordo tra i due ma con decisione rimessa al giudice. 

Per comprendere meglio ciò che abbiamo appena spiegato sarà bene ricordare che l’addebito può essere pronunciato dal giudice solo su istanza di uno dei coniugi, giammai su iniziativa del magistrato. Sicché, se la separazione si chiude senza addebito per via del fatto che né il marito né la moglie ne ha fatto domanda è perché, a detta di entrambi, la ragione della fine del matrimonio non è da imputarsi alla responsabilità di nessuno dei due, ma a una crisi coniugale generica, come la difficoltà di comunicazione, il venir meno dell’amore, i litigi, la lontananza: tutte ragioni queste che non possono portare all’addebito. 

Insomma, non si può dare al tradimento scoperto solo dopo la separazione la colpa per lo scioglimento del matrimonio. 

La chat o l’iscrizione a un sito di incontri sono tradimento?

Per inciso: la giurisprudenza fa rientrare nel tradimento non solo il legame fisico con l’amante ma anche l’email o la chat amorosa, erotica o comunque con un contenuto inequivoco che dimostri coinvolgimento emotivo.

Stesso discorso vale per chi si iscrive a siti di incontri: al di là del fatto che la piattaforma abbia portato alla nascita di una relazione, il semplice fatto di avere un account è sufficiente a subire l’addebito.

Si può chiedere il risarcimento del danno a chi tradisce?

Se è vero che non si può chiedere l’addebito al coniuge il cui tradimento viene scoperto solo dopo la separazione, è legittimo chiedersi se, almeno, gli si può imporre il risarcimento del danno. Tutto dipende da come è avvenuto il tradimento. Difatti, solo l’infedeltà manifestata in pubblico, che comporti un disvalore all’onore e alla reputazione dell’ex coniuge, dà diritto al risarcimento del danno (il danno all’immagine). Viceversa, l’infedeltà consumata in segreto non implica alcuna conseguenza sul piano risarcitorio.


note

[1] Cass. ord. n. 16822/2022 del 24.05.2022.

Cassazione ord., 24 maggio 2022, n. 16822

Presidente Bisogni – Relatore Falabella

Fatti di causa

1. – Il Tribunale di Cosenza ha pronunciato la separazione personale dei coniugi A.G. e B.A. , rigettando le richieste di addebito della separazione e dichiarato inammissibile le ulteriori domande proposte dalle parti.

2. – In sede di gravame la Corte di appello di Catanzaro ha confermato la pronuncia di primo grado. Ha osservato che dalla produzione documentale delle parti non emergeva che la moglie fosse effettivamente iscritta, durante il matrimonio, a siti di incontro e che la stessa aveva tempestivamente contestato tutte le allegazioni del marito. Ha aggiunto che non era stata comunque fornita la prova dell’efficienza causale del comportamento addebitato alla moglie sulla crisi matrimoniale, giacché A. , in sede di audizione personale, aveva “indicato la scoperta dell’infedeltà della moglie (nel senso indicato) come avvenuta dopo il deposito del ricorso per separazione”.

3. – Avverso la pronuncia della Corte di Catanzaro, pubblicata il 1^ giugno 2020, ricorre per cassazione, con due motivi, A.G. . B.A. non ha svolto difese.

Ragioni della decisione

1. – Col primo motivo sono denunciate violazione e falsa applicazione degli artt. 113 e 116 c.p.c. e dell’art. 2712 c.c.. La censura investe l’affermazione della Corte di merito circa la prova dell’iscrizione di B.A. a siti di incontro. Viene dedotto che il giudice di appello avrebbe sul punto formulato un giudizio contrastante con i criteri di valutazione della prova adottati dal giudice di prime cure e confliggente pure con l’obbligo di motivazione (avendo mancato la Corte di spiegare per quale ragione l’accertamento del Tribunale fosse scorretto). È inoltre osservato che il disconoscimento del valore probatorio della riproduzione informatica, quanto alla sua conformità ai fatti e alle situazioni rappresentate, deve essere motivato e circostanziato.

Col secondo motivo sono lamentate violazione e falsa applicazione di norme di diritto – con l’indicazione, nella rubrica della censura, dell’art. 151 c.c. – e contraddittorietà della motivazione. Assume il ricorrente che la violazione al dovere di fedeltà coniugale comporta una valutazione di responsabilità in presenza di un fondato sospetto. In altri termini, “(Anche il sospetto, rivelatosi poi fondato, determina il venir meno della fiducia che deve essere coessenziale alla stabilità del rapporto”.

2. – Il ricorso è inammissibile.

La sentenza impugnata giunge ad affermare la non addebitabilità della separazione coniugale alla moglie sulla base di due distinte rationes decidendi: l’assenza di prova dell’iscrizione di B.A. a siti di incontro e la mancanza di una correlazione causale tra l’infedeltà della predetta e la crisi matrimoniale (visto che A. aveva dichiarato di essersi avveduto della suddetta iscrizione in epoca successiva al deposito del ricorso per separazione).

La seconda ratio non è stata efficacemente censurata.

Secondo la giurisprudenza di questa Corte, la relazione di un coniuge con estranei rende addebitabile la separazione ai sensi dell’art. 151 c.c. quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui è coltivata e dell’ambiente in cui i coniugi vivono, dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà e quindi, anche se non si sostanzi in un adulterio, comporti offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge (tra le tante: Cass. 19 settembre 2017, n. 21657; Cass. 12 aprile 2013, n. 8929; Cass. 11 giugno 2008, n. 15557).

Il ricorrente pare prospettare che tale sospetto si fosse insinuato in lui prima della proposizione della domanda di separazione: ma non risulta, nè dal ricorso per cassazione, nè dalla sentenza impugnata, che una tale circostanza sia stata allegata e, tantomeno, che essa sia stata accertata dai giudici di merito. Va allora fatta applicazione del principio per cui è inammissibile il motivo di ricorso per cassazione che si fondi su una situazione di fatto diversa da quella prospettata ed accertata nel giudizio di merito (Cass. 11 novembre 2015, n. 23045).

Il mancato accoglimento del secondo motivo determina l’inammissibilità del primo.

E infatti, qualora la decisione di merito si fondi su di una pluralità di ragioni, tra loro distinte e autonome, singolarmente idonee a sorreggerla sul piano logico e giuridico, il mancato accoglimento delle censure mosse ad una delle rationes decidendi rende inammissibili, per sopravvenuto difetto di interesse, le censure relative alle altre ragioni esplicitamente fatte oggetto di doglianza, in quanto queste ultime non potrebbero comunque condurre, stante l’intervenuta definitività delle altre, alla cassazione della decisione stessa (per tutte: Cass. 18 aprile 2017, n. 9752; Cass. 14 febbraio 2012, n. 2108; Cass. 3 novembre 2011, n. 22753).

2. – Nulla è da statuire in punto di spese.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello stabilito per il ricorso, se dovuto.


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