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Quando i nonni non possono vedere i nipoti?

26 Maggio 2022 | Autore:
Quando i nonni non possono vedere i nipoti?

I contatti ed i rapporti con gli ascendenti familiari sono previsti sempre nell’interesse dei minori; perciò se gli incontri sono nocivi il giudice può ridurli o impedirli.

I nipotini sono la luce degli occhi per i loro nonni, e il contatto tra bambini e anziani porta benefici ad entrambi. Il diritto di visite e di incontri costanti tra i nonni e i loro nipoti è riconosciuto dalla legge, ma non è incondizionato. Perciò, si pone la domanda: quando i nonni non possono vedere i nipoti?

Stiamo parlando di un vero e proprio divieto, stabilito dalla legge o dal giudice, e non di un’iniziativa unilaterale presa da qualche madre, o padre, che senza validi motivi si rifiuta di portare i bambini dai suoceri che sarebbero desiderosi di vederli per stare un po’ con loro.

Rapporti tra nonni e nipoti: come sono regolati dalla legge

Il punto fondamentale è che i rapporti tra i nipoti ed i loro nonni sono previsti, ed anche incentivati, nel precipuo interesse dei bambini e dei ragazzi: servono per favorire la loro crescita mediante un rapporto costante intrattenuto con i membri della cosiddetta famiglia estesa, o allargata, e non soltanto con i propri genitori.

L’art. 317 bis del Codice civile sancisce che gli ascendenti (dunque non solo i nonni, ma anche i bisnonni) hanno diritto di «mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni». Se questo diritto viene ostacolato o impedito, il nonno escluso può ricorrere al giudice, che però deve adottare «i provvedimenti più idonei nell’esclusivo interesse del minore».

Contatti tra nonni e nipoti: quando interviene il giudice?

Le possibilità di incontro tra nonni e nipoti non sono stabilite a favore degli anziani, che possono trarne un beneficio solo indiretto, ma riguardano essenzialmente i benefici che possono trarne i nipoti piccoli, da zero a 18 anni non compiuti (divenuti maggiorenni, possono decidere da sé come regolare i rapporti). Perciò, se i contatti tra nonni e nipoti nuocciono al benessere psicologico dei minori possono esservi delle restrizioni, che vengono disposte di volta in volta dal giudice in base alla situazione concreta da decidere.

I nipoti minorenni vengono coinvolti nel procedimento e devono essere ascoltati dal giudice, con l’ausilio di psicologi ed assistenti sociali, se hanno compiuto i 12 anni di età ed anche quando sono più piccoli ma «capaci di discernimento». Dall’audizione dei minori potrebbero emergere segnali di turbativa o disagio che rendono inopportuni i loro incontri con i nonni.

L’intervento del giudice si attiva nelle situazioni pericolose per i minori o comunque controverse; il ricorso giudiziario può essere promosso dai componenti della famiglia interessati, dai servizi sociali o dal pubblico ministero. Questo avviene specialmente nelle famiglie connotate da rapporti tesi e conflittuali tra i vari membri: nella maggior parte dei casi, i contrasti sono acuiti dalla separazione e dal divorzio dei coniugi, con i loro rispettivi genitori che prendono le parti dei propri figli, arrivando a denigrare il genero, o la nuora, agli occhi dei nipoti.

Quando il giudice limita o vieta gli incontri tra i minori e i nonni

Nelle situazioni che abbiamo descritto, dall’audizione dei minori o da altri elementi raccolti nel processo potrebbero emergere segnali inquietanti e tali da indurre il giudice a limitare o vietare gli incontri tra i minori e i nonni, a tutela del benessere psico-fisico dei bambini e dei ragazzi ad una crescita serena. Nei casi di figli di coppie separate, o divorziate, la giurisprudenza è piuttosto severa con i nonni che, anziché fornire il necessario sostegno affettivo ai loro nipoti, manifestano «atteggiamenti non collaborativi» e tali da nuocere alla crescita sana ed equilibrata dei minori, compromettendo il loro sviluppo psico-fisico.

In tal senso, una nuova ed emblematica ordinanza della Corte di Cassazione [1] ha rigettato il ricorso di due nonni, che pretendevano di vedere i loro nipoti (e figli di una coppia di genitori separati), perché le loro «interferenze sulla gestione educativa» dei bimbi comportavano un serio pregiudizio per la loro crescita. Il monitoraggio effettuato dai servizi sociali del Comune aveva attestato che i minori soffrivano una «condizione di malessere», provocata dal grave conflitto familiare insorto con la separazione coniugale dei loro genitori. I figli erano stati collocati presso la madre, con diritto di visita del padre. Ma in famiglia si erano formati dei partiti contrapposti, e i bambini dovevano sopportare continui litigi tra gli adulti. Inoltre le condizioni stabilite dal giudice per la regolamentazione dei tempi e delle modalità di visita del papà e dei suoi genitori non erano state rispettate. Anzi, il nucleo familiare paterno (composto da nonni e zii) aveva posto in essere «condotte destabilizzanti» sui bambini.

Perciò c’era stato un intervento giudiziario che aveva limitato, ma non escluso del tutto, gli incontri periodici tra i nipoti e i nonni, da svolgere sotto il controllo dei servizi sociali. I nonni hanno proposto ricorso in Cassazione contro questa decisione, per sentir dichiarare il loro diritto di vedere i nipoti senza limiti, ma la loro tesi è stata respinta. I giudici di piazza Cavour hanno sancito che «il diritto degli ascendenti a mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni, previsto dallo art. 317 bis Cod. civ., non ha un carattere incondizionato, essendo il suo esercizio subordinato a una valutazione del giudice avente di mira l’esclusivo interesse del minore, ossia la realizzazione di un progetto educativo e formativo, volto ad assicurare un sano ed equilibrato sviluppo della personalità del minore, nell’ambito del quale possa trovare spazio anche un’attiva partecipazione degli ascendenti, quale espressione del loro coinvolgimento nella sfera relazionale e affettiva del nipote».

Approfondimenti

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note

[1] Cass. ord. n. 16979 del 25.05.2022.


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