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Chi ha diritto alla quota di legittima?

26 Maggio 2022
Chi ha diritto alla quota di legittima?

Chi sono i legittimari e come togliere la legittima ai figli, al coniuge o ai genitori. 

Ad alcuni parenti prossimi del defunto la legge riserva una quota di eredità, a prescindere dalla volontà eventualmente manifestata dal defunto stesso nel proprio testamento. Tali parenti, detti legittimari, ereditano necessariamente una parte del patrimonio in successione. Risultato logico e scontato di tale affermazione è che i legittimari non possono essere mai diseredati (salvo rare e gravi ipotesi che vedremo a breve). Ma chi ha diritto alla quota di legittima? Chi sono cioè gli eredi legittimari, quelli a cui deve essere sempre riservata una parte di eredità? Perché mai la libertà del testatore viene limitata così fortemente? La ragione si fonda sulla solidarietà familiare sussistente tra i congiunti più stretti, con i quali era esistita una particolare relazione familiare nonché, normalmente, la condivisione di vita anche sotto il profilo patrimoniale. La legge li tutela accordando loro appunto la “legittima”. 

A quanto ammonta la quota disponibile?

Chi fa testamento può disporre liberamente solo di una parte del proprio patrimonio che può accordare a chi vuole. Invece una quota preponderante dello stesso deve finire ai parenti più prossimi, i legittimari. 

La parte di cui il testatore può disporre si chiama quota disponibile, mentre la parte riservata ai legittimari si chiama quota di legittima o di riserva. 

Il calcolo di queste quote presuppone che ci sia un conflitto tra la volontà del defunto (attuata anche attraverso le donazioni) e la volontà della legge, che riserva ai legittimari una parte del patrimonio del de cuius. 

In ogni caso, la parte di patrimonio di cui il testatore può liberamente disporre non può essere inferiore ad un quarto.

Chi sono i legittimari?

I legittimari, ossia le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione sono: 

  • il coniuge; 
  • il partner gay dell’unione civile;
  • i figli;
  • gli ascendenti (solo in assenza dei figli). 

Sono quindi esclusi i conviventi, i fratelli e le sorelle e gli altri “parenti alla lontana” come zii, nipoti, ecc.

Ai figli sono equiparati gli adottivi. Se i figli sono già deceduti o rinunciano all’eredità, al loro posto sono considerati legittimari i nipoti.

Qual è la legittima che spetta ai figli?

In assenza del coniuge, se vi è un solo figlio, allo stesso è riservata la metà del patrimonio (di conseguenza la quota disponibile sarà pari alla metà). 

Sempre in assenza del coniuge, se vi sono più figli, sono loro riservati i due terzi del patrimonio (la quota disponibile sarà pari ad un terzo).

Rinviamo al prossimo paragrafo l’indicazione di qual è la legittima che spetta ai figli in presenza del coniuge.

I figli non hanno diritto alla quota di legittima se, nei loro confronti, viene pronunciata una sentenza di indegnità a succedere (per i presupposti vedi sotto).

Qual è la legittima che spetta al coniuge?

In assenza di figli e ascendenti, al coniuge (o alla parte dell’unione civile) è riservata la metà del patrimonio, oltre al diritto di abitazione sulla casa coniugale. 

Se il coniuge (o la parte dell’unione civile) concorre con un solo figlio, a quest’ultimo è riservato un terzo del patrimonio ed un altro terzo spetta al coniuge (o alla parte dell’unione civile). 

Nel caso i figli siano più di uno, al coniuge è riservato un quarto del patrimonio ed ai figli è complessivamente riservata la metà del patrimonio. In tal caso, la quota disponibile sarà pari ad un quarto.

Il coniuge non ha diritto alla legittima solo se:

  • è già intervenuta una sentenza di divorzio (pertanto la semplice separazione non basta per togliere la legittima all’ex coniuge);
  • è intervenuta una sentenza che abbia dichiarato la nullità del matrimonio;
  • è intervenuta una sentenza di separazione con addebito al coniuge superstite (questi deve cioè essere stato ritenuto responsabile per la fine del matrimonio, avendo violato i doveri di fedeltà, coabitazione, assistenza, rispetto e contribuzione).

Dunque, nell’ipotesi di divorzio o di scioglimento dell’unione civile, come appena detto, il coniuge (o la parte dell’unione civile) non possono più vantare diritti successori. 

Tuttavia, se l’ex versa in stato di bisogno, il tribunale, dopo il decesso dell’obbligato, può attribuire un assegno periodico a carico dell’eredità tenendo conto dell’importo di quelle somme, dell’entità del bisogno, dell’eventuale pensione di reversibilità, delle sostanze ereditarie, del numero e della qualità degli eredi e delle loro condizioni economiche. 

L’assegno non spetta se, in sede di divorzio, è stato concordato un mantenimento tramite un assegno una tantum. 

Qual è la quota di legittima spettante ai genitori?

In assenza di figli, coniuge o unito civilmente, agli ascendenti del defunto è riservato un terzo del patrimonio ereditario.

In assenza di figli ma con coniuge ed ascendenti, al primo è riservata sempre la metà del patrimonio mentre agli ascendenti è riservato un quarto del patrimonio.

Pertanto, solo in mancanza di figli del defunto gli ascendenti legittimi possono acquistare la qualità di legittimari. Se invece ci sono figli, gli ascendenti non hanno diritto alla legittima.

Ai genitori (sia di figli nati nel matrimonio che fuori) sono equiparati i genitori adottivi. Sono esclusi i genitori di sangue dell’adottato. Sono, invece, esclusi i genitori adottivi nel caso di adozione dei maggiorenni ed in caso di adozione non piena dei minorenni.

Sono legittimari anche i genitori naturali, quelli cioè che non sono sposati.

Il genitore non ha diritto alla legittima se è intervenuta una sentenza che lo ha dichiarato decaduto dalla potestà genitoriale (il che avviene per gravi violazioni degli obblighi di genitore).

Come togliere la quota di legittima?

Oltre ai casi appena visti, la legittima non spetta se interviene una sentenza, successiva alla morte del testatore, che dichiara l’indegnità a succedere dell’erede legittimario.

L’indegnità a succedere si verifica solo in presenza di gravissimi reati come l’omicidio o l’omicidio tentato del testatore o di un suo familiare; la calunnia per un reato grave, il tentativo di falsificazione, distruzione o alterazione del testamento. Per la casistica completa si rinvia all’articolo Indegnità a succedere: quando



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