Diritto e Fisco | Articoli

Quando il datore di lavoro deve risarcire il dipendente

26 Maggio 2022
Quando il datore di lavoro deve risarcire il dipendente

Ipotesi di risarcimento danni a carico dell’impresa ed a favore del dipendente: tutti gli illeciti che può commettere il datore di lavoro. Quando si può denunciare il capo?

Spesso, ci si sente vittime del proprio lavoro, dello stress accumulato o dell’atteggiamento prevaricatore assunto dal proprio capo. Ma di qui a poter chiedere i danni il passo non è così automatico. Ci si domanderà allora quando il datore di lavoro deve risarcire il dipendente. Ebbene, il semplice fatto che un dipendente subisca un danno alla salute a causa del proprio lavoro non implica un’automatica responsabilità in capo al datore di lavoro. Sul punto, infatti, come ha ben chiarito la Corte di Cassazione [1], occorre fare delle opportune distinzioni tra le diverse circostanze che possono verificarsi. 

Presupposti per chiedere il risarcimento al datore di lavoro

Per stabilire quando il datore di lavoro deve risarcire il dipendente bisogna dimostrare i seguenti presupposti:

  • aver subito un danno effettivo, attuale e concreto alla propria salute fisica o psichica;
  • tale danno deve essere dipeso unicamente dall’ambiente di lavoro: vi deve cioè essere un rapporto diretto di causa-effetto tra l’uno e l’altro;
  • il danno deve essere conseguenza di un comportamento illecito posto dal datore di lavoro o dai suoi dipendenti. Ben potrebbe avvenire infatti che il dipendente subisca una malattia professionale per il protratto esercizio delle mansioni come, ad esempio, una riduzione della vista per chi lavora con i terminali o un’ernia del disco per chi muove carichi. In tali casi, se il datore di lavoro ha adottato le opportune tutele, la vittima avrà diritto all’indennità dall’Inail ma non anche al risarcimento dal datore di lavoro.

La fonte normativa della responsabilità del datore di lavoro è l’articolo 2087 del Codice civile in base al quale l’imprenditore deve adottare tutte le misure volte a tutelare la salute psicofisica dei dipendenti. È una norma di chiusura dalla portata molto ampia, che si applica quindi per qualsiasi tipo di danno, anche se non espressamente previsto da una specifica norma di legge. 

Risarcimento per il danno da stress lavorativo 

Secondo la Cassazione, il datore di lavoro non è tenuto a risarcire il danno alla salute patito dal dipendente a causa dello stress lavorativo se questo è conseguenza di un personale atteggiamento stacanovista o ansioso di quest’ultimo.  

Se emerge che il datore non ha mai preteso straordinari oltre i limiti di legge, né il raggiungimento di determinati obiettivi al di fuori delle possibilità del lavoratore, o non è stata mai ricevuta alcuna diffida con cui si addita il dipendente come personalmente responsabile per le disfunzioni nel servizio assegnatogli, il datore di lavoratore è libero da ogni responsabilità conseguente all’eccessivo carico di lavoro.

Dunque, se il lavoratore subisce dei danni connessi alla qualità della prestazione lavorativa intrinsecamente e inevitabilmente usurante, il datore di lavoro non incorre in alcuna responsabilità. Lo stesso vale se il pregiudizio lamentato è un mero disagio o se il danno non è grave.

Potrebbe tuttavia sussistere un danno da stress correlato, quello che si verifica in presenza di una situazione di prolungata tensione che può determinare un peggioramento dello stato di salute, anche con ricadute patologiche gravi. Ne può essere vittima qualsiasi lavoratore, a prescindere dalla dimensione della società datrice di lavoro, dall’ambito di attività oppure dal contratto con cui il dipendente è stato assunto.

Il datore di lavoro deve valutare se determinate mansioni possono comportare un danno da stress correlato e prevedere appositi accorgimenti volti a tutelare la salute psicofisica del dipendente. 

In particolare, il diritto del dipendente ad ottenere il risarcimento del danno da stress lavoro correlato presuppone tre condizioni:

  • ci sia una condotta censurabile del datore di lavoro;
  • venga provato un danno medicalmente accertabile;
  • venga dimostrata la sussistenza di un nesso di causalità tra la condotta censurabile e il danno.

Risarcimento per mobbing

Il datore di lavoro è di certo responsabile in caso di mobbing, sia che la condotta mobbizzante sia stata posta dallo stesso datore di lavoro che da un qualsiasi altro dipendente (anche di pari grado della vittima). Ricordiamo che il mobbing si configura allorquando il lavoratore è vittima di una pluralità di comportamenti pregiudizievoli posti in essere nell’ambito del rapporto di lavoro, con continuità e da un soggetto animato da un intento persecutorio. La singola azione può essere anche lecita (come ad esempio il rifiuto delle ferie in un periodo indicato dal dipendente) ma può essere illecito il ripetersi continuo di tali condotte. 

Il mobbing diventa anche illecito penale nei piccoli contesti aziendali, dove il datore di lavoro è a stretto contatto con i dipendenti. In tal caso, è possibile sporgere una querela per il reato di maltrattamenti.

Risarcimento per straining 

Vi è poi responsabilità datoriale nel caso dello straining, che è una forma attenuata del mobbing ed è rappresentato dal compimento di una serie di comportamenti idonei a stressare il lavoratore. A differenza del mobbing si configura a prescindere dalla sussistenza di una pluralità di azioni vessatorie, anche se queste sono limitate nel numero. Lo straining genera responsabilità altresì se il datore di lavoro si limita a consentire, anche solo con colpa, che l’ambiente di lavoro sia causa di stress e, in quanto tale, fonte di un danno alla salute dei dipendenti.

Risarcimento da ripetute sanzioni illegittime

Il datore di lavoro è chiamato a rispondere nei confronti del dipendente ogniqualvolta ponga in essere, anche solo colposamente, un mero inadempimento che cagioni un danno alla salute, come avviene, per fare lo stesso esempio fatto dalla Corte di Cassazione, in caso di applicazione di una pluralità di sanzioni illegittime.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube