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I cuoricini in chat provano il tradimento?

27 Maggio 2022 | Autore:
I cuoricini in chat provano il tradimento?

L’infedeltà coniugale può essere anche virtuale e la prova si ottiene dal contenuto delle conversazioni e dei messaggi, emoticon compresi.

Un vecchio motto insegna: quando si viene accusati di tradimento bisogna negare, negare sempre, tutto, anche l’evidenza. Così, se il partner è credulone, si può trasformare un capello in un crine di cavallo, come recitava una vecchia canzone di Edoardo Vianello. Peccato che oggi questo metodo non sia più valido come una volta: gli amanti usano spesso le chat per scambiarsi messaggi intimi, che rimangono memorizzati sul telefono, e se il coniuge li scopre sono guai.

Si sa che il tradimento compiuto durante il matrimonio comporta l’addebito della separazione, e allora bisognerà pagare il mantenimento all’ex. Così le conseguenze di una scappatella possono durare molti anni e pesare parecchio sul portafoglio. Per questo molti coniugi che sospettano di essere traditi si improvvisano investigatori e vanno alla ricerca di tracce dell’infedeltà del partner. A volte, non si trovano messaggi espliciti, ma soltanto indizi, come gli emoticon, cioè le “faccine” usate per esprimere i propri sentimenti e stati d’animo. Ma i cuoricini in chat provano il tradimento?

Un’interessante sentenza del tribunale di Foggia [1] si è occupata della questione: una moglie aveva cercato di inchiodare un marito alle proprie responsabilità e aveva prodotto in giudizio gli screenshot delle chat su WhatsApp e Messenger tra il marito e la presunta amante. Ovviamente, la donna ha richiesto per questo motivo l’addebito della separazione all’uomo fedifrago, in modo da ottenere anche il mantenimento. Vediamo com’è andata a finire e come i giudici foggiani hanno interpretato i cuoricini in chat come prova del tradimento, ma prima di tutto spieghiamo quali sono le regole giuridiche applicabili in questi casi.

Esiste il tradimento virtuale?

Oggi, le infedeltà di coppia si realizzano anche in modo virtuale, con contatti online su siti di incontri, sui social network e attraverso i sistemi di messaggistica: dai vecchi sms alle moderne e ben note chat su WhatsApp, Telegram, Messenger e altri programmi simili.

La giurisprudenza negli ultimi anni ha preso atto di questa situazione e riconosce la possibilità del tradimento virtuale e non necessariamente fisico. Basta, cioè, un flirt a distanza, un corteggiamento in chat, per violare l’obbligo di fedeltà nei confronti del coniuge (che è espressamente sancito dall’art. 143 del Codice civile tra i doveri fondamentali del matrimonio), senza per forza dover arrivare ad incontri reali tra gli amanti.

Il tradimento virtuale comporta l’addebito della separazione?

Del resto, il matrimonio si basa su un rapporto di fiducia, e se questo legame viene incrinato dal comportamento di un coniuge che “amoreggia” su siti o chat con altre persone – non importa se per cercare un legame sentimentale o incontri sessuali – chi è tradito può legittimamente chiedere al giudice di constatare e dichiarare la fine dell’unione coniugale. E, in tali casi, il tribunale pronuncia l’addebito della separazione a carico di chi ha violato l’obbligo di fedeltà, a meno che non riesca a provare che la crisi coniugale era insorta prima e indipendentemente dal tradimento, che così diventerebbe una conseguenza, e non la causa, della fine del rapporto.

Le chat con emoticon provano l’infedeltà coniugale?

Visto che l’infedeltà coniugale può essere anche soltanto virtuale, foto, video, messaggi testuali o audiovisivi, ed anche le emoticon con i cuoricini vengono spesso prodotti nelle aule dei tribunali per fondare la domanda di separazione con addebito e di divorzio. La giurisprudenza da tempo ritiene che le chat su WhatsApp provano l’infedeltà coniugale, ma quando il contenuto non è esplicito bisogna esaminare il tenore delle conversazioni, e in questa prospettiva anche le emoticon possono rivelare molto.

Nella nuova sentenza emessa sull’argomento, i giudici foggiani hanno constatato che nelle conversazioni prodotte dalla moglie come prova del tradimento compiuto dal marito «c’erano moltissimi cuoricini» e la donna destinataria veniva spesso chiamata con l’appellativo di «amore». Non si trattava di elementi isolati e slegati dal contesto: alcuni testimoni hanno confermato l’esistenza di una relazione extraconiugale, e a quel punto tutto è diventato chiaro.

Come si acquisisce il contenuto delle chat compromettenti?

Una particolarità del caso è che era stata la figlia dell’amante (una donna sposata) a far pervenire alla moglie tradita gli screenshot delle chat che suo marito intratteneva su Messenger e su WhatsApp, e l’uomo non ne ha disconosciuto il contenuto. Ha cercato, piuttosto, di difendersi sostenendo che la rottura del legame era dovuta alle continue umiliazioni subite dalla moglie, che lo chiamava «casalingo» e «nullafacente». Ma non è riuscito a spiegare perché intratteneva continue e intime conversazioni con la sua nuova fiamma e come mai le rivolgeva appellativi espliciti e la inondava di cuoricini in chat. Inevitabile, dunque, la dichiarazione di addebito della separazione e l’obbligo di versare l’assegno di mantenimento all’ex moglie.

Attenzione, però, al modo in cui ci si procurano le conversazioni da esibire come prova in tribunale nella causa di separazione o divorzio: bisogna, tenere presente che aprire il computer o il telefonino del coniuge a sua insaputa e senza il suo consenso per andare alla ricerca di contenuti compromettenti costituisce una illecita violazione della privacy, e si commette il reato di abusiva introduzione in un dispositivo informatico altrui. Per avere utili consigli su come comportarti in queste situazioni leggi “Cosa fare e cosa non fare se sospetti un tradimento“.


note

[1] Trib. Foggia, sent. n. 1094 del 21.04.2022.


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