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Lo sai che? Licenziabile chi svolge attività di lavoro durante la malattia

Lo sai che? Pubblicato il 9 ottobre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 ottobre 2014

Per la Cassazione è legittimo l’allontanamento per giusta causa di un dipendente con ernia e depressione: non rileva che l’attività sia stata svolta presso il negozio di un familiare; il diverso regime dell’onere della prova.

Se il dipendente, assente dal posto di lavoro per malattia, svolge in tale periodo altra attività presso soggetti diversi dal proprio datore, può essere da quest’ultimo giustamente licenziato per giusta causa, anche se i terzi sono suoi familiari. L’unica via che gli rimane per contestare la sanzione espulsiva è quella di dimostrare, in un eventuale giudizio di impugnazione del licenziamento, la compatibilità dell’attività svolta per i terzi con il suo stato di malattia.Anche nel caso in cui la patologia denunciata sia una semplice depressione.

Lo ha messo nero su bianco due giorni fa la Cassazione [1],scrivendo una sentenza coerente con gli orientamenti maggioritari della giurisprudenza di legittimità.

Non è vero, dunque, che l’attività lavorativa durante il periodo di malattia sarebbe preclusa solo qualora venga fornita la prova della simulazione dello stato patologico, oppure qualora sia dimostrato che l’attività svolta abbia compromesso la guarigione. La Corte di Cassazione non è d’accordo con questa linea interpretativa.

È interessante notare che la sentenza evidenzia che l’onere della prova circa tale compatibilità deve essere assolto dal lavoratore, e non dal datore di lavoro, che ha solo il diverso onere di provare che è stata svolta attività lavorativa in favore di terzi durante la malattia.

Sulla base di queste valutazioni, la Corte esclude che l’ernia discale possa essere compatibile con l’attività di riparazione di elettrodomestici, ma anche che l’attività di sorveglianza contro i furti possa conciliarsi con la denunciata depressione, in quanto questo compito richiede una focalizzazione costante dell’attenzione e un contatto anche conflittuale con la clientela.

note

[1] Cass. sent. n. 21093 del 7.10.2014.


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