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Se la madre cresce il figlio da sola, il padre deve pagare?

27 Maggio 2022 | Autore:
Se la madre cresce il figlio da sola, il padre deve pagare?

Quando è dovuto il rimborso delle spese di mantenimento del bambino da parte del genitore che si è sottratto ai suoi obblighi di assistenza nei confronti della prole.

La sapienza popolare insegna che per gli uomini è facile fare un figlio, lasciando che sia poi la donna a preoccuparsi delle conseguenze. Così c’è chi ha rapporti occasionali con diverse partner senza usare protezioni, e sparisce all’improvviso se una di loro gli comunica di essere rimasta incinta. E c’è anche chi è impegnato in un legame stabile, ma abbandona la compagna quando scopre che è in stato di gravidanza, o subito dopo la nascita del bambino. Sono uomini, o ragazzi, immaturi, che non si sentono pronti ad affrontare il ruolo di padre e si rifiutano di assumere le proprie responsabilità genitoriali.

In queste incresciose situazioni è la madre che deve dedicarsi, con grandi sacrifici e senza l’aiuto del partner, alla crescita del figlio. Ma se la madre cresce il figlio da sola, il padre deve pagare? Ebbene sì: il nostro ordinamento non consente a un genitore di eludere gli obblighi di assistenza morale e materiale nei confronti dei suoi figli. Quindi la madre può chiedere, anche a distanza di tempo, il saldo del dovuto al padre del bambino che ha curato e mantenuto da sola per anni. E non è nemmeno necessario presentare un rendiconto analitico di tutte le spese sostenute nel corso del tempo, perché esse si desumono facilmente «in base ad elementari canoni di comune esperienza», come ha stabilito un’ordinanza della Cassazione che ha condannato il padre a rimborsare alla madre la metà di tutte le spese di mantenimento del figlio sin dalla sua nascita [1].

Insomma, il padre non può scappare e deve sempre far fronte ai suoi obblighi verso i figli. La madre può anche agire in via coercitiva per ottenerne il rispetto. Per arrivare a questo risultato, però, è indispensabile che la paternità venga accertata; perciò, se l’uomo non vuole riconoscere un figlio come proprio, prima di tutto bisogna ottenere una dichiarazione giudiziale di paternità.

Cosa fare se il padre non riconosce il figlio?

Per i figli generati nel matrimonio il rapporto di filiazione scaturisce automaticamente; invece, quando il figlio nasce dall’unione di un uomo e di una donna che non sono sposati fra loro, è necessario il riconoscimento del figlio naturale. Mentre la madre ha il diritto di rimanere anonima, per evitare aborti o abbandoni del neonato, il padre deve venire allo scoperto: se non riconosce spontaneamente un figlio come proprio, la madre – o il figlio stesso, se maggiorenne – può esercitare un’azione giudiziaria per ottenere la dichiarazione di paternità.

L’art. 269 del Codice civile dispone che «la prova della paternità e della maternità può essere data con ogni mezzo»: dunque con testimonianze, documenti e, soprattutto, con il test del Dna, che fornisce risultati dirimenti. Se il presunto padre rifiuta di sottoporsi all’esame del Dna, non può esservi costretto, ma il giudice può trarre «argomenti di prova» da questo comportamento, se è ingiustificato, e potrà comunque dichiarare giudizialmente accertata la sua paternità.

Va precisato che se un bambino risulta già figlio di due coniugi uniti in matrimonio non potrà essere riconosciuto da altri fino a quando non venga compiuto il preventivo disconoscimento di paternità

Rimborso spese di mantenimento del figlio

Anche il figlio nato da una relazione di fatto deve essere mantenuto da entrambi i genitori, senza nessuna differenza rispetto ai figli legittimi. La sentenza del tribunale che dichiara la paternità instaura tra il genitore ed il figlio riconosciuto per via giudiziale il rapporto giuridico di filiazione, dal quale derivano a carico del padre tutti gli obblighi di assistenza materiale e morale verso il figlio.

È fondamentale sottolineare che questi obblighi non riguardano solo il periodo successivo alla pronuncia del giudice, ma retroagiscono fino al momento della nascita del bambino. Perciò, se nel frattempo il padre si era sottratto ai suoi doveri di mantenimento e non aveva erogato nessun contributo economico per il nutrimento, l’educazione, l’istruzione, l’assistenza, la salute, e in generale per tutte le cure necessarie alla crescita del figlio, dovrà rimborsare la madre che ha sostenuto tali spese da sola o con aiuti economici esterni. 

La nuova ordinanza della Corte di Cassazione alla quale abbiamo accennato all’inizio ribadisce questo principio e specifica che: «In materia di filiazione naturale, il diritto al rimborso delle spese a favore del genitore che ha provveduto al mantenimento del figlio fin dalla nascita, ancorché trovi titolo nell’obbligazione legale di mantenimento imputabile anche all’altro genitore, ha natura in senso lato indennitaria, in quanto diretto ad indennizzare il genitore che ha riconosciuto il figlio, degli esborsi sostenuti da solo per il mantenimento della prole, sicché il giudice di merito, ove l’importo non sia altrimenti quantificabile nel suo preciso ammontare, può utilizzare il criterio equitativo. Deve, comunque, tenersi conto delle molteplici e variabili esigenze dei figli soddisfatte o da soddisfare, in relazione allo sviluppo ed alla formazione di studio e professionale degli stessi, restando comunque indiscutibile la sussistenza di spese sostenute dalla madre per il mantenimento del minore fin dalla nascita, in base ad elementari canoni di comune esperienza».

Risarcimento danni per mancato riconoscimento del figlio

Oltre al rimborso delle spese, la madre cha ha dovuto crescere il figlio da sola perché il padre ha omesso di fornire il dovuto contributo economico può chiedere anche il risarcimento dei danni da mancato riconoscimento del figlio naturale, che la giurisprudenza definisce «danno da illecito endofamiliare», in quanto tale condotta viola  il dovere, sancito dall’art. 30 della Costituzione, di «mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio».

In questo caso spetta anche il risarcimento dei danni non patrimoniali, come il danno morale per la sofferenza arrecata al figlio che è stato ingiustamente privato del sostegno della figura genitoriale paterna. Sul punto leggi anche l’articolo “Mancato riconoscimento del figlio naturale: cosa si rischia?“.


note

[1] Cass. ord. n. 16916 del 25.05.2022.


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