Cronaca | News

Nessuna libertà personale è violata con la quarantena

26 Maggio 2022
Nessuna libertà personale è violata con la quarantena

Per la Consulta l’isolamento domiciliare imposto per limitare il virus non viola la Costituzione, che invece prevede questa possibilità. 

In questi anni, ci si è spesso interrogati sulle norme sanitarie imposte in maniera più o meno urgente dal Governo per contrastare il virus. No vax e no mask hanno richiamato la Carta del 1948 innumerevoli volte, decretando l’incostituzionalità delle norme imposte per limitare il diffondersi del Covid. Ora, però, la Corte Costituzionale ha definitivamente parlato: la quarantena imposta per i positivi al Covid non limita la libertà personale, tutelata dal dettato costituzionale.

Con sentenza depositata oggi [1], la Consulta si è espressa proprio sul tema della costituzionalità dell’obbligo di restare a casa e il conseguente divieto a uscire imposto a tutti coloro che hanno contratto il virus Sars-Cov-2. Secondo la Corte, si tratta di una misura restrittiva dal carattere generale introdotta dal Governo come strumento urgente durante l’emergenza sanitaria.

Nello specifico, i giudici parlano di una limitazione alla libertà di circolazione prevista dall’art. 16 della Costituzione, il quale stabilisce che «Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza». Pertanto, già in tempi non sospetti, i padri costituenti avevano previsto la possibilità che limitazioni potessero concretizzarsi per motivi di salute, imponendo che solo per ragioni politiche non fosse possibile determinare restrizioni ai cittadini.

Nella sua pronuncia, la Corte spiega che in nessun modo la quarantena va a ledere la libertà personale dettata dall’art. 13 della Costituzione, che la qualifica come «inviolabile». Questo proprio perché non viene effettuato alcun giudizio o valutazione sulla personalità morale e sulla dignità sociale della persona cui viene imposta la quarantena.

A sollevare la questione di incostituzionalità dinanzi alla Consulta è stato il tribunale di Reggio Calabria. Viene così rilevato che, per il provvedimento sanitario, non è prevista la convalida del giudice entro quarantotto ore, come la normativa vigente impone nei casi di limitazione alla libertà personale (ad esempio con l’arresto).

Per i giudici però il dubbio non sussiste: l’isolamento domiciliare per i positivi non è in alcun modo paragonabile alla detenzione o agli arresti domiciliari. E le differenze tra i casi sono molteplici.

Innanzitutto, nel caso di quarantena non viene effettuata alcuna valutazione sulla responsabilità personale di chi ha contratto il virus, ma si tratta di una misura che viene applicata a prescindere a chiunque risulti positivo.

In secondo luogo, non è richiesta alcuna convalida del giudice, ma la misura è regolata dal Ministero e autogestita dal singolo soggetto e dal medico che lo ha in cura.

Infine, per la quarantena non è contemplato l’impiego della forza fisica, e il solo fatto di dover seguire l’isolamento domiciliare non rientra nella sfera del diritto penale. Quest’ultima viene toccata solo nel caso in cui un soggetto positivo, consapevole di esserlo e di non aver concluso i giorni di quarantena obbligatori, decida di uscire di casa. In tal modo, il malato contravviene alle prescrizioni governative e rischia di commettere un illecito, ma, anche in questo caso, nessuno può impedirgli con la forza di farlo, salve eventuali conseguenze penali.


note

[1] Sent. Cort. Cost. n.127/2022.


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