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È lecito fare discriminazioni tra figli sull’eredità?

27 Maggio 2022
È lecito fare discriminazioni tra figli sull’eredità?

A quanto ammonta la legittima dei figli e come si divide l’eredità del genitore con o senza testamento?

È lecito fare discriminazioni tra figli sull’eredità? Potrebbe un genitore lasciare di più a un figlio piuttosto che a un altro, magari al prediletto o a quello che si è sempre occupato della sua assistenza e lo ha curato, oppure a quello nato dall’ultima relazione rispetto al primogenito avuto con l’ex moglie che ha finito per odiarlo?

La legge, come vedremo a breve, consente solo entro determinati limiti di fare discriminazioni tra figli. Si tratta di limiti molto severi che, se violati, possono determinare l’invalidità dell’intera divisione ereditaria fatta col testamento. Ragion per cui sarà bene conoscere le norme che regolano questa delicata materia.

Come funziona l’eredità ai figli?

Più volte abbiamo parlato, su queste stesse pagine, del fatto che ciascuna persona, nel fare testamento, non può disporre dei propri beni per come meglio crede. Una parte del proprio patrimonio (la cosiddetta «quota indisponibile») deve per forza andare ai suoi familiari più stretti, i cosiddetti legittimari (coniuge, figli e ascendenti) mentre la parte residua (la cosiddetta «quota disponibile») può essere lasciata a chi si vuole.

Non si può mai diseredare quindi un erede legittimario, a meno che questi non si sia dimostrato indegno. Ma l’indegnità, oltre a dover essere dichiarata dal giudice dopo la morte, è collegata solo al compimento di gravi reati come l’omicidio, la grave calunnia o il tentativo di modificare, distruggere o falsificare il testamento.

Quanto spetta ai figli?

La quota di eredità che spetta ai figli varia a seconda che sia stato fatto o meno un testamento.

In presenza di un testamento la legge fissa solo la quota minima che il genitore deve lasciare al figlio, ben potendo lasciargli di più, ma mai di meno. Come anticipato, una parte del patrimonio del testatore è liberamente attribuibile a chi si vuole, ragion per cui il codice civile disciplina la distribuzione tra gli eredi legittimari della sola quota indisponibile del patrimonio.

In assenza di un testamento, invece, la legge ripartisce l’intero patrimonio del defunto, fissando le quote precise che spettano a ciascun erede.

Vediamo singolarmente queste due ipotesi.

Quanto spetta ai figli se non c’è testamento?

Se non è stato fatto testamento, è la legge a stabilire quale quota di eredità spetta ai figli. E questa quota dipende dalla contestuale presenza di altri familiari stretti. In particolare, in caso di figlio unico:

  • se è in vita l’altro genitore, il figlio ha diritto a metà del patrimonio del genitore defunto (l’altra metà spetta al genitore superstite che, peraltro, vanta anche il diritto di abitazione nella casa coniugale);
  • se non è in vita l’altro genitore e quindi il figlio è rimasto orfano, egli è erede universale ed ha diritto all’intero patrimonio del genitore defunto.

Invece, in caso di due o più figli:

  • se è in vita anche l’altro genitore i figli hanno diritto ai due terzi dell’eredità del genitore defunto;
  • se non è in vita l’altro genitore e quindi i figli sono rimasti orfani, a loro spetta l’intero patrimonio del genitore defunto.

Quanto spetta ai figli se c’è un testamento?

Come anticipato, se c’è un testamento la legge si limita a dire quale debbano essere le “quote minime” che il testatore deve riservare ai figli, lasciando poi questi libero di attribuire la restante parte del proprio patrimonio (la quota disponibile) a chi vuole. «A chi vuole» significa non solo a un estraneo o a un altro parente, ma anche a uno degli stessi figli legittimari. Dunque, questo vuol dire che un figlio, una volta ricevuta la propria quota di legittima, non può contestare il fatto che il fratello abbia ricevuto, oltre alla legittima, una parte in più del patrimonio del genitore.

Vediamo allora quali sono le quote di legittima che spettano ai figli alla morte del padre o della madre:

  • se è in vita l’altro genitore, al figlio unico spetta un terzo dell’eredità;
  • se è in vita l’altro genitore ma ci sono due o più figli, a questi ultimi spetta metà dell’eredità in parti uguali;
  • se il figlio unico resta orfano perché anche l’altro genitore era già morto in precedenza, a questi spetta metà dell’eredità (anche se sono in vita i nonni);
  • se ci sono due o più figli ed è già morto anche l’altro genitore, a questi spettano i due terzi dell’eredità.

Se queste quote non vengono rispettate, i figli possono impugnare il testamento con l’azione di riduzione per far valere la lesione della loro quota di legittima. L’azione si prescrive dopo 10 anni dalla morte del testatore. Ma attenzione: per valutare se un figlio è stato davvero leso nella sua quota di legittima bisogna verificare non solo quanto questi ha ricevuto con il testamento del genitore defunto ma anche con le donazioni da questi stessi effettuate nei suoi confronti quando ancora era in vita.

In buona sostanza, per verificare se la quota di legittima è stata lesa bisogna prendere in considerazione tanto le donazioni quanto le disposizioni testamentarie.

Può un genitore fare discriminazioni tra figli sull’eredità?

Alla luce di quanto appena detto la risposta alla domanda da cui siamo partiti apparirà chiara e scontata: un genitore può fare discriminazioni tra figli nella ripartizione della sua eredità a patto che abbia a tutti attribuito almeno la quota di legittima, anche con atti di donazione fatti quando era ancora in vita. Della quota disponibile del suo patrimonio il genitore può fare ciò che vuole, anche darla a un solo figlio, a dispetto dei suoi fratelli.



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